Interviste

Luca Bonaffini, Intervista

Fortunato Mannino

Un buon atterraggio ci può salvare la pelle e, con un po’ di coraggio, si può ritentare il decollo

Se mi chiedessero di raccontare questo periodo direi che avevo più sicurezze durante il lockdown che oggi. Non so se è una mia sensazione, ma vedo una realtà in distorta fatta di mille paradossi. Le nazioni devastate dal contagio e l’OMS lanciano allarmi, ma qui tutto sembra essere stato non accantonato, non dimenticato ma cancellato, come se niente è successo. La voglia di tornare a vivere è assolutamente normale, soprattutto, per noi che amiamo la Musica e abbiamo voglia di tornare a vedere i nostri artisti dal vivo, ma… Non buttiamo al vento i sacrifici fatti. Per questo mi piace scrivere e promuovere una bella iniziativa, che concilia rispetto delle distanze sociali, rispetto della Natura, valorizzazione del territorio e buona Musica.
Il progetto ideato da Flash Agency, Shinining Production e Live Club ha concepito e materializzato un Bike-in a Campo Canoa a Mantova. Vi si accede in bici, sono disponibili 260 postazioni per due persone e da giorno 10 luglio fino a metà settembre sarà possibile assistere a eventi e concerti in tutta sicurezza. Una formula intelligente e rispettosa della sicurezza e della Natura, che dovrebbe esser fatta propria da tute le amministrazioni.
Tra gli artisti che si esibiranno Luca Bonaffini, artista che non ha bisogno di presentazioni e che tante volte abbiamo ospitato sulle nostre pagine sia in veste di scrittore sia in quella di musicista. L’abbiamo incontrato per capire quello che il pensiero su quello che questo periodo sia per scoprire i suoi progetti futuri.

Ciao Luca e bentornato sulle pagine di SOund36. È sempre un piacere tornare a parlare con te, soprattutto, alla vigilia di un concerto che, in questo momento storico, rappresenta un po’ un ritorno (prudente) alla normalità. Qual è il tuo punto di vista sugli evidenti paradossi di questo periodo storico?
Se normalità significa tornare a linciaggi pubblici, spaccio di droga, femminicidi, deliri pseudo-politologici, intrattenimento a colpi di fantahorror e di raccapriccianti reality show, viva il lockdown.
La gente comune, le masse caprone, hanno dimostrato di non sapere gestire né la democrazia, tantomeno la libertà. È chiaro che, chiudendo gli occhi e tappandosi il naso (cit. rubata a Montanelli), il cittadino globale non può che aspettarsi il peggio. Assentandosi, nascondendo la testa come gli struzzi, gli esseri umani hanno vissuto alla giornata tra indifferenza e menefreghismo. Il COVID è, per conto dell’OMS, un bel mezzo di liquidazione della dignità umana. Tutti a ripararsi dietro mascherine che, nel congegno della nuova normalità, sono la divisa anti-labiale e anti-sorriso del nuovo ordinamento mondiale che, a quanto pare, ci vuole un po’ più numeri e un po’ meno vecchi. Non mi piace quello che succede, l’isolamento dei malati indifesi è stata una cosa schifosa, soprattutto giustificandosi dietro “salviamo quelli più sani”, “i più giovani”. Un po’ spartana come teoria, per non dire di peggio. Ma la quarantena, l’arresto domiciliare e lo schieramento inenarrabile di forze dell’ordine pronte a multare i “nuovi delinquenti” (ovvero i possibili infetti, infettati, infettatori…) ha rivelato la totale impotenza dell’uomo davanti al sistema del quale si è servito per annullarsi. È un segnale. Le malattie sono sempre esistite: ma una dittatura sanitaria, no. Tra l’altro alleata col potere militare. Il peggio. Adesso l’uomo potrà scegliere: se combattere, o se arrendersi e rassegnarsi al nuovo ordine globale, senza assembrarsi e protestare.

