Recensioni

Old Bridge – Bless The Hell

Fortunato Mannino

Bless The Hell trae ispirazione da quella che è la cantica dantesca ma non è un viaggio immaginario in un regno ultraterreno, nel quale le anime dannate scontano i loro peccati, ma un viaggio nel mondo reale

Sono passati tanti secoli dalla morte di Dante Alighieri, ma il fascino per la sua Opera è ancora intatto. Un personaggio straordinario che rappresenta la summa di quella che era la cultura del suo tempo al punto che, a mio modesto parere, nella sua produzione non vi è un’opera che possa definirsi minore. Indubbiamente la Commedia, in modo particolare l’Inferno, è quella più conosciuta ed anche quella che, nel corso dei secoli, ha maggiormente ispirato artisti e musicisti. Un mondo buio e drammatico quello dell’inferno ma, ancora oggi, attuale e ricco di spunti di riflessione e chiavi di lettura. E anche l’album che presentiamo oggi ne ha subito il fascino e si rifà, almeno in parte, al viaggio, immaginario ma non troppo, del grande poeta fiorentino.

Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l’etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente.    

Immagino che siano queste le parole che pronuncia la figura di spalle che si avvia ad oltrepassare la soglia, che divide il mondo dei vivi da quello dei dannati. Nell’osservarla mi sembra di cogliere anche un rimando a quello che è il film capolavoro L’avvocato del diavolo di Taylor Hanckford.
Una bella copertina, in questa caso realizzata da Paolo Puppo, è l’ottimo biglietto da visita con cui debuttano gli Old Bridge.
Il gruppo fiorentino nasce nel 2012 e ruota intorno alla carismatica figura di Silvia Agnoloni, che è voce e autrice dei testi. Dal 2012 sono stati tanti i cambi di line-up ma, alla fine, si è arrivati a Bless The Hell album autoprodotto, ma che può vantare la benedizione della Black Widow Records, che ne cura la distribuzione.
Bless The Hell, come scritto precedentemente, trae ispirazione da quella che è la cantica dantesca ma, alla fine, è un’altra cosa. Non è un viaggio immaginario in un regno ultraterreno, nel quale le anime dannate scontano i loro peccati, ma un viaggio nel mondo reale. La porta, infatti, diventa specchio delle umane debolezze, delle fragilità e più in generale dei peccati di ognuno declinati, aggiungo io, secondo lo schema che Dante illustra nell’XI canto: incontinenza, malizia e matta bestialità.
Ecco che l’Inferno da regno ultraterreno diventa la realtà che è dentro e intorno ad ogni persona. È nelle contraddizioni delle scelte quotidiane, nei tormenti, nelle azioni ma anche nelle stazioni e nel degrado delle periferie, che pullulano di fantasmi forse ansiosi di raccontare, come le anime dantesche, le loro storie. Storie sbagliate, storie che sono diventate sbagliate per caso o per scelta o per nascita. Storie che s’intrecciano e che, spesso, ne imbrigliano altre apparentemente lontane, trascinandole a fondo come in un vortice. Sperare significa riporre speranza in qualcosa o in qualcuno, ma l’appiglio primo per una possibile risalita è e resta la consapevolezza. Solo attraverso un doloroso e tortuoso viaggio introspettivo si diventerà padroni della propria vita o, se preferite, del proprio inferno. Solo allora il dolore e le ferite inferte da una Fortuna avversa troveranno un senso e il Tempo potrà sanarle almeno in parte riequilibrando dolori e gioie (il testo di Fortuna Plango Vulnera tratto dai Carmina Burana è inserito in Rage in Paradise).
Il linguaggio degli Old Bridge è saldamente legato a quello dell’Heavy metal e dell’Hard rock anche se lasciano intravvedere interessanti idee musicali, che se sviluppate definirebbero maggiormente l’identità sonora del gruppo. Dal punto di vista testuale poco da dire, perché il progetto ha basi solide e, visto che l’aspetto culturale e psicologico predomina, chiudo con una citazione che potrebbe riassumere il senso di Bless The Hell:
L’inferno è vuoto e tutti i diavoli sono qui. (William Shakespeare)

Old Bridge
Black Widow Records

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