Un tuffo nel realismo nostalgico
Una goccia di nostalgico realismo. È con questa essenza che Mauro Repetto ha avvolto il Teatro Politeama Mario Foglietti di Catanzaro il 17 ottobre, durante Alla ricerca dell’Uomo Ragno, il suo one man show autobiografico inserito nella XXII edizione del Festival d’Autunno “CambiaMenti. Linguaggi senza tempo”, diretto da Antonietta Santacroce.
Sin dai primi minuti si percepisce che non si tratta di un semplice spettacolo, ma di un atto di restituzione: un uomo che torna sul palco per consegnare la sua storia, la sua verità, la sua voce ritrovata.
Musica, immagini e memoria
La scena si apre come un album di famiglia lasciato al vento: musica che affiora, fotografie che prendono vita, ricordi che esplodono in colori e sensazioni. Repetto entra e la sua presenza riempie lo spazio con un’ironia che non nasconde la profondità. Racconta la sua avventura con una lucidità disarmante, ripartendo dall’amicizia fraterna con Max Pezzali ai tempi di Pavia, quando la vita era tutta davanti e nulla era ancora scritto.
È un viaggio che attraversa la folgorazione dell’incontro con Claudio Cecchetto, la stagione in cui tutto sembrava possibile, fino allo strappo del duo e alla corsa solitaria verso il sogno americano: un sogno potente, viscerale, che a tratti lo ha esaltato e a tratti messo alla prova. Ma che non ha mai smesso di chiamarlo.
Gli esordi e le canzoni che hanno fatto epoca
Quando Repetto rievoca gli inizi, il pubblico sembra tornare insieme a lui agli anni ’90, tra luci sparate e magliette larghe. Dal debutto a Castrocaro con Non me la menare fino ai brani che hanno dato forma all’immaginario di un’intera generazione:
6/1 sfigato, Con un deca (suonata con l’energia intima della chitarra), Rotta per casa di Dio, Gli anni, trasformata in un canto collettivo che abbraccia platea e palchi, Nord Sud Ovest Est e Nella notte, che scivola come una carezza sul tempo passato.
Ogni canzone è un frammento di memoria che prende corpo sul palco, un ponte emotivo che connette epoche diverse. Mentre scorrono immagini d’archivio, ritornano le atmosfere dei programmi cult di Italia 1, come 1,2,3 Jovanotti, e i giorni febbrili trascorsi negli studi di Radio DJ, quando la musica non era solo lavoro ma ossigeno.
La chiamata che cambia tutto
E poi, come un colpo di teatro, arriva la chiamata che cambierà tutto: Hanno ucciso l’Uomo Ragno. Repetto ne parla con un misto di stupore e gratitudine, come se quel momento fosse ancora presente, vivo. È la nascita del mito degli 883, la porta che si spalanca verso un successo travolgente e inatteso.
Nel racconto emergono anche i volti del “vivaio” Cecchetto: Linus, Gerry Scotti, Sabrina Salerno, Fiorello. Un mondo pulsante, pieno di idee e improvvisazione, in cui lui e Pezzali scrivono Finalmente tu, destinata a risuonare sul palco di Sanremo 1995 e a diventare parte della colonna sonora di quegli anni.
Un’estate calabrese che ritorna
Tra i capitoli della sua vita, Repetto apre anche una pagina speciale dedicata alla Calabria: un’estate trascorsa a Isca Marina (CZ), quando era poco più che un ragazzo. Ricorda i giorni nei villaggi turistici, da intrattenitore instancabile, e le domeniche passate a seguire le prodezze calcistiche di Massimo Palanca ed Edi Bivi. Una parentesi luminosa, semplice, che ha lasciato un’impronta più profonda di quanto si possa immaginare.
L’Uomo Ragno e la Donna del Sogno
Due figure simboliche attraversano la scena come proiezioni dell’anima:
- L’Uomo Ragno, impersonato da Davide Tagliento, è la fragilità che si agita dietro le quinte del successo, il dubbio che osserva, analizza, mette in discussione.
- La Donna del Sogno, interpretata da Monica De Bonis, è invece la forza ideale, il desiderio puro, l’orizzonte che continua a brillare anche quando tutto sembra sfumare.
Queste presenze dialogano con Repetto come se fossero parti vive della sua coscienza, ricomponendo un mosaico emotivo che accompagna il pubblico dentro il suo percorso evolutivo.
Specchi digitali: il passato che parla
Il momento forse più sorprendente arriva quando in scena compaiono gli avatar creati con l’intelligenza artificiale: le versioni virtuali di lui e di Max Pezzali. Due “sé” che si confrontano, si provocano, si interrogano. Una resa dei conti ironica e allo stesso tempo toccante, in cui tecnologia e memoria si intrecciano per dare voce a quello che forse nella realtà non era mai stato detto fino in fondo.
Un uomo che finalmente si guarda
Repetto si offre al pubblico senza pose, senza mitologie. Si racconta con limpidità, accarezzando gli errori come parte viva del percorso, raccogliendo gli slanci, sorridendo delle cadute. Il suo sguardo è disincantato ma mai amaro: è lo sguardo di chi ha attraversato il proprio tempo e ora lo restituisce con maturità e dolcezza.
La serata si chiude con la consegna del Cavatore d’Argento, simbolo della laboriosità catanzarese, realizzato dal maestro orafo Michele Affidato e consegnato da Antonietta Santacroce e Salvatore Scerbo, amministratore unico di Main Solution srl. Un gesto che suggella un ritorno, un riconoscimento, un abbraccio collettivo.
Alla ricerca dell’Uomo Ragno diventa così molto più di uno spettacolo: è una confessione in forma di musica, un viaggio emotivo che intreccia nostalgia e rinascita, la storia di un uomo che ha scelto di camminare dentro la propria verità e di trasformarla in luce per sé e per gli altri.
Per le informazioni e le fotografie si ringrazia: L’UFFICIO STAMPA DEL FESTIVAL Giuseppe Panella e Claudia Fisciletti e la social media manager Anna Trapasso.

