Interviste

Massimo Divenuto, Intervista

Fortunato Mannino

Di Pasolini ammiro soprattutto la visione lucida che ci ha regalato di un futuro che lui non avrebbe visto

 

Raccontare i Nostri Tempi non è facile ed è per questo che Tannoiser dei Porno Teo Kolossal è stato per noi uno degli album più belli del 2015. La bellezza non è solo nella musica e nelle parole ma anche nel percorso visivo che rende totalizzante l’esperienza. Un album che consigliamo vivamente e che oggi cercheremo di capire meglio attraverso le parole di Massimo Divenuto.
Ciao Massimo e benvenuto su SOund36. Innanzitutto i nostri complimenti per le tue opere pittoriche e, ovviamente, per Porno Teo Kolossal progetto musicale che, per noi, è stato tra i più interessanti del 2015.

Scorrendo le foto dei tuoi quadri le immagini che mi sono venute subito in mente sono il muro di Berlino e i murales delle periferie delle grandi città. Sbaglio o cogliere l’eco di un’umanità muta, spontanea e viva in un contesto di decadenza può essere una chiave interpretativa?
Ciao SOund36! Grazie per lo spazio e l’attenzione che ci state dedicando e naturalmente per aver apprezzato il nostro operato.
Le tele e le foto che produco non potevano trovare miglior colonna sonora nei PORNO TEO KOLOSSAL. Credo che l’osmosi e l’empatia tra le due entità sia totale e indissolubile.
Nella mia arte si trovano senza ombra di dubbio gli elementi da te sopracitati. Ho diviso la mia vita tra due grandi città e la mia ispirazione deve sicuramente moltissimo ai luoghi che ho frequentato. Dalla Torino degli anni di piombo alla Milano da bere, questo è il percorso.
Muri scrostati e lamiere arrugginite, fabbriche dismesse e cronaca di tutti i giorni…ecco lo stucco di base per i miei lavori e per i testi dei PTK.

Con Dekapitalism rappresenti la decadenza del sistema industria. Un’illusione che ha trascinato nell’oblio e nella decadenza interi quartieri e ha devastato intere aree rurali. Ti chiedo: secondo te è verosimile un Dekapitalism oppure, essendo tutti vittime di un illusorio benessere, siamo ad un punto di non ritorno?
La stragrande maggioranza delle persone della terra non ha bisogno di conoscere le regole economiche che sostengono il mondo per sopravvivere ma indirettamente ne fanno parte.
Sono tutte menzogne inventate dai soliti pochi per appagare una infinita sete di potere e onnipotenza. Guarda cosa succede con le industrie e le banche. È un gioco più forte di noi e il loro linguaggio è volutamente incomprensibile. A noi non serve lo spread, il pil, il tasso di interesse e le aliquote al 3,5%. Siamo noi che serviamo a loro.
Il Dekapitalism arriverà ma in maniera lenta e di facile assimilazione. L’umanità ha il vantaggio di essere un organismo globalmente in grado di trasformare la sua natura per sopravvivere. Il cambiamento è in atto. L’ominazione continua.
Ho citato nel testo dei PTK “OPUS DAY PISTORUM” una frase di Gesù di Nazareth: “stragi, distruzioni, incendi. Tutte queste cose verranno ma la fine non sarà subito dopo.”

I Porno Teo Kolossal hanno esteso la dimensione visiva all’udito. Com’è nata l’idea di un percorso totalizzante?
Bellissima domanda inversa! Della musica emozionano le immagini che essa sprigiona. Cosa sarebbe Apocalypse Now senza The End dei Doors? Per funzionare a dovere, la musica deve farti vedere ad occhi chiusi degli elementi che non vedresti nemmeno con gli occhi aperti. Una specie di miracolo sensoriale! Siamo circondati di immagini, di messaggi e di slogan, tutto questo per appagare il nostro onnivorismo e la voglia di spingerci sempre più al di là delle nostre colonne d’Ercole.
L’idea è nata senza progetto alcuno, è saltata fuori suonando al buio con il solo ausilio delle spie degli amplificatori, degli effetti e di un paio di proiettori in controluce. Tutto ciò caratterizza anche il nostro live set. Ciò che usiamo in studio è uguale a quello che usiamo dal vivo. Niente bugie, nessuno stratagemma. La musica è al centro della scena e il resto è solo controluce.

Dei Porno Teo Kolossal abbiamo apprezzato tutto ma sembrano un po’ cristallizzati al momento in cui la prestigiosa Bam Balam Records ha pubblicato l’album. Niente si sa del prima e niente del dopo. Ci illumini un po’ su quello che tu stesso hai voluto definire progetto e non gruppo?
Ci diverte rimanere “cristallizzati” per un lasso di tempo indefinibile. Abbiamo deciso di comune accordo di rimanere nell’ombra il più possibile a livello personale, lasciando spazio solo al progetto musicale. Per usare un termine tristemente attuale, ci piace essere una “cellula musicale dormiente” ma assolutamente viva.
TANNOISER è comunque un album freschissimo, uscito solo l’estate scorsa. Stiamo lavorando sulla promozione e il divulgamento del progetto, anche se è veramente dura nonostante sia stato accolto benissimo dalla critica e dalla stampa specializzata.
Prima del doppio album TANNOISER ci sono stati avvicendamenti e un po’ di contrasti e quindi tutto ciò che è stato realizzato prima appartiene ad un passato ormai dimenticato.
È stato un onore per noi essere accolti nella label di culto BAM BALAM, che annovera artisti d’avanguardia come Acid Mothers Temple. Non a caso è una etichetta francese. Credo che in Italia sia un po’ presto per progetti di questo genere ma noi continueremo su questa strada, anzi peggioreremo con il passare del tempo.
Attualmente stiamo ultimando le registrazioni del nuovo album. Un lavoro enorme. Probabilmente una unica traccia di poco meno di un’ora. Un monolito nero suddiviso in più atti. Riascoltarlo ci emoziona. Siamo orgogliosi di quello che stiamo facendo. Indietro non si torna.

Il nome che hai scelto per il progetto è molto impegnativo e inevitabilmente mi porta a chiederti di Pasolini. Quanto ti ha influenzato il suo pensiero e quanto è difficile, secondo te, essere un intellettuale libero in questo paese?
Cercavamo un nome forte e riconoscibile ed in quel periodo stavo leggendo alcuni scritti di PPP. Ci ha subito colpito e lo abbiamo adottato.
Di Pasolini ammiro soprattutto la visione lucida che ci ha regalato di un futuro che lui non avrebbe visto, le sue profetiche messe a fuoco sull’annullamento dell’individuo e l’alienazione delle metropoli.
Ammiro il suo ultimo periodo come regista OFF e come giornalista, non mi piace invece come romanziere. I suoi “comizi d’amore” sono insuperabili.
Intellettuali liberi in questo paese? Siamo tutti liberi e ci sono per fortuna anche degli intellettuali, il problema è che si confondono nella melma quotidiana che siamo costretti a metabolizzare. Bisogna scavare e setacciare. Ci vuole costanza e perseveranza.

Un’ultima domanda prima di lasciarti: a quale domanda avresti voluto rispondere e non ti ho rivolto?
La frase che avrei voluto scrivere ma l’ha già fatto qualcun altro: DIO NON ESISTE. E’ PER QUESTO CHE CI CREDO” (Carmelo Bene)


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Fortunato Mannino

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