Interviste

Luca Luciano, Intervista

È questa Partenope che voglio mostrare: una musica che guardi al di là dello stereotipo pittoresco che molti hanno della nostra terra e che vuole far tesoro di tutto quello che è stato espresso nei secoli.

Le ultime festività natalizie sono state sicuramente anomale ma, se vogliamo, più intime e meno frenetiche. Personalmente ho dedicato questo tempo sospeso, oltre che agli affetti familiari, alla lettura, alla scrittura e ovviamente agli ascolti. Tra questi c’è Fragments Chamber music for clarinet del clarinettista compositore Luca Luciano e pubblicato da NovAntiqua Records. Prima di proporvi la bella conversazione che abbiamo avuto, è giusto ricordare che Luca Luciano è un virtuoso del clarinetto e gode di fama internazionale e il suo curriculum è di quelli che contano.
Consiglio a tal proposito di visitare il suo sito www.lucaluciano.com

Ciao Luca e benvenuto su SOund36,
Prima di parlare dei tuoi lavori e considerato che ci leggono molti ragazzi, vorrei che ci raccontassi il clarinetto. Come nasce nel ragazzo Luca Luciano la passione per il clarinetto e perché oggi, secondo il compositore, è importante dedicarsi a questo strumento?
Iniziai da ragazzino con il flauto in conservatorio per poi appassionarmi al jazz ed alla musica improvvisata dedicandomi quindi al sax ed abbandonando gli studi classici. Ritornò poi dopo l’esigenza di studiare musica classica e decisi di passare al clarinetto con cui mi diplomai. Sotto alcuni punti di vista, questo è un percorso un po’ atipico, nel senso che generalmente è il clarinettista che si da’ al sax per lavoro o per passione e non l’inverso. Il clarinetto come arma di scelta, però, si addice di più alla mia estetica ed in generale alle mie esigenze creative. Quello che ha attratto l’attenzione dei compositori nei secoli sono proprio le peculiarità acustiche dello strumento e le sue risorse sonore che, nello specifico dei compositori del ‘900 e dei nostri tempi, offrono ancora tante possibilità di creare letteralmente nuove sonorità, tecniche ed effetti suggestivi. Questo al di là di caratteristiche acustiche oggettive come un’estensione quasi senza pari tra gli strumenti a fiato; agilità ma anche notevoli capacità liriche; un excursus dinamico che permette una proiezione capace di riempire un teatro fino a sonorità intime e sussurrate; suoni scuri o soffici fino a suoni più brillanti ed addirittura aggressivi.

Quali sono stati in termini di ascolti e incontri le tappe più importanti della tua carriera?
Ci sono stati pochi ma importanti “incontri” musicali, per fortuna abbastanza presto, che mi hanno molto ispirato. Penso al mio primo CD (che mio padre mi regalò quando ero bambino) che fu Vivaldi, ma soprattutto “La Sagra della Primavera” di Stravinskij assieme ad altre opere (generalmente orchestrali) che ho amato nel tempo (Mahler, Beethoven, Villa-Lobos). Da adolescente fu molto importante per me l’ascolto di Charlie Parker più di chiunque altro del jazz.

La tua carriera muove i suoi primi passi in Campania, ma si snoda per lo più all’estero. Pensi che un giorno l’Italia possa arrivare a pensare alla Musica come un’Arte da rivalutare, promuovere e sostenere? Quali sono, in tal senso, le differenze che trovi rispetto alle altre nazioni?
Questa domanda (ed altre dopo) va’ a “stuzzicare” il mio interesse per la filosofia, ma, infelicemente, non ci sarebbe abbastanza tempo per un’analisi ben approfondita. In realtà non è solo l’Italia che si trova in queste condizioni ma tutto il cosiddetto “mondo occidentale” vive una profonda fase di decadenza e la situazione artistico/culturale in giro per altri paesi non è spesso tanto diversa dalla nostra. Non bisogna farsi abbindolare dal fatto che qualche paese sembra che abbia qualche soldino in più o pare che investa in cose che a volte sono solo delle cattedrali nel deserto o delle stant politiche.
Nelle altre città europee piccole e grandi (incluso Parigi, Bruxelles, Londra, Edimburgo per citarne alcune che ho frequentato) la comprensione e l’apprezzamento dell’arte contemporanea è spesso un esercizio di vanità o peggio ancora il perseguire la moda del momento, come se fosse uno status simbol, per far vedere che si è più “acculturati” delle masse meramente interessate allo show business. La cosa più triste è che, in realtà, non c’è pagina della storia della musica occidentale che non includa, da protagonista, l’Italia e soprattutto le sue città principali a partire da Partenope. Se pensiamo al concetto ontologico della ciclicità degli eventi (esempio semplice ne è il “corso e ricorso storico” di G. B. Vico), dovremmo essere quindi ottimisti poiché si dovrà necessariamente (ovvero causa ed effetto) ritornare lì da dove si viene. Dovremmo noi essere più consci di questo ed essere all’altezza della nostra tradizione, cosa che non avverrà se passiamo tutto il tempo ad auto-commiserarci o a dare colpe ad altri piuttosto che lavorare duro per migliorarci poiché, infine, “la società riflette gl’individui”.

