Recensioni

NovoTono – Wood (Wind) at Work

Fortunato Mannino

Il loro jazz è fatto di soli legni e che si muove tra sperimentazione, classicità e tradizione

Tutte le parole sono importanti e, prese singolarmente, sprigionano il loro potere evocativo ma, per dirla alla Orwell, alcune riescono ad esserlo più di altre. Una di queste è certamente legno. Nel solo pronunciarla le immagini che riemergono dalla memoria e le sensazioni sono tante. Penso per esempio a quelle sensazioni di calore e protezione che suscita, all’immagine stessa di famiglia, alla tradizione e alla sapienza tramandata oralmente di generazione in generazione, ad un tempo di cui si è persa memoria che riaffiora attraverso singoli oggetti muti e parlanti allo stesso tempo. Innumerevoli, inoltre, i significati figurati: penso a quello che riconduce all’imbarcazione che solcava antichi mari per finire a quello che, per ovvie ragioni, interessa noi: gli strumenti a fiato.
A febbraio, infatti, è uscito per Aut Records il nuovo album dei NovoTono, progetto che fa capo ai fratelli Andrea e Adalberto Ferrari. Chi segue il nostro panorama musicale che, lo ricordiamo con un pizzico di polemica non è quello che ci propinano quotidianamente i media, sa bene che stiamo parlando di Musicisti e chi mi segue sa che salmodiare i curricula non è una mia prerogativa e, in fondo, internet serve anche per questo.
Per chi venisse a conoscenza di questo progetto attraverso queste righe, dirò solo che il loro jazz è fatto di soli legni e che si muove tra sperimentazione, classicità e tradizione.
Wood(Wind) at Work è il loro terzo album e arriva due anni dopo l’eccellente e sempre attuale Overlays, con il quale si può, forse forzando un po’, trovare una continuità nella linea narrativa che è rappresentata dall’emozione del ricordo. In Overlays davano, infatti, voce al silenzio inquietante di quell’utopia chiamata Consonno, “città dei balocchi” o “Las Vegas Italiana” ieri, “città fantasma” oggi.
Una memoria diversa pervade, invece, Wood(Wind) at Work: è una memoria nostalgica ma, comunque, viva e tangibile. È la memoria dei giocattoli in legno che raccontano di una vita spensierata e semplice, forse, definitivamente perduta dall’Occidente ipertecnologico (Wooden Toys).
È la memoria dei boschi e dei suoi magici abitanti, che vive nella tradizione popolare (Folletto Folle Dei Boschi). È nelle storie raccontate e immaginate di un burattino o di una marionetta che nascono da un ceppo di legno (Melodie per un Burattino di Legno / Coco the Puppet). È l’antica sapienza di mani che trasformano il legno o una radice in un oggetto (Old Durmast / Lines of Light). E se vogliamo, è la memoria di un’Italia rurale e artigiana che non esiste più.
Difficile non rimanere affascinati da questo viaggio sonoro.

NovoTono

StudioAlfa

Autrecords

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