Nella calda serata del 4 luglio, il Teatro Romano di Verona accoglie Niccolò Fabi con quella luce che solo i luoghi antichi sanno restituire: una penombra calda e in più l’abbraccio delle gradinate, la pietra che amplifica ogni respiro e il fiume che scorre tranquillamente alle spalle. Il pubblico si dispone naturalmente a un silenzio attento, quasi rituale, sapendo già che la serata non sarà solo un concerto, ma un attraversamento emotivo.
Dopo l’apertura affidata ad Alberto Bianco che accompagnato da Roberto Angelini alla pedal slide guitar presenta tre suoi brani, Niccolò Fabi entra in scena senza clamori, nella penombra insieme ai musicisti. L’esordio con La promessa è un invito gentile, un gesto disarmante che subito mette a fuoco il tono della serata: intimo, narrativo, profondamente umano. Ci sarà da piangere, avverte (come sempre del resto, pensa il pubblico) ma ognuno sa che sarà anche coinvolto da un’energia forte e rigenerante che culminerà in una festa finale.
Il teatro è gremito fino all’ultimo gradino in alto (la visuale è ottima ovunque, in quel luogo splendido circondato dal verde e dalla storia) e il pubblico all’inizio ascolta immobile, come se ogni parola ed ogni suono debba trovare il proprio spazio dentro ogni spettatore. Molti seguono i testi con le labbra, appena sottovoce, altri chiudono gli occhi. Con i brani successivi, Non vale più e Amori con le ali il concerto prende forma, le luci via via si alzano e si scaldano, la musica alterna pulsazioni ritmiche a sospensioni armoniche. Il teatro antico, con la sua acustica naturale, restituisce una chiarezza sorprendente: le chitarre sembrano scolpite nell’aria, la voce di Fabi si appoggia sulle pietre come un racconto senza tempo, la batteria scandisce il battito di un unico corpo pulsante composto da oltre 2000 cuori.
Sul palco, intorno a Niccolò Fabi ci sono le figure storiche del suo percorso e due collaboratori dell’ultimo album Libertà negli occhi. La formazione in questo tour è infatti composta da Roberto Bob Angelini alle chitarre elettriche e slide,Alberto Bianco alle chitarre , Filippo Cornaglia alla batteria e percussioni, Cesare Augusto Giorgini e Giulio Cannavale alle tastiere, chitarre e sonorità elettroniche mentre il tecnico del suono è come sempre il fedele Riccardo Parravicini.
Dopo attimi di grande intensità emotiva con la preziosa Mimosa, il cuore del live si accende con Una somma di piccole cose, che per il pubblico è quasi una preghiera laica. È il momento in cui il concerto smette di essere performance e diventa condivisione.
La parte centrale della scaletta è, se possibile, ancora più densa di emozione: Nessuna battaglia, Attesa e inaspettata (che l’autore desidera ritorni ad essere la celebrazione di una nascita, a cui seguirà un applauso interminabile con gli occhi lucidi rivolti al cielo stellato) e la chiarezza morale di Solo un uomo ribadiscono la capacità di Fabi di tenere insieme con eleganza ed equilibrio fragilità e lucidità. Gi arrangiamenti, spesso rinnovati, risultano ben calibrati mentre le luci mai invadenti disegnano, guidate dalla musica, geometrie morbide sulle gradinate.
Uno dei momenti più partecipati della serata è quando viene intonata Io sono l’altro, con una intro inedita di sapore mediorientale, che il pubblico sa far propria perché quell’”altro” in fondo è ognuno dei presenti, dallo sconosciuto vicino di posto a sedere all’amica con cui scambiare abbracci a tutti i concerti del “Sire”, ma anche quella che non si incontrava da anni e si riconosce immediatamente tra la folla, o ancora il “dirimpettaio” in quel coloratissimo “condominio” abitato dai fan che si dichiarano “Fabiglia”, così come chi sta sul palco senza maschere a raccontarsi con passione. Fabi sorride, ringrazia, toglie e rimette il cappellino sui riccioli ormai argentati, si concede qualche breve pausa contemplativa mentre Verona risponde stringendoglisi attorno con affetto rassicurante. La serata sta andando talmente bene che sarebbe per tutti bello che anche il tempo potesse davvero rallentare, e invece…Il trittico solo piano e voce (con l’urlo straziante della steel guitar del buon Angelini) che precede momento finale prima dei bis scivola in una sequenza perfetta: Scotta, Vince chi molla, Una mano sugli occhi.
Immancabile, a seguire, il capolavoro, cioè Costruire (“ora invece ve ne facciamo ascoltare una bella”, informa ironicamente Fabi riferendosi al brano) lasciata in parte al canto del pubblico, che si completa in Una buona idea. Qui il Teatro Romano vibra davvero delle emozioni e dei battiti del pubblico: la pietra sembra sostenere il gesto corale dell’abbandonarsi in modo liberatorio allo scorrere della musica.
Il ritorno sul palco è affidato a due classici: Lontano da me e l’immancabile Lasciarsi un giorno a Roma, a chiudere la serata con un ritmo condiviso che nel tempo è diventato rito scaramantico e festa (a dispetto delle storie malinconiche dei brani) mentre ognuno già sa che è solo un arrivederci alla prossima volta, che sarà ugualmente intensamente bella. Anche un po’straziante certo, ma sempre carica di buone vibrazioni.
Fabi saluta con la sua consueta sobrietà osservando le persone che applaudono a lungo ai piedi del palco e non se ne vanno, e poi con una mano in aria a sventolare e quasi a voler afferrare l’affetto che torna verso i musicisti. Perché chi era presente sa di aver assistito a qualcosa di prezioso, forte e fragile allo stesso tempo, delicato quantomai necessario.
Il tour estivo di Niccolò Fabi è organizzato da Magellano Concerti e proseguirà per tutta l’estate nei luoghi più suggestivi della penisola.
Si ringraziano Magellano concerti, e Parole & Dintorni per la gentilissima disponibilità.
Scaletta del 04.07.2026
- La promessa
- Non vale più
- Amori con le ali
- Nel blu
- Mimosa
- Una somma di piccole cose
- Casa di Gemma
- L’amore capita
- Nessuna battaglia
- Attesa e inaspettata
- Solo un uomo
- Al cuore gentile
- Tradizione e tradimento
- Io sono l’altro
- Oriente
- Scotta
- Vince chi molla
- Una mano sugli occhi
- Costruire
- Una buona idea
- Lontano da me
- Lasciarsi un giorno a Roma
NICCOLÒ FABI, Teatro Romano Verona,
04.07.2026
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