Interviste

Marco Sanchioni, Intervista

Fortunato Mannino

Pace Elettrica è la tensione silenziosa fra persone ma anche l’energia che permea ogni cosa, che ci collega e ci connette con noi stessi, con gli altri e con tutto il creato

Abbiamo presentato e apprezzato il cantautorato di Marco Sanchioni nel 2014 in occasione dell’uscita dell’album Dolcemente Gridando sul Mondo. Ancora a distanza di cinque anni, mese più mese meno, una canzone come gli Intellettuali Non Salveranno Il Mondo suona più che mai attuale. Ad ottobre è uscito il nuovo album La Pace Elettrica e, anziché, scriverne ho preferito che fosse lo stesso Marco a parlarne.

Ciao Marco e benvenuto su SOund36. Prima di qualunque domanda voglio farti i miei complimenti, perché l’ascolto di La Pace Elettrica non ha tradito le mie aspettative.
Ti ringrazio, mi fa molto piacere.

Cinque anni di silenzio sono relativamente tanti, per questo, ti chiedo di raccontarci la genesi di Pace Elettrica e il perché di questo titolo che, come nel precedente album, è basato un ossimoro.
Sì, in effetti anche qui un ossimoro, involontario per la verità, con un significato che può a suo modo avere varie interpretazioni: la tensione silenziosa fra persone, in una coppia, in famiglia, ma anche l’energia che permea ogni cosa, che ci collega e ci connette con noi stessi, con gli altri e con tutto il creato. Il concetto ha una genesi lontana che viene dagli anni ’80, quando venni a conoscenza di una band di culto americana chiamata “Electric peace”, nome che mi è rimasto da sempre in memoria e che ho scelto di utilizzare come titolo di questo mio ultimo lavoro, anche a fronte di una tensione elettrico sonora che nei miei dischi non manca mai.

Qual è, se c’è, il fil rouge, che lega i dodici brani e qual è la canzone a cui sei più legato.
Un effettivo fil rouge non c’è, sono canzoni scritte in epoche differenti che, un po’ per caso, si ritrovano nello stesso album. Se proprio devo definirne un filo conduttore è la necessita di averle scritte con quella stessa energia e tensione che meritavano. Se poi devo citare un brano dei dodici, cito “Canzone dei miei silenzi”, l’ultima scritta in ordine di tempo, in cui ho tentato di auto fotografarmi nel momento presente, una sorta di riflessione in musica formato selfie.

Personalmente trovo attualissime L’Alternativo è Conformista e La Terra Trema. Ti chiedo un giudizio sulla nostra società e, visto che il tema ambientale ritorna ancora, una tua opinione sul futuro del pianeta.
Sai, credo che i media riescano a trasmettere solo un aspetto della reale situazione della società in generale e cioè l’aspetto generale degradato e sofferente. C’è però una silente ma consistente parte del mondo che sta lentamente prendendo consapevolezza di sé, e quando dico questo mi riferisco allo stile di vita, alle relazioni, alla salvaguardia della propria salute, alla scelta dei cibi da mangiare, ed aggiungo, a quanto ognuno riesce a restare centrato con se stesso nonostante le intemperie; tutti aspetti che né TV né giornali contemplano mai davvero, o ne fanno solo piccoli accenni. Ritengo poi che il cambiamento sia personale e non avviene veramente tramite proclami o manifestazioni. Ad esempio credo che il concetto di “resilienza”, per quanto spesso snobbato, abbia un suo importante fondamento. Dunque per quanto la strada sia lunga, una sorta di risveglio a mio parere è in atto, ed il pianeta non potrà che giovarne, anche a livello ambientale, sperando che però anche certe multinazionali, a cui le nostre vite sono legate, facciano scelte più sostenibili.

Parliamo della dimensione più intima dell’album, quella che riguarda le relazioni. Una dimensione che tu tratteggi con tanti chiaroscuri.
Se ti riferisci a relazioni affettive, in questo ultimo album non ne faccio particolari accenni. Parlo più che altro di una intimità interiore, di una relazione con se stessi, quella di “Chiuso in casa” descritta con toni malinconici ma dissacratori, ma anche quella di “Qualcosa che non ho” in maniera più riflessiva e profonda, stessa cosa per “Meglio il giullare del re” con toni più tensivi, ed ovviamente nella già citata “Canzone dei miei silenzi”.

La cosa che ho immediatamente notato è che dal punto di vista sonoro La Pace Elettrica ha maggiore personalità. Possiamo dire che queste sono le tue sonorità?
Sì, ma in realtà lo sono da sempre, con la differenza che la realizzazione di questo album ha visto diversa un’energia differente dai precedenti lavori che francamente non saprei neanche descrivere in maniera logica.

Che musica ascolti e che idea ti sei fatto del nostro panorama musicale.
Francamente seguo poco la scena nostrana, anche se sono abbastanza convinto che siano tanti i musicisti ed i cantautori che hanno da dire ma non hanno visibilità. In quanto ad ascolti, in questo periodo nulla di particolare, se non raramente certi gruppi anni ’80 e ’90 che rientrano nel mio bagaglio formativo e che ogni tanto rispolvero.

Qual è la domanda che non ti ho fatto e a cui vorresti rispondere?
Beh, direi che hai chiesto ciò che era giusto, non vedo altre domande da porre, al momento

Un grazie di cuore per la tua cortesia e disponibilità.
Grazie a te

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