Recensioni

Luigi Porto – Tell Uric

Scritto da Fortunato Mannino

Musicalmente gli otto brani sublimano l’ecletticità compositiva dell’artista. E’ uno degli album più belli del 2021

Il primo incontro con il nuovo album di Luigi Porto non è stato di quelli canonici per un redattore. Mi sono imbattuto piuttosto casualmente nel video che anticipava l’uscita di Tell Uric e ne sono rimasto affascinato. La bellezza del paesaggio che stride con i cocci di quello che si soleva definire sogno americano, la narrazione filmica, i paesaggi urbani degradati e gli occhi di quelle che scioccamente sono definite minoranze / comunità mi hanno emozionato. La visione e l’ascolto di Family ha messo a nudo i sentimenti contraddittori che nutro verso gli U.S.A. e, nello stesso tempo, ha accresciuto la curiosità verso un album che, nel frattempo, è giunto sulla mia scrivania confermando le sensazioni che avevo avuto. Sensazioni positive rispetto alla musica, ma questo era abbastanza scontato visto il ricchissimo e prestigioso curriculum del compositore calabrese ormai newyorkese d’adozione, la curiosità, semmai, era sul come avrebbe proposto la sua musica. E la scelta è stata quella di un ritorno alla forma canzone, una soluzione funzionale a quello che è il racconto.
Musicalmente gli otto brani sublimano l’ecletticità compositiva dell’artista che, lo ricordiamo, spazia dall’elettronica all’alternative rock, dalla classica alle colonne sonore. Un sound assolutamente personale che è testimonianza di come la Musica sia in piena evoluzione nonostante l’assenza di movimenti musicali precisi.
Un sound impreziosito anche dal contributo di numerosi musicisti provenienti da realtà differenti: lirica, musica sinfonica, jazz e rock. Un album corale, intenso, che ruota intorno a quelle che sono le contraddizioni di quella che non è, ammesso che lo sia mai stata, la terra della libertà. Il sogno americano è stato un incubo per i nativi, per gli schiavi e per tutti i coloro che non rientrano nella classica categoria WASP. Oggi la situazione non è migliorata, e lo dimostrano le ingiustizie perpetrate dalla polizia nei confronti della popolazione di colore e le conseguenti manifestazioni per Black Lives Matter; la divisiva quanto pericolosa figura di Trump; la facilità (garantita per legge) di acquistare armi da fuoco che fa da contraltare alla mancanza di un sistema sanitario che garantisca a tutti il diritto alla salute; a tutto questo aggiungiamo gli effetti nefasti della pandemia che ha acuito ulteriormente le disuguaglianze sociali portando a 47 milioni il numero dei poveri.
Tell Uric è un termine dispregiativo che indica tutta quell’umanità considerata inferiore, quell’umanità che affolla le periferie, in modo particolare quelle delle grandi megalopoli americane e, nella fattispecie, quella newyorchese.
Tell Uric, con la sua freccia verso il basso a ribadire l’interesse del compositore per quei numeri dietro la virgola (definizione di Luigi Porto n.d.r.), che vivono in enormi e anonimi quartieri periferici, lavorano per arricchire il loro datore di lavoro bianco senza mai riuscire a costruirsi la speranza di un riscatto.
Le liriche, certamente non narrative, puntano tutto sulla forza delle parole che illuminano pensieri, che raccontano di drammatici frammenti di vita rubati da quel quotidiano che Luigi Porto vive a Washington Heights. E a questo punto il cerchio si chiude e si chiude proprio con Family. Il brano che ha anticipato l’uscita dell’album è anche quello che lo conclude e non è difficile cogliere, al di là della denuncia sociale e dell’empatia con chi ogni giorno lotta con l’ineluttabile destino, la speranza.
Tell Uric è un album elegante che si candida ad essere uno dei più belli del 2021. È uscito in vinile (edizione limitata a 500 pezzi), in CD e… In digitale. Come sempre il consiglio è di far vostro un disco fisico sia per gustare appieno i quaranta minuti di musica sia per apprezzare l’eleganza dei supporti e le suggestive fotografie che li caratterizzano.

Luigi Porto
Synpress Uffico Stampa
Respirano Sound NYC
La Lumaca Dischi
Audioglobe

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Fortunato Mannino

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