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Michelangelo Giordano: le sue Strade Popolari

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Scritto da Red

Michelangelo Giordano Le Strade PopolariSfogliando pagine di Italia popolare, quella cruda, quella della mafia, quella della crisi. Sfogliando poi l’amore, quello vissuto, quello comprato, quello sperato. Fotografando l’Italia e le terre del Sud, magari da un simbolico cornicione da dove la vista è alta su tutti e da tutti prende le dovute distanze. Ecco un piccolo quanto intenso riassunto del bellissimo disco popolare del cantautore calabrese Michelangelo Giordano. Lo ricordiamo con l’amaro di un’esclusione da Sanremo (ingiustamente seguendo le cronache di quei giorni). Ma se è vero che non saranno i concorsi a celebrare l’artista come tale, allora è vero che il nostro sig. Giordano ha stoffa e spalle larghe per dire al sua. Di certo la strada è più difficile ma non ha avuto problemi e fatiche insopportabile a scalare la sua piccola e già grande carriera, dal CET di Mogol fino al Premio Web Una Canzone per Amnesty nel 2013…e poi tante altre cose. Con il produttore Stefano Pulga oggi scende in campo con un esordio che piace e fa respirare di aria popolare e genuina. Perché Michelangelo Giordano ci riporta indietro in un sol colpo, indietro di anni e di terre, tra piccole province di periferia e grandi drammi dell’Italia del Sud famosa ahimè per quel lato oscuro delle stragi e dell’omertà. Questo disco si intitola “Le strade popolari”: un lavoro in cui si respira il sole di Sicilia (nonostante siamo in Calabria), si respirano le tradizioni, le campagne, i pettegolezzi di un vecchio paese e il parlar dietro le spalle di tizio e di caio. Un disco lontano dalle elettroniche digitali, un sound a cui un Mannarino di oggi ci ha abituato abbondantemente, un disco in cui mi perdo nel fascino del dialetto come nella bellissima ed emozionante “Non cangiunu li così” che si apre con la struggente voce di Rosaria Costa che tutti ricordiamo. Impossibile dimenticare.
Michelangelo Giordano in fondo sa prendere tutto questo e non appesantisce ulteriormente le cose ne si piange addosso. Va detto anche che tutto il design competitivo non lascia trasudare ironia e speranza, ma è anche vero che correda tematiche così definitive di una leggerezza e di una sobrietà che in fondo risulta essere un bellissimo contraltare che diverte ma che lascia comunque riflettere. E se c’è qualcosa di negativo che mi viene da dire la spendo solo per il video. Il singolo è “Chi bussa alla porta”, specchio e faccia di una crisi. Un video forse troppo difficile per essere realizzato in questo modo, forse troppo amatoriale nella sua apparente risultante, forse troppo cromaticamente ingenuo e ironico. Quasi sembra non appartenere ad un lavoro che invece trasuda maturità e grande sensibilità. Insomma: bella musica italiana.

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