Una delle tue fonti d’ispirazione ricorrente è, certamente, la tua terra natia. Quali sono gli aspetti che ti piace narrare e quali quelli che in modo naturale influenzano il tuo mondo compositivo?
Per un Partenopeo la vera sfida è essere all’altezza di migliaia di anni di eccellenza in qualsiasi manifestazione dell’animo e dell’intelletto (arte, filosofia, musica, scienze, ecc.) che è poi l’essenza dell’essere umano (ipse dixit). È questa Partenope che voglio mostrare. Ergo una musica che guardi al di là dello stereotipo pittoresco che molti hanno della nostra terra e che vuole far tesoro di tutto quello che è stato espresso nei secoli.

Parliamo un po’ di Fragments e iniziamo dalla copertina che è molto evocativa. La musica può considerarsi ancora linfa vitale nella quotidianità dell’uomo tecnologico?
No! Ed è così per il cosiddetto “uomo moderno” già da tanto tempo, penso ad esempio alle dissertazioni di etnomusicologia di Curt Sachs. La musica come parte fondamentale della vita di un uomo e della sua società è peculiare delle civiltà primitive, non letterate ed altre orientali lì dove non esiste infatti la figura del “professionista”. Lo era però anche per i Greci, i Romani, gli antichi egizi. In questi mondi la creatività è parte integrante della loro vita quotidiana e la musica ha un valore estremamente importante, mistico e magico, non è un qualcosa che se c’è o non c’è non fa davvero differenza.
Non c’è il mero intrattenimento come lo abbiamo noi dove qualsiasi cosa (che sia stare in fila in banca o un programma sportivo per televisione) è accompagnata da una musichetta e dove quindi la musica non ha nessuna vera rilevanza o valore. Noi siamo decaduti sino al punto in cui la musica non è più né un prodotto d’arte (la creazione del “poetes”) e quindi un oggetto di contemplazione (penso alle dissertazioni di estetica di Benedetto Croce, per esempio), né il prodotto di una comunità dove tutti sono coinvolti nella produzione e riproduzione e dove le “tre sorelle” (che citava Wagner, ovvero “Poesia, Danza e Musica”) sono ancora “unite e non divise per colpa del loro egoismo”. Quello che è rimasto è solo un effimero intrattenimento spesso di sottofondo, una comodità di cui usufruire per il proprio piacere edonistico e non per arricchire l’animo e l’intelletto. In ogni caso, anche i prodotti artisticamente più validi o commercialmente più di successo hanno solo accesso ad una porzione estremamente limitata della popolazione mondiale.

Fragments è una raccolta e come tutte le raccolte necessita di una fase di selezione, che immagino sia stata complessa. Qual è la linea guida che hai seguito?
L’idea era di pubblicare la mia musica da camera per clarinetto (solo, ensemble di clarinetti e formazioni simili come clarinet & tape) registrata negli anni passati, alcune composizioni sono solo disponibili per produzioni limited edition come parte del mio portfolio accademico. Quindi, eccetto i brani per clarinetto e pianoforte o per altri organici (con o senza clarinetto) che ho scritto e pubblicato in passato, “Fragments” include praticamente tutto il resto tranne per un paio di piccoli pezzi che non avrebbero reso il tutto ben equilibrato e le mie due Sequenze per clarinetto che sono il cuore di un’altra produzione (“Partenope”) e che per la loro durata non avrebbero funzionato.

