Recensioni

Officina F.lli Seravalle – Blecs

Blecs non è un album facile e né voleva esserlo, il suo fascino è nella sperimentazione, nei suoi input culturali che traslati nella realtà ci ricordano la ciclicità degli eventi storici

Sono diversi anni che la Musica, in modo trasversale ai generi e alle nazioni, lancia inquietanti allarmi su quelle che possono essere le conseguenze di un’euforica e incosciente corsa verso una catastrofe mondiale. Un’involuzione iniziata da tempo e la pandemia, con le sue terrificanti conseguenze sul tessuto sociale ed economico, potrebbe essere solo un assaggio del futuro.
Le cause sono indubbiamente molteplici, ma un ruolo fondamentale in tutto questo marasma lo giocano la tecnologia e i sistemi d’informazione. La prima controlla i nostri movimenti, ci propone piazze virtuali in cui declamare il nostro pensiero, persone da amare o incontrare, oggetti da comprare o desiderare e, soprattutto, impone in modo subdolo il pensiero unico.
I secondi manipolano le notizie e rafforzano l’autorità di chi palesemente o no detiene il potere. Un connubio questo che lentamente e inesorabilmente ha minato il pensiero critico delle masse e i risultati sono sotto l’occhio di tutti.
Tematiche queste che ritroviamo in Blecs, album che arricchisce quel fosco quadro distopico iniziato da l’Officina F.lli Seravalle nel 2018 con Us Frais Cros Fris Fics Secs e successivamente con Tajs! Il titolo anche questa volta è una parola del dialetto friulano che significa rattoppo. Parola che si presta a tante interpretazioni e la più evidente è quella di resistenza, ovvero, opporre la Cultura alla pericolosa e dilagante superficialità. Una forma di barriera che, comunque, non potrà fermare il processo degenerativo, ma che è importante in quanto esiste. Se adattiamo il significato alle fosche atmosfere dell’album possiamo dire che rispecchia l’intricato labirinto di suoni e generi, che fusi con l’elettronica rispecchiano il complesso e affascinante percorso di sperimentazione dei fratelli Seravalle. Il messaggio globale è da cogliere tra le sfumature e i chiaroscuri che i paesaggi musicali regalano, ma come nel precedente vi è anche qualche spazio di recitato. È il caso di Digital Panoptikon, brano che contiene un chiaro riferimento al progetto del filosofo e giurista inglese Jeremy Bentham, che aveva ideato e progettato una prigione nella quale bastava un unico sorvegliante per controllare tutta la comunità di detenuti, senza che questi ultimi sapessero se e quando erano sotto controllo. Il riferimento alla prigione che ci siamo volentieri costruiti attorno e al controllo che giornalmente subiamo e perpetriamo grazie ai media è assolutamente evidente.
L’altro brano in cui è presente una parte recitata / cantata è Angelus Novus e in questo caso il riferimento colto è più immediato visto che si tratta di parole dello scrittore e filosofo tedesco Walter Benjamin. Parole che raccontano uno dei quadri più belli e significativi di Paul Klee, appunto l’Angelus Novus, di cui fu anche proprietario. In quell’opera Benjamin vede l’Angelo della Storia, che osserva impotente le rovine umane che si accumulano ai suoi piedi, ma nulla può fare perché una bufera lo spinge verso il futuro e questa bufera ha un nome: progresso.
Il progresso che guarda esclusivamente al futuro senza considerare e porre rimedio agli errori del passato non creerà mai le condizioni per un effettivo miglioramento della società umana. Parole profetiche scritte tra il 1939 e il 1940 da un uomo in fuga che aveva visto l’ascesa del progresso nazista e che, di lì a poco, si sarebbe suicidato per paura di cadere prigioniero dei suoi persecutori. Parole che oggi risuonano tragicamente ancora attuali e che dovrebbero far riflettere.
Blecs non è un album facile e né voleva esserlo, il suo fascino è nella sperimentazione, nei suoi input culturali che traslati nella realtà ci ricordano la ciclicità degli eventi storici, nella capacità di raccontare per immagini sonore quello che è il tempo presente e quello che potrebbe essere il futuro prossimo.

Lizard Records
Officina F.lli Seravalle

About the author

Fortunato Mannino

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