Recensioni

Lorenzo Feliciati /Michele Rabbia-Antikythera

Fortunato Mannino

Bellezza e complessità, fascino e mistero, potrei sintetizzare così Antikythera, un album che non dovrebbe mancare in una buona collezione

Il Mediterraneo è uno scrigno di segreti e di tesori, che superano lo spazio-tempo. Probabilmente esistono delle costanti emozionali come la speranza, la paura, la rabbia o la curiosità, che hanno spinto gli uomini a solcare le sue onde, ma delle singole storie spesso sappiamo poco o nulla, soprattutto, dopo che le onde le hanno inghiottite.
Il Mediterraneo è un custode geloso dei suoi tesori, qualche volta viene derubato, altre volte dona agli archeologi alcune delle sue ricchezze. Indubbiamente il mio rapporto con lui è abituale, ogni giorno vedo i suoi colori, sento il profumo del mito della Storia e quando vado al Museo nell’ammirare i Bronzi di Riace e gli altri tesori penso a ciò che è stato depredato e a ciò che ancora dev’essere ritrovato.
L’elogio dell’antico mare era doveroso, visto che è uno dei suoi tesori più belli e, per certi versi, enigmatici ad ispirare l’album di oggi: il meccanismo di Anticitera. La Storia ci riporta ad un evento drammatico avvenuto nel I secolo a.C., ovvero a quando l’Egeo ha inghiottito, al largo dell’isola greca, una nave da carico. Un carico prezioso composto di statue in bronzo e marmo, gioielli e vasellame che ancora oggi, a distanza di più un secolo, regala sorprese come quella di un misterioso disco di bronzo. Ma la peculiarità che rende unica questa scoperta non sono solo i suoi inestimabili tesori, ma quel che resta di un sofisticato calendario meccanico che indicava anche le fasi lunari e la posizione del sole: noto come meccanismo di Anticitera.
Un meccanismo talmente sofisticato e complesso che per molti è, addirittura, un OOPart, ovvero, un manufatto fuori posto.
La verità è più banale: noi delle meraviglie del periodo ellenistico e della sapienza perduta con l’incendio della biblioteca di Alessandria, abbiamo solo una vaga idea.
Quindi quel meccanismo, per noi oggi testimone muto di un’epoca, potrebbe essere un’invenzione di Archimede che, a sua volta, avrebbe preso spunto da quelle di Ctesibio. Ipotesi confermate anche da vari documenti sopravvissuti e giunti fino a noi attraverso il mondo arabo.
Questa la lunga premessa che ci introduce a Antikythera, nuovo album del bassista e per l’occasione anche tastierista Lorenzo Feliciati e del percussionista Michele Rabbia.
Sui due prestigiosi curricula mi soffermerò poco, giusto il tempo di ricordare che il nostro panorama jazzistico è uno dei migliori al mondo, anche se è più apprezzato all’estero che in Italia.
Attorno alle suggestioni, alle vicende e all’utilizzo di questo antico congegno ruotano le otto composizioni che, in qualche caso, si avvalgono della prestigiosa presenza di artisti del calibro di Cuong Vu (trombettista), Andy Sheppard (sassofonista), Rita Marcotulli e Alessandro Gwis (pianisti) e Roy Powell (tastierista).
Antikythera è il frutto di due anni di lavoro in studio, di post-produzione e, soprattutto, dell’alchimia creatasi tra i due musicisti. Antikythera è, però, un album che non nasce intorno al congegno ma, in un certo senso, arriva ad esso.
Lorenzo Feliciati in un’intervista spiega, chiaramente, la genesi dell’opera: La mia idea era di pensare alla musica che stavamo improvvisando come una macchina complessa ma che funzionasse in modo perfetto e fluido. Solo dopo aver iniziato il lavoro di post-produzione sulle improvvisazioni in studio ho appreso di un’antica macchina greca che è stata trovata nel mare vicino all’isola di Antikythera. Ho pensato subito che sarebbe stato un modo perfetto per trasmettere l’idea di musica che stavamo perseguendo: una macchina che viene dal passato (penso che l’improvvisazione sia un’antica arte umana che cambia nei secoli ma che sarà sempre con noi) fatta di tante parti e ingranaggi diversi (come tutti i musicisti che fanno parte del risultato finale) e capace di leggere il presente e predire il futuro, capace di guardare all’ignoto e trovare in esso qualcosa di utile.
Una coincidenza o quella che Jung definirebbe sincronicità? Non ho la risposta giusta, ma le musiche sembrano nate per raccontare quella storia e le suggestioni ad essa legate.
Irregular Orbit apre l’album e introduce l’ascoltatore in quel clima affascinante e misterioso che ruota attorno alla storia, ma se l’ascolto è attento potrete apprezzare anche tutte le sfumature di suoni che le regalano colore.
Corrosion è un altro momento alto dell’album: l’atmosfera drammatica e inquietante ferma gli attimi e la sensazione è quella di ripercorrere la storia a rallentatore.
Bellezza e complessità, fascino e mistero, potrei sintetizzare così Antikythera, un album che non dovrebbe mancare in una buona collezione e che non poteva che essere targato RareNoiseRecords.

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