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Peppe Voltarelli – Voltarelli Canta Profazio

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Scritto da Paola Varricchio

Un lavoro pieno d’amore

E’ uscito a maggio, per la casa editrice Squilibri, l’ultimo lavoro di Peppe Voltarelli, “Voltarelli canta Profazio”, un libro ed un cd che rappresentano un simbolico passaggio di consegna tra Otello Profazio e Peppe Voltarelli, entrambi calabresi, entrambi abili narratori del proprio Sud. L’opera rappresenta una sorta di filo conduttore tra generazioni diverse di artisti che hanno saputo interpretare con grande arguzia l’anima del sud, sospesa tra critica e disincanto, tra amore e rinuncia.
Otello Profazio è stato negli anni ’60, ed è tutt’oggi, una delle più significative voci del sud Italia, straordinario interprete delle sue anime, narratore delle sue leggende, un cantastorie per certi versi visionario, che ha saputo coniugare impegno e ironia nel raccontare le storie del sud, dei suoi contadini, degli emigranti traditi dalla sua storia e lo ha fatto con uno sguardo sempre critico sul presente, con grande ironia e grande forza emotiva, spirituale, laica, senza retorica e senza compromesso.
Profazio appartiene ad un’epoca in cui l’artista sapeva riassumere la sua poetica nella sua chitarra, nella sua voce e nelle sue parole, senza bisogno d’altro, e questo è un elemento che avvicina molto i due artisti: “ineguagliata capacità di reggere la scena da soli”.
Voltarelli ha raccontato più volte di essere rimasto stupito quando, nell’accettare un suo invito ad esibirsi in occasione di un festival a Cropalati, in Calabria, Profazio gli disse al telefono: “Vengo in pullman, fammi trovare una chitarra”. Ha raccontato di aver ripensato alle tante partenze con macchine piene di strumenti e di persone e che tutt’a un tratto gli era sembrato tutto superfluo.
“Le cose meglio se viste da lontano
Proteggersi ammirare scappare
Il segnale per non perdersi
Alcuni amici dicono che ho i piedi piantati nella terra
In quella terra da cui prendo lingua pensieri guardi
Modi di camminare pauese silenzi
Non è semplice arrivare in Calabria
Una sorta di marcia di avvicinamento
Un pellegrinaggio
Ci vuole tempo
C’è una durata quindi
Come quando si digerisce il pranzo della domenica
Che qualche sapore certe volte ti risale in gola
E non è sempre piacevole
Per me è cosi (…)”

(P.Voltarelli, I piedi nella terra)
“Voltarelli canta Profazio” – dice Voltarelli – nasce da un desiderio duplice: omaggiare la propria terra, le proprie tradizioni, e riconciliarsi col dialetto calabrese. Avendo sempre scritto e cantato in dialetto, Voltarelli ha sentito l’esigenza di confrontarsi con chi lo aveva fatto anni prima, anche per capire dove vanno queste musiche e dove potrebbero andare, ha sentito l’esigenza di intraprendere un viaggio attraverso le storie che gli erano vicine, e che in fondo gli sono sempre appartenute, un viaggio a metà strada tra la musica d’autore e quella popolare, un percorso artistico, musicale, culturale, storico, ma forse soprattutto personale.
All’interno dell’album troviamo 10 brani, scelti senza una logica precisa, col cuore.
Alcuni pezzi, come “Qua si campa d’aria” sembrano essere stati scritti oggi. Pezzi di grandissima attualità, in cui il racconto del sud Italia si scioglie e si mescola con i racconti di tutti i Sud, non c’è più un sud ma ce ne sono tanti.
“C’è sempre un posto più a sud del sud” è una frase con cui spesso Profazio presenta questa canzone.
Il cd si apre con un noto mito siciliano, “La leggenda di Colapesce” e prosegue con “Qua si campa d’aria”, uno dei brani più famosi di Profazio; l’album del 1974, di cui questo brano è omonimo, ha ottenuto il disco d’oro per aver venduto più di un milione di copie.

“E che si son messi in testa questi qua ora pure le scuole ci vogliono fabbricare?
Ma non lo sanno che noi qui nel Sud siamo tutti scienziati e allitterati?
le scuole sono fatte per l’ignoranti non per noi che siamo intralligenti
ma tice: se qua se campa d’aria
tutta questa ‘micrazione come si spieca? Si spieca, si spieca!
perché a nui nci piace viaggiare canoscere altre genti, altri paesi: l’America, l’Australia, la Francia, la Germania, la Svizzera, il Belgio…e anche l’Italia! Perché è brutta Milanu?”

