Sound&Vision

Massimo Volume @ Retronouveau

Caterina Lucia
Scritto da Caterina Lucia

Ai concerti dei Massimo Volume succede che ci si spoglia di qualsiasi tipo di maschera, si depongono le armi e si osserva il disincanto.

Abbiamo sempre cercato un linguaggio universale che ci permettesse di comunicare con tutte le anime senza fatica. In realtà un linguaggio universale esiste ed è quello dell’anima, che comunica attraverso emozioni e sentimenti allo stesso modo in tutto il pianeta. Le emozioni esercitano una forza incredibilmente potente sul l’animo umano. A volte, si fondono in uno stato complesso di sentimenti che si traducono in cambiamenti fisici e psicologici che riescono ad annientare le barriere della razionalità.
Ai concerti dei Massimo Volume succede che ci si spoglia di qualsiasi tipo di maschera, si depongono le armi e si osserva il disincanto. Avete presente l’oblio? I loro live sono una spinta ad uscire dalla dittatura della sicurezza, della zona sicura, in cui tutti sono tranquilli ma nessuno è felice. Ci sono i posti dove tutto può succedere ed uno lo conosciamo particolarmente, si chiama Retronouveau: più che un club è uno scrigno magico, con vista sullo Stretto di Messina, da aprire tutte le volte in cui si ha voglia di sollecitare le sensazioni più intense. Ed i Massimo Volume sono una sensazione intensa.
La formula magica dei Massimo Volume è una miscela di post-rock e letteratura in cui i testi non vengono cantati, ma recitati. Le canzoni sono delle micro-narrazioni – di realtà quotidiane mischiate a poesie, film, citazioni letterarie, immagini, riflessioni, suggestioni, sogni – scritte e interpretate da Emidio Clementi all’interno di un contesto sonoro, che non è un semplice fondale musicale su cui si adagiano le parole, ma un elemento fondante e compenetrante, in grado di dare loro maggiore forza e di rendere l’ascolto nel suo complesso una delle esperienze sensoriali più acute mai provate. Un magma sonoro. Trovarsi a un metro di distanza dai Massimo Volume ti fa immergere ancora di più nelle loro canzoni. Le parole di Le Nostre Ore Contate e Litio assumono significati nuovi e diversi, ti trascinano in un vortice narrativo evocando immagini e stati d’animo capaci di stravolgere la tua percezione dello spazio-tempo. Ti ritrovi lì a vagare con la fantasia “fra vecchie lenzuola stese al sole ad asciugare” o “in un camerino affollato, un treno che parte“.
Il Retronouveau diventa allora una dimensione personale. La folla non c’è più. È tutto suoni, parole, luci, ombre, poesia. E il tempo scorre ininterrotto sulle note di Stanze mentre una luce bluastra avvolge Mimí e il suo basso. Adesso però è quasi immobile in una nuvola di fumo mentre risuona l’intro di Una Voce a Orlando.
Il punto di forza dei Massimo Volume è la capacità di mettere in musica quello che ognuno di noi vorrebbe dire ma non è capace di farlo e la voce profonda di Emidio Clementi arriva come un pugno nello stomaco che stordisce e stupisce al tempo stesso. La parte finale del live è sicuramente quella che fa più male e così i Massimo Volume decidono che non hanno ancora finito con noi e  chiudono il concerto della vita e della morte con altri due pezzi storici: Dopo che e Fuoco fatuo. Il concerto finisce così, ma tu te lo senti ancora addosso dappertutto, sulla pelle, ma anche molto più sotto, fin dentro le ossa. I suoni e le parole ti rimbombano ancora nella testa e forse per la prima volta capisci davvero fino in fondo quel verso di Jim Carroll trasfigurato da Clementi: Mi sento come il soffitto di una chiesa bombardata. Perché adesso è proprio così che ti senti: pieno di squarci che fanno male, da cui però in qualche modo continua a entrare la luce.

Testo e Foto: Caterina Lucia e Fernanda Patamia

 

Un ringraziamento speciale a Christian del Retronouveau,  amico di SOund36.

About the author

Caterina Lucia

Caterina Lucia

Ribelle, testarda e con un animo fortemente punk. Caotica. A volte spaziale come Arabella, a volte irreale come Astarte. Prepotentemente dark, ma con mille colori dentro. Guardo oltre le apparenze e mi riconosco nei particolari impercettibili.

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