Recensioni

Nemesis Inferi- A Bad Mess

Fortunato Mannino

un album potente e oscuro, che segna il ritorno o, se si preferisce, un nuovo interessante inizio

La storia dei Nemesis Inferi è iniziata nel 1997, ma la possiamo riassumere in due parole: cambiamento e lunghe pause. Il cambiamento: riguarda sia il sound, partiti come gruppo symphonic black metal arrivano oggi a proporre un groove metal dal sapore vintage, sia la line-up rinnovata dopo la prima lunga pausa. Le lunghe pause: sei anni separano il primo album dal secondo, tre l’ultimo, che presentiamo oggi, dal penultimo. Questa, a grandi linee, la storia del gruppo bergamasco che, comunque, durante gli intervalli non è rimasto con le mani in mano. L’attività live ha favorito, infatti, l’incontro col produttore colombiano, londinese d’adozione, Jaime Gomez Arellano e il successivo trasferimento negli Orgone Studios di Woburn. È qui che prende forma A Bad Mess, uscito il 19 gennaio per la Fuel Records.
Sulla copertina campeggia un’inquietante tagliola, che ci trasporta in quelle che sono le tematiche dell’album. Ad essere protagonista è il lato doloroso della vita, della quale le dolorose
tagliole diventano metafora. Impossibili da evitare l’incontro con la malattia, la solitudine, gli amori falliti, l’inganno, l’odio. Tra i brani, a mio avviso, più belli, intensi ed esemplificativi del mood dell’album, c’è Rising. Life, is killing me / sometimes I think it’s too heavy / bad thoughts in me /desperation in my headVersi che ci proiettano nei pensieri di una mente disturbata, nella quale convivono e si scontrano sentimenti in antitesi: desiderio di morte e rinascita, delirio e consapevolezza, rabbia e rassegnazione.
In conclusione possiamo definire A Bad Mess un album potente e oscuro, che segna il ritorno o, se si preferisce, un nuovo interessante inizio per Nemesis Inferi. A far da contraltare un piccolo neo, che stride un po’ sia con la bellezza dei testi, sia con i tanti spunti creativi disseminati qua e là nell’album: l’essere rimasti un po’ troppo legati ai canoni del genere e non aver osato di più.

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