Tra storie popolari e di disagio come in “A Lu mè paisi” e “La vecchia crapa d’agustu”, non mancano diretti riferimenti alla mafia in “Mafia e parrini” e “La mafia”.
Un omaggio non solo a Profazio, l’ambizioso lavoro di Voltarelli, ma a tutta una tradizione dei cantastorie, che nell’incontro tra Otello Profazio e Ignazio Buttitta ha avuto uno dei suoi momenti più emblematici. Diversi brani scelti da Voltarelli per far part del cd, sono stati scritti in collaborazione con Budditta, in omaggio ai tempi in cui i grandi cantautori collaboravano con i poeti, dando alla luce opere di grande intensità.
“Sono i padri poetici di un linguaggio forte, roccioso, nudo e senza orpelli – dice Voltarelli facendo riferimento proprio a Profazio e a Budditta – sono i nostri Johnny Cash o Woody Guthrie, che hanno espresso concetti scomodi per primi, che hanno acceso la spina, tracciato un solco e su quello ci siamo immessi in tanti”.
Un lavoro pieno d’amore questo cd, per certi versi analogo a “Canzoni della cupa”, l’ultimo di Vinicio Capossela, che si inserisce nel solco di una tradizione e la reinterpreta con grande cura e rispetto, forte del fatto che le tradizioni vanno vissute, interpretate, raccontate, che sono materia in movimento, magma fluido, pieno di vita e non gabbie dorate.
Nel cd Voltarelli canta insieme a Lucia Consolino e suona con Carlo Muratori – produttore artistico e arrangiatore siciliano – Marco Carnemolla e Peppe Di Mauro.
La scelta, nel riprendere i brani di Profazio, è stata quella di portare avanti un lavoro quasi chirurgico, poche cose sono state cambiate, per non cambiare tanto, per far rimanere il sapore arcaico e basico della canzone popolare. È un modo di celebrare un’opera non in maniera trasgressiva, un lavoro di cuore, una grande testimonianza di stima.
Le 65 pagine del libro pubblicato insieme al cd contengono due saggi, uno di Laura Lombardi, “Strappi e Stratificazioni” , sulle opere d’arte di Anna e Rosaria Corcione, che in 12 tavole hanno raccontato la storia di Otello Profazio mescolata alla storia dello stesso Voltarelli, attraverso un sentitissimo omaggio all’artista Mimmo Rotella. L’altro saggio, scritto da Domenico Ferraro, racconta come è avvenuto l’incontro tra Voltarelli e Profazio.
All’interno del libro, ancora, troviamo “Con i piedi nella terra”, un racconto di Peppe Voltarelli, su com’è nata la passione per questa musica. Infine c’è un appendice di scritti di grandi artisti del ‘900 che hanno parlato di Otello Profazio, tra cui Carlo Levi, Saverio Strati, Antonino Uccello, teso a dare giustizia alla grande opera di questo cantastorie visionario.

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Paola Varricchio

Napoletana di nascita e di appartenenza.
Nel 2010, da una coabitazione con tre amici in un appartamento-bed&breakfast nel cuore del centro storico napoletano, comincio, quasi per gioco, un' avventura chiamata Frammenti: l'apertura di uno spazio di condivisione e di ascolto.
Una cantina, un piccolo palco, l'amplificazione presa in prestito, cuscinoni a terra e tavolini ikea, poi l'acquisto di un pianoforte, il susseguirsi di rassegne musicali dedicate al cantautorato ed alla musica indipendente. D'estate l'organizzazione di alcune date fuori da casa nostra, in luoghi all'aperto ma sempre privati, intimi e quotidiani, che esprimessero vissuto e condivisione. Poi, ancora, alcune date che ci hanno aperto non porte ma portoni, come quello bello grosso del Maschio Angioino. Sei anni indimenticabili, dove affondano le radici del mio amore per la musica indipendente, non quella dei grandi palchi, ma quella appassionata delle grandi sensibilità che, spesso, nascono nelle cantine come la nostra, e tante volte ci rimangono.

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