Recensioni

Paola Tagliaferro – Fabulae

Fortunato Mannino

Definirlo semplicemente un album è riduttivo. Visivamente, infatti, si presenta più come un libretto di poesie che come un Cd

Qualche settimana fa, mentre camminavo per strada, mi è capitato di ascoltare per caso la conversazione di alcune persone che declamavano i loro viaggi. Una ventina di secondi durante i quali le parole riecheggiavano di acque cristalline di mari esotici, di posti d’incanto, di bella gente, di resort meravigliosi e d’inviti ad andare a vedere tutta la documentazione fotografica con i relativi like sulle rispettive pagine social. Pochi istanti, neanche tanto rubati visto il tono di voce, che hanno comunque stimolato una qualche riflessione. Su alcune sorvolerò per ovvie ragioni, ma sul concetto di viaggio mi voglio soffermare per condividere un’esperienza personale, che si ricollega direttamente e indirettamente col disco di oggi. Qual è il viaggio più importante e irto di pericoli che si dovrebbe fare nella vita? La mia risposta è: quello introspettivo. I perché sono molteplici, ma quello più importante è che, una volta che ci libera dalla sudditanza del materiale, si entra in una dimensione spirituale e d’armonia che rende anche il banale quotidiano un’esperienza arricchente. Il Bello non è guardare la Natura, ma sentirsi parte di essa e coglierne il respiro e per farlo non è necessario andare in capo al Mondo e sbandierarlo a ai quattro venti. Un percorso iniziatico non facile che ha come scopo quello di liberare l’animo umano dalle catene del materialismo imperante. Un percorso che auguro a tutti d’intraprendere e che ritrovo, con le dovute differenze ma col medesimo obiettivo, nella Musica e nelle liriche di Paola Tagliaferro. Cantante e musicista che, a dir la verità, avevo incontrato solo indirettamente ascoltando White Zombie del grande Paul Roland e che scopro, da biografia, essere un’artista poliedrica, amante e promotrice di tutte le Arti, attività che svolge attraverso l’associazione culturale no profit l’Accademia internazionale delle arti –La compagnia dell’Es-, da lei fondata. Tra le iniziative più belle e importanti quella di aver promosso e sostenuto l’attribuzione della cittadinanza onoraria di Zaogli al compianto Greg Lake. Figura quella del fondatore dei King Crimson che, grazie ai suoi preziosi consigli, influirà positivamente su Fabulae suo ultimo lavoro. Ma cos’è Fabulae? Definirlo semplicemente un album è riduttivo. Visivamente, infatti, si presenta più come un libretto di poesie che come un Cd e, almeno per quanto mi riguarda, il mio primo approccio è stato proprio quello della lettura. Leggere e rileggere le singole liriche per entrare in sintonia con la cultura che ha influenzato l’artista, per tentare di cogliere la sua visione del mondo, per arricchire il mio animo e trovare le giuste sinergie. La parola stessa fabulae, banalmente tradotta con favole, ci riporta alla mente concetti profondi, ad una sapienza antica, ad antichi rituali, a personaggi mitici e simbolismi che riemergono dalle nebbie del Tempo, per ricordarci che siamo altro che semplice materia.
Liriche profonde pensate in lingua italiana e che grazie a Regina Lake trovano nella lingua inglese una dimensione internazionale. La fine della lettura delle poesie regala altre due inaspettate perle: Moonchild la canzone tributo all’amico Greg Lake e al poeta Peter Sinfield; To Absent Friends canzone cantata in coppia con Bernardo Lanzetti, una delle voci storiche della PFM, che l’ha anche composta e prodotta. Solo poesia, filosofia, spiritualità? Eh no! C’è la Musica, e il primo straordinario strumento attorno a cui ruota l’intero album è la voce di Paola Tagliaferro e, ad accompagnarla, di poesia in poesia, discreti ed evocativi, suoni e strumenti che mirano a far vibrare le corde dell’anima. Due brani su tutti? A dire il vero c’è solo un album bellissimo, mistico e spirituale di cui godere e su cui riflettere. Voglio, comunque, accennare a qualcosa un po’ per informare, un po’ perché staccarmi da quest’album mi pesa non poco. White Goddness / Dea Bianca, ovvero, La Grande Madre, divinità atavica, che dimora in noi e che possiamo incontrare e rievocare attraverso la pratica della meditazione. La Musica richiama alla memoria sonorità celtiche. Le sonorità de The Shaman’s drum / Il Tamburo della Sciamana ci portano all’altro capo del mondo: il Perù. Composizione nella quale in apertura vi è la voce di una vera sciamana e la voce maschile recita formule in Quequa. Danza e tamburi per raggiungere l’essenza delle cose. Il filo conduttore credo che a questo punto sia chiaro, così come è chiaro che si tratti di un album di raffinata bellezza come raramente si ascoltano.
A questo punto un’altra domanda dovrebbe sorgere spontanea: chi c’è dietro a tutto questo? Innanzitutto c’è Paola Tagliaferro e la Owl Records che hanno prodotto l’album e poi c’è la Black Widow Records che si è occupata della promozione/distribuzione.

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