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Patrizia Cirulli live @ Casablanca, Alghero

Claudia Erba
Scritto da Claudia Erba

Il concerto si è snodato nel segno di questa ritrovata e preziosa unione di parola, musica e ritmo, sorretta da un afflato poetico-creativo ancestrale

La cantautrice Patrizia Cirulli, accompagnata dalla chitarra da Davide Casu, ha proposto il 30 agosto un emozionante live al Casablanca di Alghero, nel cuore della cittadina catalana.
Tangibile l’affiatamento artistico tra la cantautrice e il musicista algherese, che hanno dato vita ad un riuscitissimo interplay dialettico tra chitarra e voce, nel segno dell’interferenza costruttiva di musica e poesia.
Davide Casu affianca, non a caso, all’attività concertistica, cantautorale e pittorica (con numerose esposizioni in terra iberica) la pubblicazione di opere di narrativa e poesia.
Vestitino impalpabile, sandali e un fascino vagamente indiano, Patrizia Cirulli, finalista al “Premio Tenco 2013” nella sezione interpreti con “Qualcosa che vale”, rivisitazione in acustico del battistiano “E già” (Numero uno, 1982), ha proposto, nel corso del concerto algherese, brani tratti da “Mille baci” (Incipit/Egea Music, 2016) e “Sanremo d’autore”” (Incipit/Egea Music, 2018).
Non sono mancate le incursioni nel repertorio di Fabrizio De André (“Via del campo”, “La canzone dell’amore perduto”) e una sommessa rilettura della breliana “La Chanson Des Vieux Amants”, proposta nella traduzione italiana di Franco Battiato.
Il portamento vocale da contralto e la gestualità ieratica di Cirulli hanno, infine, vestito alla perfezione le drammatiche “Ciao amore ciao”e “Pitzinnos in sa gherra”.
Brividi nell’ascolto e applausi a scena aperta per la versione acustica de “Il tuo amore”, in “Sanremo d’autore” cantata in coppia con Sergio Cammariere, e per l’intensa trasposizione in musica di “Quannno parlo cu te” di Eduardo De Filippo.
Protagonista indiscussa della serata una felice simbiosi di musica e poesia, che nel momento dell’incontro potenziano reciprocamente la loro vis comunicativa, “sollecitando i sensi in maniera per così dire magica.” (Così Alessandro Quasimodo nelle note al pluripremiato “Mille Baci”, finalista al “Premio Tenco” 2016, vincitore del “Premio Lunezia” 2016 e del riconoscimento“La musica nella poesia” nell’ambito del “Premio Bianca D’Aponte” 2016.)
Nessuna pretesa esegetico-filologica dei brani, appartenenti alla tradizione poetica internazionale (tra gli altri, Catullo, D’Annunzio, Quasimodo, Wilde, Pessoa), ma un abbandonarsi, in fase compositiva ed esecutiva, ad un flusso di emozioni immediato e autentico, che vive di suggestioni tattili, evocazioni fonetiche, consonanze alchemiche.
“Mi è capitato più di una volta-racconta Patrizia Cirulli- di leggere il testo poetico e sentire che stava già cantando dentro di me. C’è una grande ricchezza nella penna dei poeti; sono legata a ciascuno degli autori che scelgo di riproporre, perché affini alla mia intenzione e al mio mondo”.
Ci sono “testi che cantano subito” e che hanno prodotto un’inversione della abituale cronologia del processo compositivo (dalla musica al testo) della cantautrice.
E’ il caso di “Forse il cuore” di Quasimodo: “è stata la mia prima poesia musicata in forma canzone, per anni ho sostenuto che si dovesse necessariamente partire dalla musica per creare canzoni.. con il testo di Quasimodo è successo qualcosa di inaspettato”.
E’ quello che è accaduto anche con “Poesia per Diego Rivera”(“Lettere appassionate”, Milano, Abscondita 2002) di Frida Kahlo e “Nao sei se è amor” di Fernando Pessoa, capaci di innescare quel misterioso processo di riconoscimento che sfocia nella poesia musicata in forma canzone.
Cirulli scardina con grazia e potenza espressiva il pregiudizio nei confronti di ogni forma poetica associata alla musica, consentendo quella penetrazione, uno tempore, nel magma delle immagini poetiche e nel flusso delle modulazioni musicali, che sembra spesso essere preclusa dalla crescente specializzazione ed autonomizzazione dei due codici espressivi.
La cantautrice milanese si libera- e ci libera- dalla castrante e riduttiva concezione di un rapporto musica/poesia strutturato in termini di occasionale contaminazione (nel senso, deteriore, dell’accostamento di qualcosa di puro a qualcosa di impuro), riportandoci all’aristotelica “parola ornata fornita di ritmo e di musica”.
Il concerto si è snodato proprio nel segno di questa ritrovata e preziosa unione di parola, musica e ritmo, sorretta da un afflato poetico-creativo ancestrale, che sembra vivere nella dimensione atemporale del mito e nutrirsi della trasfigurazione di eventi remoti.
La vocalità femminile di Patrizia Cirulli sembra inglobare, a tratti, una qualche polarità androgina, arrivando a mettere in scena una autentica totalità sessuale; ogni pausa, ogni intervallo, ogni modulazione, così come l’indugiare voluto in una determinata tonalità vengono ri-significate in modo assolutamente personale ed anche il corpo viene convogliato in una materia vocale insolita e dinamica.

Photo Credit: Valerio Briganti

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