A quale composizione sei più affezionato e perché?
Se proprio dovessi sceglierne una, direi Fragment #6 poiché ben rappresenta la mia estetica e ben presenta il lavoro di ricerca (su tecniche estese ed effetti sonori) fatto negli anni. A questo va’ anche aggiunto il valore affettivo per averla presentata in prima mondiale ad una delle sale da concerto più prestigiose in Europa, ovvero a St Martin in the Fields Londra.

La composizione numero 5 Study on Microtonal Trills and Tremols come dice il titolo è uno studio sulla Musica Microtonale. È questa la nuova frontiera compositiva e come la spiegheresti al semplice ascoltatore?
Il microtono è una frazione del semitono e la musica micro-tonale tende ad enfatizzare note con queste frequenze. È difficile dire se questa musica sarà il futuro e/o se avrà più spazio che ha ora. E dico questo nonostante il fatto che questo dibattito ci sia già da più di un secolo, penso per esempio alla critica di Schoenberg a Busoni e Neumann. Si può anche argomentare che con il nostro avanzamento avanzerà anche il nostro sistema in modo da non avere più solo dodici suoni in una ottava ma intervalli sempre più piccoli per un sistema sempre più puro (Neumann suggeriva stadi dove si avranno multipli di 12, quindi 24 poi 48 suoni in un’ottava, ecc), ma non si può poi obbiettare che il punto di Schoenberg sia oggettivamente corretto ovvero che questo processo deve venire dal di dentro (della musica) e non dal di fuori (teoria e teorici). Ci vorrà comunque del tempo poiché richiederà un notevole adattamento nella sensibilità dell’esecutore e dell’ascoltatore (e con esso anche degli strumenti e delle loro accordature).
Nel caso specifico del brano che si menzionava, tendo personalmente ad usare i microtoni nelle mie composizioni quasi esclusivamente per ottenere un certo tipo di effetti sonori ed atmosfere suggestive, sfruttando anche caratteristiche peculiari dello strumento.

Fragments, come mi hai accennato in privato, è preludio a un nuovo album. Ci parli di questo nuovo lavoro e quali saranno i cardini su cui ruoterà?
Il nuovo CD si concentra sul repertorio del XX secolo per clarinetto solo. È in realtà per me una pubblicazione molto importante poiché è la prima volta in vent’anni di carriera che pubblico un album che non include composizioni mie. Il disco includerà infatti composizioni di Luciano Berio (incluso la famigerata Sequenza IXa), John Cage, Stravinskij, Olivier Messiaen. È in realtà il frutto degli ultimi dieci anni di lavoro e ricerca con brani raramente eseguiti di compositori brasiliani (come Claudio Santoro) assieme a materiale che presento regolarmente dal vivo senza sdegnare il jazz e la musica improvvisata (con una piccola sorpresa alla fine del programma, ovvero un “bis” da Broadway).

Questo è il periodo del tempo sospeso e la Musica ne ha pagato il prezzo maggiore. Come trascorre il compositore questo tempo e qual è il giudizio che ne dà?
Per comprendere veramente il periodo in cui viviamo ci vorrebbe un’analisi molto più ad ampio respiro che abbracci ontologia, filosofia etico/politica ed anche sostanziata filologicamente, da fare in un’altra sede altrimenti commetterei l’errore di utilizzare un contesto dedicato all’arte e alla musica (e quindi per una discussione di estetica e/o musicologia) per un qualcosa di politico (nell’accezione decadente del termine) in violazione del concetto di “Ars Gratia Artes” desunto dalla natura stessa dell’Arte.
Personalmente, ho cercato di mantenere la mia routine il più possibile, continuando il mio esercizio giornaliero (necessario per padroneggiare lo strumento che uso ed avere i mezzi per essere creativo a pieno) ed il lavoro sulle diverse produzioni e future tournée, incluso prepararmi alle registrazioni del nuovo CD a cui accennavamo. Ne ho però approfittato per leggere e studiare di più, incluso materiale che volevo approfondire da tanto tempo (su Schoenberg ed altri), composizione e letture filosofiche o di musicologia e per poter finalmente ascoltare con più calma la musica antica specialmente polifonica.

Luca Luciano
NovAntiqua Records

About the author

Fortunato Mannino

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