Recensioni

Mezzala – Irrequieto

Ennio Salomone
Scritto da Ennio Salomone

Mezzala utilizza un linguaggio che attacca su tutti i fronti: il folk-rock, il rock italiano, la musica d’autore e una pennellata di swing

Credo, in tutta sincerità, che sia molto complicato recensire un artista come Michele Bitossi in arte Mezzala; perché è un artista parecchio eclettico nella sua maniera di “fare musica” e dunque lo ritengo difficilmente collocabile, se una collocazione bisogna per forza dare.
Mezzala utilizza un linguaggio che attacca su tutti i fronti: il folk-rock, il rock italiano, la musica d’autore e una pennellata di swing. Quando lo si ascolta ti dà subito la sensazione di qualcosa di già sentito e risentito e non ha di certo una voce eccelsa; ma il disco “Irrequieto”, nonostante tutto, è  un buon disco. Ma andiamo più a fondo: il valore di un artista, naturalmente, lo si vede dalla sua singolarità, dal suo modo di comunicare, dalle parole e dai suoni che utilizza e quelli che lascia intravedere (o intrasentire: che brutte parole!). Mezzala mi ha subito incuriosito: la sua voce sembra fatta apposta per quello che scrive e che canta; un talentuoso allievo di Brunori Sas (o forse sarebbe più appropriato l’esatto contrario); un sincero cantautore le cui mani raccolgono i frutti più maturi della canzone italiana, quella lontana dai cliché radiofonici (pensiamo a Grechi, Conte..) ma che comunicano un senso stretto, personale e molto molto originale di fare musica. Sarà che gli inguaribili adepti di De Gregori mi hanno un po’scocciato (lo adoro per carità) o molte di quelle band indie che cantano e pavoneggiano “il nuovo linguaggio” le cui parole probabilmente sarebbe più appropriato esporle in un comodo divanetto di terapia psicologica del carattere, ma a me Mezzala non dispiace affatto. “É vero che l’uva sta in alto ma pare sia buona”, dunque prendiamo una piccola rincorsa, una spinta in alto e godiamoci Mezzala

About the author

Ennio Salomone

Ennio Salomone

Ennio Salomone nasce nell'Africa nordissima o nell' Italia sudissima, insomma a Sciacca (Ag) nel 1987.
Da piccolo aveva tre sogni nel cassetto: vivere nella giungla (ma con un televisore su un albero), fare il cantautore e collezionare le offerte limitate della eminflex su cassette.
Il primo sogno è andato in fumo quando ha scoperto che nella giungla non vendevano i sofficini al formaggio, il terzo è durato qualche anno ma le spese delle cassette erano ingenti e dopo qualche centinaio ha deciso di rinunciare, il secondo è ancora in forse anche se l'eta per fare il disco, essere una rockstar e morire a 27 anni di morte ignota è ormai passata, dunque lo fa con calma e senza affanni.
Intanto ascolta tanta musica, a volte anche molto bella, ha un amore gandhiano per quella emergente e in giro si dice abbia l'orecchino più trendy di tutto il quartiere.

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