Pop Corn Recensioni

Mariano Brustio – Era una giornata di sole

Fortunato Mannino

Questo libro è da considerarsi un atto d’amore verso Genova e, più in generale, verso il Mare e il suo porto.

Ancora una volta, per fortuna capita sempre più spesso, le strade della Musica s’incrociano con quelle della Narrativa. E visto che la bella stagione si preannuncia particolarmente calda, si può provare a vincere la canicola immergendosi in un buon libro. Il mio consiglio, oltre a quello di leggere a prescindere, è di dedicare un po’ del vostro tempo libero a Era una giornata di sole di Mariano Brustio, Calibano Editore.
Per chi è di Genova il nome non può non essere familiare, visto che la sua attività letteraria si è spesso incrociata con la figura di Fabrizio De André e, sicuramente, non è un caso che la protagonista femminile del romanzo si chiami Susanne. Questo romanzo, che ho finito di leggere quasi in coincidenza con la demolizione del ponte Morandi, è da considerarsi un atto d’amore verso la sua Genova e, più in generale, verso il Mare e il suo porto. Genova come testimone muta e silenziosa delle vicende della vita che, generazione dopo generazione, brulica e anima le sue strade e i suoi carruggi. E poi… Il mare. Chi vive in una città che si affaccia sul mare, sa bene quanto sia forte il legame con questo elemento. Il mare che avvicina e allontana le persone, senza per questo dividerle completamente. Il porto e le sue trattorie che raccolgono e custodiscono storie destinate a perdersi nella memoria.
Nelle vicende umane dei personaggi del libro, rivive attraverso i flashback, la Genova degli anni ‘60. La storia ruota attorno ad un amore, ma non è difficile riconoscere gli archetipi dell’Amicizia, dell’Onestà, della Meschinità, del Pregiudizio e della Morte. Vicende umane di cui non vi svelerò nulla, se non che la trama è tutt’altro che scontata, le descrizioni dei luoghi sono ben curate come le personalità e la psicologia dei personaggi. Lo divorerete in pochissimo tempo. Quello che mi sembra di cogliere, al di là di tutto, è una certa nostalgia per una Genova, forse anche per un’Italia, che non c’è più.

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