Interviste Recensioni

Marble House – Embers

Claudio Prandin
Scritto da Claudio Prandin

La band bolognese pubblica un bellissimo disco di neo-prog

Genesis, “neo-prog”, Gazpacho, “lunghe suite strumentali”, sono alcuni tag che si potrebbero associare ad Embers, il nuovo disco dei bolognesi Marble House; seppur giovanissimi propongono un progressive rock moderno ma consapevole di un retaggio proveniente dalle band degli anni ’70. In questi cinque lunghi brani troviamo infatti tutto l’arsenale del prog rock più classico: dai morbidi arpeggi che aprono To Make Ends Meet, agli assoli di chitarra nella strumentale Reverie, dalla batteria sempre in cerca di nuovi colori al passaggio psichedelico nella lunghissima Marble House.
Il quintetto formato da Leonardo Tommasini (voce e piano), Daniele Postpischl e Filippo Selvini alle chitarre e dalla sezione ritmica del batterista Giacomo Carrera e del bassista Matteo Malacarne dimostra una competenza tecnica rilevante che riempie ogni brano di soluzioni armoniche godibilissime, come lo splendido giro di basso di Reverie e i numerosi assoli di chitarra. La voce malinconica disegna atmosfere sognanti (come nella bellissima The last 48 hours) e paesaggi più movimentati (Riding in the fog).
Chi non segue il prog può pensare che sia estinto insieme a band come Genesis e Pink Floyd ma ignora che nel XXI secolo artisti come Steven Wilson lo hanno riportato in auge e hanno ispirato tanti giovani musicisti che, grazie alla guida dei grandi del passato e all’esempio dei proggers più “giovani”, sono capaci di sfornare dischi di altissimo livello, proprio come Embers.
La mia curiosità mi ha spinto a contattare i Marble House che si sono resi disponibili per una breve chiacchierata:

Ciao ragazzi, presentatevi raccontando la vostra storia.
Abbiamo cominciato a suonare per il motivo probabilmente più banale che ci possa essere: avevamo voglia di suonare insieme. C’è voluto un po’ di tempo per arrivare a quelli che sono gli odierni Marble House, infatti il gruppo se mi si concede la licenza poetica nasce delle ceneri di un altro gruppo in cui suonavamo io (Giacomo), Matteo e Filippo, e subito dopo si è unito a noi Daniele e in seguito Leonardo. Per quanto riguarda il disco siamo partiti praticamente subito con l’idea che sarebbe poi diventata Embers: abbiamo scritto quattro pezzi nel giro di due mesi o poco più, e poi gli ultimi due hanno richiesto invece un anno buono per essere considerati finiti. Quando poi è arrivato Leo abbiamo riarrangiato tutto e siamo andati a registrare.

Nonostante siate molto giovani suonate un genere (il prog) che proviene dagli anni ’70. Come vi siete avvicinati a questo tipo di musica? Quali sono le vostre provenienze artistiche?
Filippo, l’ex cantante, era un appassionato e avendolo avuto come compagno di scuola per quattro anni sono stato contaminato dalla sua passione, anzi se vogliamo dirla tutta forse non suonerei neanche se non fosse per lui, quindi in un certo senso sono in debito. Eravamo noi due fondamentalmente che tiravamo avanti il carro del prog. Agli altri ovviamente piaceva perché altrimenti ci avrebbero bocciato l’idea a priori ma noi eravamo quelli più in fissa. Da qui anche l’idea di un pezzo da 25 minuti, cosa che a posteriori non penso faremo mai più perché è stata un’esperienza un po’ troppo intensa per quanto mi riguarda. I nostri riferimenti musicali cambiano abbastanza in fretta, per il disco si parla degli “ovvi” King Crimson e Genesis che omaggiamo per tutto l’album in maniera abbastanza evidente. Meno evidenti ci sono i Radiohead di cui siamo tutti grandi fan. In questo momento sto apprezzando tantissimo il disco d’esordio di Billie Eilish, la musica di Benjamin Clementine e Nick Cave; sto scoprendo l’hip hop di Snoop Dogg e Dr.Dre per dirne un paio. Ovviamente potrei stare qui e parlare per due giorni ma dovrei aver reso l’idea.

Conoscete e amate il prog italiano?
Sì e no in realtà; conosciamo ovviamente il Banco, Le Orme, La Pfm, gli Area e i nomi grossi ma ci si ferma li. Ne conosco tantissimi di nome ma credo che nessuno di noi abbia mai approfondito così tanto.

Parlatemi della copertina che a differenze della vostra musica (ricca di idee) è piuttosto minimale.

E’ nata abbastanza per caso; è una fotografia del nostro primo concerto che è stata fatta in negativo e che io ho sempre trovato abbastanza bella; l’abbiamo tagliata e manipolata un minimo e io l’ho sempre usata come test di Rorschach; quando mi ricordo di farlo infatti chiedo alle persone cosa ci vedono e abbiamo avuto le risposte più disparate, tra cui un pesce (?!). E’ sempre divertente e oggetto di polemica.

TITOLO CD
Embers
BAND
Marble House
ETICHETTA
Lizard Records
ANNO PRODUZIONE
2019
GENERE MUSICALE
Progressive Rock

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Claudio Prandin

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