Recensioni

Mugshots – Something Weird

Fortunato Mannino

Qualcosa di Strano… forse. Sicuramente qualcosa di bello!

Qualcosa di Strano… forse. Sicuramente qualcosa di bello. Il perché di un incipit così ha diverse ragioni. La prima sta nel fatto che Something Weird (Qualcosa di Strano) è il titolo dell’album di cui scriviamo oggi. La seconda è che, effettivamente, è un album particolare. La terza è che si tratta di un album veramente bello ma… Procediamo con ordine.
Something Weird è il terzo album dei Mugshots. Per chi non conosce la band, diciamo che sono italiani e che hanno iniziato a suonare insieme nel 2001, anche se la line up si è consolidata solo nel 2010. Tantissimi i riconoscimenti al loro sound, che ha tra i suoi mentori Alice Cooper ed impossibile non citare la collaborazione con il compianto chitarrista e cantante Dick Wagner che, lo ricordiamo, ha suonato con Lou Reed, Alice Cooper, Kiss, Peter Gabriel, giusto per fare qualche nome.
Il loro terzo album, lo scrivevamo all’inizio e ce lo dicono loro stessi, è qualcosa di strano. Il perché sta nel fatto che le suggestioni musicali che caratterizzano questo disco sono tante e spaziano dal punk alla psichedelia passando per il doom. Tanti sono gli ospiti, tra cui spiccano Matt Malley (Counting Crows), Steve Sylvester (Death SS), Martin Grice (Delirium) fino ad arrivare ad un inedito Enrico Ruggeri. Album disomogeneo? No tutt’altro. Esiste uno stile, esistono delle atmosfere che si richiamano a quel gusto horror e quella teatralità da cui traggono ispirazione che rendono l’album godibile fino all’ultima nota. Atmosfere anticipate sia dal retro copertina, dove è disegnato il tendone di un circo abbandonato, sia dal retro del supporto del cd dove, in un ambiente presumibilmente notturno, sono raffigurate delle tombe e tutta una serie di animali che evocano tradizionalmente la presenza di forze maligne: corvo, civetta e gatto nero. Un intro di tastiere ci introduce nell’ambiente sinistro di The Circus, l’imbonitore ci invita a scegliere il posto migliore per un viaggio che sarà di sola andata e di sceglierlo con calma, perché è importante morire accanto a qualcuno che piace o non si disprezza; questo mentre il clown, in sottofondo, ride malignamente. Il linguaggio sonoro è quello di un punk rock accattivante e aggressivo nei suoi riff. Si prosegue con quella che, a mio modesto parere, è la canzone più bella dell’album: Rain. Brano che segue la scia musicale del precedente anche nel finale e che si apre ad altre suggestioni caratterizzandosi per l’ossessivo quanto seducente ritornello. Garantito che l’ascolterete più di una volta.
La Black Widow Records, etichetta che seguo fin dagli esordi e che nel tempo è cresciuta al punto di divenire punto di riferimento internazionale di quel mondo che ruota attorno alle mille declinazioni del progressive e dell’hard rock, etichetta Something Weird come theatrical rock e noi… ci fidiamo di chi ha fatto di nuovo centro.

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