Interviste

Nicolas Roncea, Intervista

Fortunato Mannino

Nelle canzoni mi piace parlare di quello che mi accade o vivere le storie di qualcun altro come se fossi io

Ci saremmo aspettati di recensire o di chiacchierare di un Eight part two, ma Nicolas Roncea ci spiazza e si propone con Roncea & the Money Tree. Sei intense ballate elettroacustiche dal sapore folk rock che sono uscite l’8 settembre per l’Electric Cave Records.
Per saperne di più di questo progetto e del nuovo album abbiamo incontrato Nicolas Roncea.

Ciao Nicolas e benvenuto sulle pagine di SOund36. La prima domanda che ti faccio è un po’ scontata ma… da qualche parte bisogna pur cominciare. Noi abbiamo avuto il piacere di pubblicare e apprezzare il video di A Place To Stay, ora chiediamo a te di presentare ai nostri lettori questo tuo ultimo lavoro.
Si tratta di una parentesi a cui tengo molto nel mio percorso musicale. Ero curioso di ascoltare le mie canzoni arrangiate con altri strumenti e così ho incominciato a suonare insieme a bravissimi musicisti, che hanno dato un colore e delle sfumature inedite alle mie canzoni. E’ venuta fuori la vena più “rock”, che nella dimensione acustica viene ovviamente meno e questo mi piace moltissimo. Ho voluto dare un altro nome al progetto proprio per sottolineare la diversità che c’è stata nella composizione e arrangiamento dei brani, rispetto al passato.

Un aspetto che mi incuriosisce molto è la genesi dei testi. Vuoi raccontarci come nascono tuoi e in particolare qual è l’idea centrale intorno a cui ruota Roncea & The Money Tree.
In questo lavoro c’è stata maggiore attenzione nella stesura dei testi rispetto al passato. Nelle canzoni mi piace parlare di quello che mi accade o vivere le storie di qualcun altro come se fossi io in prima persona a viverle. Credo di essere piuttosto empatico e non mi è difficile fare questo step mentale. Per questa ragione il tutto “esce” con estrema spontaneità. Il tema centrale dei brani è l’amore e tutte le sensazioni e gli scompensi che è in grado di causare in ogni essere umano. Più o meno sensibile.

A prevalere in quest’ultima fase della tua produzione è un sound prettamente elettroacustico. Riesci a personalizzare e contaminare generi classici come folk e blues, ma quella vena sperimentale de Io Monade Stanca sembra un po’ sopita. Una scelta definitiva o quell’aspetto è solo in standby?
Hai colto un punto centrale delle mie riflessioni: E’ decisamente singolare come io riesca a suonare in un certo modo a seconda dello strumento che ho in mano o delle persone che mi circondano in sala prove. Mi piacerebbe moltissimo riuscire a “mixare” maggiormente le mie influenze musicali inserendo momenti di sperimentazione all’interno dei brani ma ancora non ci sono riuscito. In un certo senso anticipi quello che cercherò di fare dopo aver concluso la trilogia di “Eight” ovvero fare un lavoro estremo o comunque più difficile da ascoltare.

Dopo Eight part one ci saremmo aspettati Eight part two, invece ci spiazzi con nuovo progetto. Ti chiedo come fai a conciliare il tutto e a che punto è Eight part two?
Era quello che mi aspettavo anche io. Non potevo dare “continuità” alla trilogia con questa formazione perché l’impatto sonoro è totalmente diverso e ci tenevo a marcare questa diversità dando un nome differente. Eight Part Two è a buon punto. Credo finiremo le registrazioni a fine Gennaio e spero di uscire il prossimo Settembre con il nuovo lavoro. Per adesso posso solo dire che sono entusiasta dei brani che sono venuti fuori.

Come giudichi dalla tua ottica di musicista il panorama musicale italiano?
Domanda complicata e un po’ spinosa: Credo che il panorama italiano sia ricco di bellissime proposte che meriterebbero una visibilità maggiore. Si fa molta fatica e i momenti in cui lo sconforto prende il sopravvento, almeno per quanto mi riguarda, sono tantissimi. Delle proposte maggiormente “in vista” oggi nel magico mondo “indie” pochissime mi convincono. Ovviamente il mio non è che un punto di vista soggettiva. Diciamo che il gusto “popolare” è lontano dal mio.
Ho notato che i cartelloni dei festival medio grandi nella stagione appena trascorsa, salvo qualche eccezione, riportavano tutti gli stessi nomi. L’atteggiamento mi è sembrato quello del “Eh lui bisogna farlo per forza”. Non sono d’accordo.
Inviterei i promoter e direttori artistici ad essere più coraggiosi nella scelta delle line up e il pubblico ad essere più curioso. Gli strumenti li abbiamo. Forse siamo solo un po’ pigri.
Detto ciò, ammiro fortemente chi in questo mondo ci sta ancora credendo facendosi in due e proponendo musica nuova, organizzando concerti, scoprendo nuovi artisti, recensendo dischi sconosciuti.

Qual è la domanda a cui avresti voluto rispondere e che non ti ho fatto?
ok. mi piace questo gioco. Mi faccio la domanda e mi do la risposta.
Domanda: In ambito artistico che cosa fai a parte il tuo progetto?
Suono ormai da anni con Io Monade Stanca, trio sperimentale con cui ho suonato in quasi tutta Europa e che ha trovato il suo pubblico in Francia. Torneremo ad Aprile in tour e stiamo lavorando su un disco nuovo. Da Novembre ho preso parte al progetto Instrumental Quarter, gruppo che ha registrato tre dischi pubblicati in USA e Giappone e fatto tour in Europa e Stati Uniti. Dopo dieci anni di inattività il gruppo ha ripreso vita con una nuova formazione e sono felice di farne parte. Nel 2017 dovremmo registrare e con molta calma decideremo il da farsi.
In tutto questo ho un duo di blues e cover internazionali ironico con cui nel periodo estivo faccio una media di 3 concerti la settimana e si chiama I Gemelli Del Gol. Per alcuni in questo mondo “indie” è svilente fare cover: Io penso che sia un buon modo di suonare anche in certi contesti dove proporre musica originale non ha alcun senso ed è un ottimo esercizio. E poi è divertente!
Ho scritto, in collaborazione con altri musicisti, alcune musiche per spot pubblicitari, trailer e documentari. Questa ultima attività sta proseguendo con enormi soddisfazioni.
Un mio brano sarà anche nella colonna sonora di un film che uscirà nel 2017 e sinceramente non vedo l’ora.

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