Nati dalla mente e dalla creatività di Marco “Ciuski” Barberis, i NavenerA rappresentano il desiderio del suo fondatore di portare avanti una sua idea di musica, racchiusa nei dieci brani che componogono In Fondo. L’artista porta con se un bagaglio di oltre vent’anni come batterista in vari progetti: Cristina Donà, Ustmanò, Mau Mau e La Crus, giusto per citarne alcuni. Ripescando nel suo vissuto, Marco ha rispolverato questa manciata di canzoni, in cui non si limiterà a suonare dietro le pelli, ma si metterà in gioco anche come cantante.
“Davvero” dispiega le vele con il suo piglio malinconico, al confine con la rassegnazione, per poi addentrarsi ne “Il Grande Blu”, un brano più muscolare che però dà la sensazione del colpo rimasto in canna. All’inno animalista de “Il Macellaio” fa eco l’omaggio a Madre Natura nella conclusiva “Wakan Tanka”, ad esporre a chiare lettere l’importanza dei testi all’interno di un concept musicale.
In questo disco si respira una fortissima anima tribale (“Il Ventre Della Terra”) palesata soprattutto sotto forma del drumming scarno e preciso di Marco, mentre in altri episodi sono i ritornelli a prendersi la scena (“Scimmie” e “La Gabbia”), pessimisti e memorabili. Una chitarra troppo devota al wah-wah (“Oro” e “U.U.s.T.) fa da soundtrack primario a parole stizzite, mentre il disco volge al termine. NavenerA è un’imbarcazione affascinante guidata da un capitano capace che è sulla strada giusta per vincere la sua battaglia contro le titaniche onde di un mare impervio.