Durante la pandemia hai pubblicato “Non è mai troppo Natale. Cinque ballate di rabbia e di amore agli arresti domiciliari”. Una scelta coraggiosa, forse, impopolare ma, certamente, forte. Sintetizziamo, per i nostri lettori, il messaggio che c’è dietro questa scelta e il filo conduttore che lega queste cinque ballate.
Io sono sempre impopolare, tanto più che parlo di Bertoli sempre prendendo le distanze anche dai gruppi di sostenitori che, spesso, vivono di suggestioni artificiali, imitando padri, fratelli e partiti (ideologicamente parlando) che non esistono più. Il rosso è il colore dell’amore ma può anche essere quello di un semaforo se non lo si associa al verde (altamente ecologico e Bertoliano) della speranza e della vita.  Questa volta ho voluto provocare da subito, in piena emergenza sanitaria, con la consapevolezza che il CORONA esiste ed è un mostro, ma che il modus operandi dei governi (tra i quali il nostro malevolo e incoerente) del pianeta è stato vergognoso, privando ogni libero cittadino della facoltà di scegliere, obbligandolo ad auto-organizzarsi come se fosse il superstite d’un naufragio rimasto s’un isola deserta. Niente maschere, all’inizio. E Supermercati contagiosi a gogò.
Allora, dalla mia cella, come Pellico ho raccontato l’orrore della mafia nella figura patetica de IL SANTO, la rabbia dei nuovi Dreamers (gli immigrati di ogni tempo, di ogni era, di ogni cultura, popolo, religione), le ingiustizie politiche e le nuove vittime (come furono Jara e tanti altri…) che, come G.RG., sono destinate a restare sigle anonime e simboli di sofferenza sociale. Però anche l’amore. L’attesa. E il nostro Paese, nel buono che c’è, che non smette di lottare.
Il filo conduttore è il silenzio di chi non può parlare. Magari chiuso in casa con la paura di una malattia della quale non ti spiegano nulla ma che ti costringono a immaginare meglio o peggio di ciò che è in realtà. Così, intanto, magari qualcuno si riorganizza in santa pace.

Giorno 29 luglio ti esibirai al Bike-in, cosa significa per un artista ritrovare l’affetto del pubblico in questo momento e, soprattutto, in un contesto affascinante come quello di un Bike-in?
Il mio pubblico non esiste. Ne ho rubato un po’ qua e un po’ là, ma di miei spettatori o fan non ce ne sono. Ho amiche, amici, persone che amano la musica. Quindi, posso contare su qualche milione di presenze! Scherzo, è ovvio. Però, non scegliendomi le persone, faccio sì che siano queste ultime a scegliere la mia musica o la musica (magari non mia) che decido di omaggiare. Al Bike-In sarò lì per tutti. Nessuno escluso.

Ho letto che riproporrai in versione acustica molti brani tratti da Il Cavaliere degli Asini volanti. Un album che contiene brani che sarebbe più giusto definire poesie, penso per esempio a La radice. Ti confesso che amo molto quest’album, ma mi fa rabbia pensarlo in un contesto di crowdfunding. Ti chiedo qual è oggi in Italia il ruolo di un cantautore / poeta e, analizzando le storture evidenti, quali sono secondo te le soluzioni per poter valorizzare quest’Arte. Personalmente credo che l’IVA al 4% come sui libri sarebbe già una prima soluzione.
Sì, ok l’IVA. Ma il problema è l’udito delle masse e, aimè, ormai anche delle nicchie. La gente si tappa le orecchie con la voce dei telegiornali, dei commercialisti e dei problemi quotidiani. Bisogna ritornare ad aggredire l’immobilismo ferente con la tenera dinamica della creatività, fare l’amore col proprio tempo e, soprattutto, investire sulla bellezza. Basta con l’orrore. L’informazione non è precisa, farò solo LA RADICE. Poi, si vedrà. Devo ancora decidere repertorio e scaletta…

Sei stato Amico e collaboratore di Pierangelo Bertoli e le domande che ti voglio fare sono due. La prima è quella di condividere un ricordo con i lettori di SOund36. La seconda e se in tutti questi anni ti è un po’ pesato l’accostamento, visto che la tua carriera di cantautore e scrittore è andata avanti e ha raggiunto anche delle vette non indifferenti.
Domanda doverosa la seconda. La risposta è no. La prima è il ricordo dei momenti di tensione che Pierangelo aveva e che, con grande sensibilità, sapeva non far pesare sui colleghi. Un uomo solido, che temeva di dover abbandonare la famiglia per cause di forza maggiore: eppure, soffia ancora. E non ha mai abbandonato nemmeno i colleghi minori che possono, con fierezza, rivendicare l’appartenenza a quel periodo e a quella musica che ha rappresentato con atteggiamenti di rivolta e tenerezza un bel pezzo della nostra Storia sociale e ideologica.

Prima di lasciarti vorrei sapere se il pubblico che verrà a vedere il tuo concerto a Bike-in giorno 29 luglio godrà di qualche anteprima. Un’amica comune e molto curiosa mi ha detto che stai lavorando ad un nuovo album. La curiosità è donna e le donne vanno accontentate. Ci anticipi qualcosa?
Sì. Il titolo: “IL PARACADUTE DI TACCOLA”. Mariano di Jacopo, detto l’Archimede di Siena, pare sia stato il suggeritore a distanza di Leonardo Da Vinci (inventore, appunto, del paracadute). Quando si vola alto, come IL CAVALIERE da te sopracitato, bisogna essere pronti a qualche salto a testa in giù e prepararsi ad attutire la caduta. Ricominciare dal passato, dalla memoria, dall’essenziale.
Un buon atterraggio ci può salvare la pelle e, con un po’ di coraggio, si può ritentare il decollo…

Luca Bonaffini 

LC comunicazione

Bike-in Mantova – Campo Canoa

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