Recensioni

Luca Bash – Dietro Le Quinte

Scritto da Red

Un lavoro intenso, lungo, istintivo che porta con se la magia di una rievocazione, della sua carriera e delle sue amicizie,

Un nuovo disco per Luca Bash che ascolto con non poca difficoltà (in senso positivo). Un lavoro intenso, lungo, istintivo che porta con se la magia di una rievocazione, della sua carriera e delle sue amicizie, musicisti e collaborazioni.
Questo disco realizzato in autoproduzione celebra il momento e l’ispirazione di ogni singolo “operaio” intervenuto a dar man forte al suono di Luca Bash.
Si intitola “Oltre le quinte” una degna metafora che ci esorta ad oltrepassare le convenzioni, la quotidianità, il normale peregrinare di tutti noi sulla superficie. E lo fa e lo dice Bash attraverso storie di vita in cui si gioca, con un piglio a tratti decisamente spirituale, andando a ritroso verso morali e antiche radici. Insomma oltre le quinte dell’apparenza, grazie a questo lavoro, io ci rivivo la verità, la stessa che ha edificato tutto il nostro mondo… lo stesso che stiamo violentando.
Musicalmente siamo di fronte ad una canzone d’autore di stampo nero, soul, a tratti gospel, con quel funk in retrogusto che un poco solletica l’appetito e un poco – personalmente – lo vedo sempre stonare quando si canta in italiano. Come a dire che lo spettro dei Dirotta Su Cuba è sempre vivo. Ad ogni modo qui si va oltre e non solo perché il nostro traduce l’intera opera in inglese e la pubblica con il titolo di “Keys of mine” ma anche perché, restando sempre su questa versione italiana, saltella simpaticamente di genere in genere colorando e rilasciando stupore nelle orecchie di chi non si aspetterebbe, per esempio, che dopo un brano molto pop come “Come il sole” possa seguire un ritmo dai toni blues alla Lynkyn Skynyrd come nel singolo “Tre e non più tre”. E non è finita qui perché troviamo anche un bel momento di gala un poco noir e un poco orchestrale come “Dr. Hyde” e sapori estivi che personalmente mi riportano alle ballate degli Otto Ohm con il brano “Swing Lover”. E così andando oltre, senza scoprire tutte le carte in gioco vi dico solo che il disco si chiude con un brano come “Controtempo” che vieta categoricamente di star seduti. “Oltre le quinte” forse è un lavoro massiccio, forse troppo massiccio per un ascolto che oggi richiede tempi assai più snelli. Forse per questo ho mal digerito l’enorme cumulo di importanza testuale e spirituale per non parlare poi dei ritmi assolutamente dediti alle soluzioni meno scontate.
Un ascolto faticoso… ma alla fine credo proprio ne sia valsa la pena.

di Alessandro Riva

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