Interviste OndAnomala

Manuel Zito

Scritto da Filippo Sorgonà

“Coincidences”: il secondo album di Manuel Zito incanta e fa viaggiare dentro l’Io

Si chiama “Coincidences” il nuovo album del musicista-compositore Manuel Zito ed è uscito ven 18 marzo. La produzione artistica è di Massimo De Vita (Blindur), la post-produzione di Birgir Jon Birgisson, (Sound Engineer già con Sigur Ros, Bjork, Damien Rice) ed è stato registrato ai Forum Studios di Roma.
“Coincidences” è la prosecuzione interiore del percorso intrapreso con il primo album “Fernweh” che ha salutato, con ottime recensioni e milioni di visualizzazioni online, il felice esordio dell’autore Zito.
Lo abbiamo voluto sentire proprio a ridosso dell’uscita dell’album per una riflessione condivisa sul parto di questo nuovo lavoro e sui fattori che lo hanno ispirato; riflessione estesa necessariamente a meritevoli considerazioni estetiche degne di approfondimento: finanche sul piano tecnico.
La conversazione con Zito diventa subito intima e confidenziale; parliamo la stessa lingua, sia come approccio alla musica che come gusto stilistico, ed ogni argomento esplorato si rivela con naturalezza ed armonia nella sua essenza.
Mi posiziono con la mia auto in campagna, sotto il chiaro di luna; con un’atmosfera degna di quelle che Zito costruisce nei suoi brani. Gli comunico questa mia scelta “logistico-emotiva” per proiettare me stesso e la nostra intervista-chiacchierata nel mondo onirico che caratterizza i suoi suoni.

La prima considerazione-domanda verte su una questione spesso dibattuta, nella critica, relativa alla “ricerca di nuove estetiche”: è possibile, ancora oggi, trovarne di veramente nuove, oltre che significative, senza scadere in formule di ibridazioni e personalizzazioni stilistiche mascherate da “novità”?
La risposta dell’artista è molto lucida “Io vengo dal mondo accademico ma sono ancora una persona molto curiosa e cerco una mia strada. Non mi pongo la questione di trovare nuove estetiche perché, anzitutto, è molto difficile; magari saranno i musicologi che verranno dopo di me che stabiliranno se, o meno, ne sia stata creata una nuova. Figure come Shoenberg o Debussy, a loro tempo, non credo si ponessero neppure questo problema; semplicemente crearono ciò che più corrispondeva la loro indole espressiva. Certo poi è normale che la sua distruzione della tonalità fosse una nuova estetica. Io ho conosciuto musicisti come Frahm o Arnalds e sono stato affascinato dall’idea di mischiare acustico ed elettronico; per me gli strumenti acustici devono rimanere, salvo esigenze specifiche, almeno allo stesso livello di quelli elettronici se non sopra. In sintesi questa è la mia visione“.

I suoni intimisti, ben amalgamati con l’elettronica, creano atmosfere trasognanti e trascendenti; senza alcun dubbio “luoghi” ideali in cui raccogliersi e ritirarsi per un confronto con il proprio Sè.

“Coincidences non è un concept-album” -specifica Zito- “è, piuttosto, un percorso a tappe della mia interiorità; alcuni brani sono collegati tra di loro ma il vero legame è il modo di sentire. L’idea di chiamarlo così mi è venuta dopo esser tornato dall’ Islanda dove mi sono ritrovato a registrare il primo album per caso.
Ho scritto questo brano, dunque, ed ho deciso che doveva essere anche il nome del disco;proprio pensando a quanto mi era successo negli ultimi tempi. Esiste una sorta di macro-unione dei brani che porta a questa idea di coincidenze.
Nella vita succedono alcune cose che portano a fare delle scelte, incontrare persone, andare in posti in cui poco prima ognuno non si sarebbe mai sognato di andare. L’idea madre è proprio questa“.

I percorsi di vita legati quasi per un “entanglement” quantistico, dunque, che rivela le sue coincidenze proprio mentre le cose succedono; mentre vengono fatte.
Passando in rassegna l’ascolto dei brani emerge subito la raffinata tessitura melodica di archi e pianoforte che si intrecciano, polifonicamente, avvolti ed attraversati dalle sonorità elettroniche; mai troppo invasive.
Le musiche non sembrano voler “dimostrare” ricerca forzata ed effimera di virtuosismi o sperimentazioni a “effetto” ma, piuttosto, rimangono fedeli al canovaccio espressivo di ogni brano; senza mai perdere di vista l’obiettivo ed il centro di gravità attorno cui ruota tutto: lo stato d’animo; il mood.

Come è il rapporto con le macchine elettroniche di un pianista “classico”?
“Non avevo mai approfondito fino in fondo come modificare i suoni con l’elettronica; all’inizio è stato molto problematico ma ora ho acquisito familiarità.
In qualche modo credo che gli strumenti elettronici siano come un’espansione della tavolozza a disposizione di un musicista; l’utilizzo di pedali per chitarra sul piano, ad esempio, sono stati una sorprendente opportunità di potenziare espressivamente lo strumento. Vale tuttavia il principio, per me, di mantenere una prevalenza di suoni acustici privilegiando la comprensibilità melodica.

Questo mondo interiore è quello tuo o descrivi quelli di altri?
Sono brani molto personali che rispecchiano il mio vissuto; di base. Altre volte mi faccio guidare dai suoni stessi. Album intimista, è vero, ma quasi inconsapevolmente; solo dopo che l’ho scritto mi rendo conto che mi riguarda profondamente“.

Ultima domanda: come invitare il pubblico ordinario all’ascolto di musiche non certo da mainstream? Che tipo di “aggancio” gli si può dare?
Da pianista per la danza posso dire che quando ho descritto ai miei ragazzi ciò che stava dietro Absences ed ho fatto vedere loro il videoclip quasi tutti hanno pianto e questa cosa, successa giusto 15 gg fa,mi ha molto colpito.
Non sono un bravo commerciante di me stesso; con la musica che faccio (del tutto strumentale) è più facile avere un ascolto soggettivo perché non è influenzata dai testi . Alcun cose composte con uno stato d’animo sono state percepite completamente con un altro; quindi il mio invito è di ascoltare ad occhi chiusi e viaggiare.”

Sia l’ascolto diretto di “Coincidences” che le parole di Zito lasciano intuire chiaramente che le sue sono musiche che richiamano profonde suggestioni del nostro mondo interiore; un viaggio nell’Essere in cui il suono diventa una guida.
Buon ascolto

About the author

Filippo Sorgonà

Da oltre 20 anni impegnato nel settore musicale con centinaia di live organizzati che hanno visto protagonisti i maggiori nomi della scena indipendente nazionale.
Esperto di "Produzione di Musica Elettronica e Digitale", "Tecnologie del Suono", "Comunicazione e linguaggi multimediali".
Giornalista-pubblicista, Dj, Speaker radiofonico e ideatore del format "Ondanomala", in cui ha promosso ed ospitato ( a partire dal 2014) Artisti e Festival di rilevanza nazionale ed estera.
Ideatore del "Ritratto Sonico" e del "Mood Design", si occupa di "Antropologia del Suono", di "Paesaggi sonori" e, in genere, delle influenze del suono sull'individuo e sulle comunità; da un punto di vista socio-culturale, psicologico, neuro-cognitivo e finanche terapeutico.
Suona chitarra, piano, synth e macchine elettroniche con, all'attivo, un tour con live-set sviluppato dentro il format "E-Mind" ed accompagnato da workshop e seminari.

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