Recensioni

P.oZ. – 2974. Musik for Dark Airports

Fortunato Mannino

I brani si caratterizzano per le sonorità ovattate, metalliche, che ci riportano indietro a quel giorno che, inutile negarlo, tutti abbiamo impresso nella nostra memoria. Una storia comune che ognuno ha vissuto in modo diverso, con i propri interrogativi, con le proprie paure, con i propri dubbi.

È indubbio che da quando la Musica ha incontrato la Realtà le fonti d’ispirazione si sono moltiplicate a dismisura. Le canzoni hanno sviscerato frammenti d’emozioni, risvegliato la coscienza sociale, evidenziato e denunciato storture politiche e sociali, raccontato trip psichedelici e squallori quotidiani, hanno raccontato favole e tragedie, hanno, in poche parole, raccontato, accompagnandolo, il dipanarsi della Grande Storia umana. Se, in qualche modo, tutto questo sembra scontato per chi racconta di musica, lo è un po’ di meno parlando dell’album che sto per proporre oggi.
2974. Musik for Dark Airports dei P.oZ. ci proietta, infatti, in una di quelle situazioni limite: il crollo delle Torri Gemelle e le vittime di tutti gli attentati aerei.
Una situazione limite perché, oggettivamente, molte di queste tragedie sono frutto della follia omicida travestita da missione religiosa o politica. Limite perché molte di queste sciagure sono ferite ancora fresche. Limite perché si parla di uomini, donne e bambini che hanno visto spegnere i loro sogni nel modo più brutale e assurdo possibile.
Antonio Bufi & Antonio Lisena, i loro nomi dietro al progetto P.oz, riescono a ricreare, attraverso un’elettronica minimale, le voci concitate e i silenzi stessi, le atmosfere cupe e sospese dell’attimo in cui la tragedia incombe. Una tragedia tutta interiore che non assume la forma di canzone. I brani non hanno un titolo ma una lettera che alla fine dà l’acrostico dark aerport. I brani si caratterizzano per le sonorità ovattate, metalliche, che ci riportano indietro a quel giorno che, inutile negarlo, tutti abbiamo impresso nella nostra memoria. Una storia comune che ognuno ha vissuto in modo diverso, con i propri interrogativi, con le proprie paure, con i propri dubbi.
Un disco non per tutti ma che ritengo non dovrebbe mancare nella propria discografia proprio per le sue peculiarità.
Uscito per la Seahorse Recordings in 250 copie, si caratterizza per un packaging molto ben curato che, oltre al vinile, prevede l’edizione in CD ed una serie di fotografie dell’artista Yell Saccani.

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