Sound&Vision

Paola Rossato – Facile + photoreport @ Casa Della Musica

Marco Restelli
Scritto da Marco Restelli

La musica della Rossato ci accompagnerà non solo per una stagione, ma per molto tempo. E’ musica fatta per restare.

Un tempo si usava molto più spesso di oggi il termine “cantautorale”, in grado di evocare sia la capacità dell’artista di scrivere e cantare le proprie canzoni, ma in parte anche un approccio intimo e melodico a livello musicale, oltre ad una cura dei testi e della voce più alta della media dell’attuale panorama italiano. Appena ho ascoltato Facile la mente e la memoria sono andate proprio a richiamare album del passato che in qualche modo rientrano in quell’ambito, per la sua capacità di emozionare praticamente dall’inizio alla fine, utilizzando le armi appena citate. Paola Rossato – di Gorizia – è stata veramente una piacevole sorpresa, visto che è sempre più raro ascoltare qualcuno con chiari riferimenti stilistici a De Andrè, De Gregori e altri nostri mostri sacri, respirati probabilmente per anni e poi rifiltrati attraverso la propria sensibilità e creatività (l’ultima volta mi era capitato con lo splendido Ricostruire di Giacomo Lariccia all’inizio del 2017).
La chitarra acustica (Sergio Giangaspero) è praticamente quasi in ogni pezzo, accompagnata di volta in volta da altri strumenti tradizionali, mentre la voce della Rossato è sempre chiara, limpida e in primo piano. Questo perché qui le parole contano, eccome, ed ogni brano è una storia o un’esperienza di vita raccontata spesso con delicatezza, ma anche con energia quando c’è da evidenziare una situazione di ingiustizia, o di malessere esistenziale.
Fra i brani più significativi segnalo in primis Ballata piccola che ci ricorda di quanto spesso tendiamo a trascurare le cose piccole, mentre alla fine siano le uniche veramente necessarie (“ho bisogno di cose piccole per non cadere….di amori piccoli per potermi rialzare….di piccole cose per potermi salvare….ho bisogno di cose da non lasciar andare”). In Non dormo Paola affronta a modo suo il problema della spirale depressiva che colpisce chi si trova ad affrontare ritmi lavorativi al limite del mobbing. L’episodio è in chiave reggae, con una parte finale perfino rappata (con la voce di Doro Gjat) e, nell’economia generale del disco, risulta forse il più rischioso dal punto di vista stilistico. A mio avviso la sfida può dirsi senza dubbio vinta.
È ancora casa è il grido di una donna costretta a vendere la propria abitazione, che come per tutti significa molto di più di 4 muri. Ci sono frasi che sono come un graffio nell’anima: “Che il cuore è polvere sporca, strappata alle suole all’entrata…..che il cuore ha la voce degli occhi e non viene guardata”. Intensa. Che oggi noche sembra un outtake di un album del Faber – la rockeggiante Sfumature di blue e la malinconica Il mio tempo perfetto incorniciano magicamente questo splendido Facile che, sono certo, mi accompagnerà non solo per una stagione, ma per molto tempo.
M
usica fatta per restare.

Articolo di Marco Restelli
Foto di Giovanni Aiello
Paola Rossato @Casa Della Musica, 18 giugno, Trieste

 

About the author

Marco Restelli

Marco Restelli

Originario di Latina, ma trapiantato ormai stabilmente a Bruxelles. Collaboro con diversi siti musicali. Collezionista di dischi dai primi anni '80, ascolto praticamente ogni tipo di musica, distinguendo solo quella che mi emoziona da tutto il resto.
In progetto: l'attività di promoter di eventi live di artisti emergenti nel Benelux. Sono orgogliosamente cattolico, ma ritengo che la tolleranza sia alla base delle relazioni umane. Se dovessi salvare un solo disco, fra i miei 3500, sceglierei "Older" di George Michael. La mia più grande passione, oltre alla musica: la mia famiglia e i miei tre bambini.

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