Recensioni

Max Fuschetto – Mother Moonlight

Scritto da Red

Il nuovo disco di Max Fuschetto nelle parole di Paola Troncone.

Musica geometrica ma non simmetrica, musica di forme che piegandosi al volere del compositore si susseguono, si rincorrono fino a inglobarsi reciprocamente, per poi dissolversi, andando oltre la forma stessa… Impressioni che ho ricevuto fin dalla copertina del cd, dove un giovane adolescente, impegnato in una corsa lineare e senza tempo, viene inquadrato e risucchiato dalla circolarità della lettera O di Moonlight, seguita poi dalla medesima lettera che stavolta però, nella pienezza del suo pallore, rammenta la Luna. Ecco, a partire da questa immagine che si presenta come un’istantanea sopravvissuta al tempo, la musica di Max Fuschetto appare come luogo bidimensionale di tempo e spazio, concepita come un’invenzione a due voci, un contrappunto con al centro il pianoforte. E’ una scrittura basata sulla sottrazione, sia sul piano polifonico, sostanzialmente doppio, che su quello motivico, in cui i segmenti sonori si dipanano indipendenti l’uno dall’altro come il movimento delle mani del pianista. Su questo dualismo la musica ci parla attraverso un suono che viene da lontano, da un’altra dimensione – se penso ai soffi elettronici di Soffioni (il 4°brano del cd), che con l’intensità di un respiro scuotono le poche e scarne note del pianoforte. Come pure appare venire da un’altra dimensione la scia timbrica aeriforme dei vari strumenti che in The Round Trip dominano il pianoforte evocando l’altra faccia della Luna — quell’ emisfero non visibile dalla Terra ma solo attraverso il viaggio in orbita; e mi viene in mente lo straordinario film Il viaggio sulla Luna di Georges Méliès del lontano 1902. La musica di Fuschetto ci parla attraverso un suono leggero ma sempre percettibile, non tanto nelle ripetizioni quanto, soprattutto, nelle dissolvenze, come nel primo brano Danzando nel buio e ancora di più nella title track, dove il principio di sospensione governa il materiale sonoro e conferisce proprio tramite la tecnica della riduzione, un movimento paragonabile nel suo propagarsi a quello di cerchi concentrici provocati dal lancio di ciottoli sul pelo dell’acqua. Questo flusso sonoro ininterrotto fa di Mother Moonlight un’opera che non ha soluzione di continuità, che a volte si ripiega in un vero e proprio tondo, pur senza un centro fisso, come nel girotondo di suoni perennemente minacciato dalle acciaccature e dai trilli di In Cerchio, o come nei dardi sonori lanciati dalla chitarra elettrica in quella Nenia Astrale che nella sua dimensione rarefatta , eterea e siderale fa riaffiorare la paura del feto che sta per lasciare l’utero materno. Un’ opera di sinestesie, che sembra evocare nei 16 brani del cd i quattro elementi primordiali (acqua aria fuoco e terra). Basti pensare soltanto al sapore terreno malinconico grave e dolcissimo dato dal sovrapporsi degli archi sul pianoforte in Crescendo, quasi nel tentativo di restituire unità al cosmo, partecipando del dinamismo della vita psichica. Ebbene, gli elementi raggiungono il nostro vissuto profondo, trasformandosi da forme statiche della realtà naturale in immagini che la superano, la cantano, mettendoci sul cammino delle emozioni, da quelle più immediate, come una sorta di stordimento dei sensi provato al primo ascolto, a quelle più riposte di un bambino dal passo incerto e dallo sguardo attento ad ogni cosa per quanto ancora indistinta. Quando, un bel po’ di anni fa, stavo per laurearmi in filosofia e avevo intenzione di affrontare una tesi su ‘Cartesio e la musica’, ne parlavo con un amico e importante teologo, che a un certo punto mi chiese, con grande candore, “a quale domanda volesse rispondere” il mio progetto”. Ecco, questo è sicuramente un interrogativo che non ho potuto fare a meno di pormi di fronte a un lavoro di forte impatto come Mother Moonlight. E’ un’opera che esprime bisogni; che invece di rivolgersi tout court a un pubblico, indaga zone intime e protette. Il bisogno che emerge è quello di risalire alle origini; e la fonte di ogni domanda è l’elemento materno. Il compositore è alla ricerca di una madre che lo aiuti a decifrare il presente alla luce della propria infanzia. La madre di cui qui si parla è la Musica, contenitore di emozioni che devono essere liberate. E’ evidente il legame profondo dell’ autore con musicisti come Schumann, Ravel, Debussy, Bartok, che hanno posto una particolare attenzione al tema dell’infanzia. Va però aggiunto che attraverso questi riferimenti Fuschetto pensa al proprio mondo, alle emozioni che rendono protagonista la propria infanzia. La sua musica vuole agganciarsi ai ricordi come in una regressione emozionale, e gli intrecci sonori che abbiamo evidenziato in precedenza sono espressione di un dialogo intimo con se stesso. Il discorso qui intrapreso è come un viatico per andare avanti nella creazione artistica. Forse questo comporterà un distacco. Forse la musica stessa cercherà nuovi percorsi. Anche questo si chiede a una madre.

 

PAOLA TRONCONE note biografiche

Chitarrista, laureata in filosofia con indirizzo musicologico, Paola Troncone tra il 2005 e il 2008 è stata editorialista della rivista internazionale di chitarra Guitart, per la quale ha pubblicato numerosi articoli di analisi musicale e interviste a personaggi di rilievo del mondo chitarristico. Attualmente collabora con Dotguitar, occupandosi delle sezioni “Novità editoriali e discografiche scelte”. È docente di chitarra presso il Liceo Musicale “Margherita di Savoia” di Napoli.

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