Più ti amo, più non mi basti.
— È bello sentirsi attraversati.
— È bello non dover arrivare.
— Restare in questo ancora.
Sai cosa mi emoziona?
— Dimmi.
Che potrei restare qui per sempre e sarebbe sempre la prima volta.
Con te l’amore non trova mai fine
Dicevano che Anaïs volesse troppo. Troppo amore, troppa vita, troppe parole. Lo dicevano con quella voce che si usa per chi non sa fermarsi, come se fermarsi fosse una virtù.
La guardavano amare e storcevano la bocca. Contavano i suoi slanci come si contano gli errori. Come se l’amore fosse una colpa.
Non capivano Anaïs.
Ogni incontro, ogni parola scritta di notte non era una sottrazione, ma una corrente. Lei non cercava di riempirsi. Cercava di restare viva. Provavano a spiegarle la misura.
La fine.
La calma.
Lei ascoltava con gentilezza, come si ascolta qualcuno che parla di una lingua che non si è mai imparata. Poi tornava a scrivere, ad amare, a espandersi. Non per ribellione, ma per necessità. Come il respiro.
La sua era fedeltà. Alla vita che non si ripete, all’amore che non si riduce, al desiderio che non si lascia addomesticare.
Chi la giudicava cercava un argine. Lei era un fiume. E continuò a scorrere, nonostante tutto, perché smettere sarebbe stato morire.
Tu sei amore che non mi basta mai
Voglio ancora te, disse Anaïs per sempre.

