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Massimo Iondini – Paola e Lucio

Claudio Prandin
Scritto da Claudio Prandin

Il libro è percorso da una vena di elettrostatica nostalgia

In questo libro uscito appropriatamente il 4 marzo 2020, lo scrittore e giornalista Massimo Iondini ripercorre con cura e precisione l’incontro tra Paola Pallottino e Lucio Dalla; da questa breve quanto proficua collaborazione tra due personalità molto diverse sono nati alcuni capolavori che ancora oggi sono conosciuti, amati e cantati.
All’inizio degli anni ’70 Paola Pallottino è una ragazza proveniente dall’ambiente intellettuale romano, illustra libri per bambini ma è anche un’accanita lettrice che aspira a diventare poetessa. Lucio Dalla è un giovane e promettente musicista bolognese che non ha ancora trovato la via del successo. Sarà proprio questo incontro a mostrargliela facendolo trionfare al Festival di Sanremo e portandolo a vendere per la prima volta migliaia di dischi.
L’unione dei testi di Paola e della musica di Lucio ha permesso la pubblicazione di otto canzoni: Orfeo bianco e Africa (inclusi nel secondo lavoro di Dalla Terre di Gaibola), Un uomo come me, Il bambino di fumo, 4/3/1943 e Il gigante e la bambina (pubblicati nel successivo Storie di casa mia), Convento di pianura e Anna Bellanna uscite invece dopo la repentina interruzione della loro collaborazione.
E’ Paola a cercare Lucio e a raggiungerlo a Bologna per fargli leggere i suoi testi che lo stesso Lucio definisce: “… irrealizzabili; però a forza di guardarli e di leggerli fungevano da provocazione”.
Prendono l’abitudine di rileggerli insieme, poi Lucio si siede al pianoforte e li traspone in musica. Questi testi metaforici, allusivi, potenti e così precisi da risultare quasi copioni cinematografici ispirano l’artista bolognese che li completa trasformandoli in splendide canzoni.
Orfeo bianco è un testo surreale che parla di un uomo comune (Orfeo appunto) che vive una vita dominata dal lavoro alienante e sogna l’estate, quell’ipotetica tredicesima ora che dovrebbe regalargli un po’ di riposo. Africa è invece ispirata dai racconti di Hemingway ed è un grido d’accusa verso chi immagina il continente nero solo come un luogo dove vivere l’avventura del safari e non vuole conoscerne la cultura.
Ma è grazie ai successivi due testi che Lucio Dalla compone dei veri e propri capolavori: 4/3/1943 e Il gigante e la bambina.
Il primo è un testo meraviglioso che affronta in modo poetico l’esperienza di una ragazza sedotta che diventa madre seppur sedicenne. E’ il primo grande successo di Dalla e rimane per moltissime settimane in testa alle classifiche italiane. Purtroppo è vittima della censura poiché il titolo originale era Gesùbambino ed essendo stata selezionata per partecipare al XXI Festival di Sanremo, gli autori sono “invitati” a sostituirlo; è lo stesso Lucio che lo cambia utilizzando la sua data di nascita rendendolo personalissimo e in apparenza autobiografico. Alla fine si classifica al terzo posto del Festival ma il è il testo a ricevere gli elogi maggiori: è infatti uno dei pochi, se non l’unico, a venire apprezzato da critica e pubblico ricevendo commenti lusinghieri dai giornali dell’epoca, anche da quelli legati al mondo cattolico; arriva da Ennio Morricone la definitiva consacrazione che la definisce “la canzone meglio riuscita del Festival”.
Ecco come Dalla descrive la sua genesi: “Un giorno Paola Pallottino mi portò il testo di Gesubambino. La feci in due minuti, senza il pianoforte, cioè alla cieca. Cantandola, mi venne fuori la canzone. Alla maniera dei cantastorie. Ebbi subito la sensazione di aver realizzato qualcosa di veramente grosso.”
E come la commenta Paola Pallottino: “Gesubambino era nata pensando alla storia di Lucio. Per risarcirlo idealmente della mancanza del padre dall’età di sette anni. Poi più che sul padre è diventata una canzone sulla madre”.
Dopo questo fulminante successo la coppia riceve pressioni dalla casa discografica per bissarlo con un’altra composizione e nasce un altro capolavoro che, come il precedente, tratta argomenti delicati: l’abuso sui minori. Anche Il gigante e la bambina richiederà un estenuante lavoro di modifica imposto dai censori; Paola lo scrive ispirandosi ad un fatto di cronaca italiana accaduto realmente: la storia di un uomo che rapì una bambina e la tenne con sé perché si sentiva solo, senza fortunatamente farle del male. Il brano avrebbe dovuto essere pubblicato sull’imminente nuovo disco di Dalla ma lui la “regala” al suo amico Ron con l’intenzione di aiutarlo nella sua appena sbocciata carriera. La Pallottino reagisce male: “Mi ero infuriata perché quella canzone l’avevo cucita addosso a Lucio”; purtroppo questo dissidio provoca la fine di un rapporto professionale durato appena due anni.
Il libro rende chiaro come Lucio Dalla debba molto a Paola Pallottino, prima e unica donna ad aver collaborato strettamente con lui, perché oltre a regalargli ottimi testi, gli ha permesso di farsi conoscere e apprezzare in tutta Italia fornendogli la reputazione e gli strumenti finanziari necessari per proseguire in questo percorso “a modo suo”, con il suo modo assolutamente unico di comporre, suonare e cantare. Parole illuminanti su questa influenza provengono anche dalla prefazione di Gianni Morandi: “Poi finalmente (Lucio) fece l’incontro giusto, con una signora che illustrava libri per bambini e scriveva originalissimi testi. E’ chiaro che delle esperienze con Paola Pallottino ha fatto immensamente tesoro.”
Ma la sorpresa arriva nel finale del libro, quando Iondini racconta di un nono brano purtroppo sconosciuto e mai pubblicato del quale svela la storia per la prima volta in assoluto. Si intitola La ragazza e l’eremita e propone un testo drammatico e cruento. E’ una canzone profonda la cui esistenza è testimoniata solamente da una vecchia registrazione su musicassetta che Iondini, dopo l’ascolto, descrive così: “L’ispirazione di Dalla è al massimo, mentre fa sentire per la prima volta a Paola quale melodia e quale accompagnamento musicale quel suo testo così drammatico e nel contempo fiabesco gli avevano suggerito. Alla fine si resta senza fiato e commossi. Per la bellezza e la drammaticità della storia, per la forza della musica e per la passionalità dell’interpretazione.”
Questo interessantissimo libro, pubblicato da Edizioni La Fronda, ripercorre la genesi di nove brani fino alla loro pubblicazione rendendo un quadro completo e affascinante di quell’epoca storica, recuperando anche documenti mediatici del tempo come gli articoli di giornale e le dichiarazioni virgolettate dei diretti protagonisti come Gino Paoli, Renzo Arbore, Ron e tanti altri. Il libro è percorso da una vena di elettrostatica nostalgia poiché ripercorre uno spaccato di vita di un eccelso artista e della sua amicizia con una poetessa altrettanto dotata.

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