Recensioni

Lockerbie – Olgusjor

Fortunato Mannino

È un disco che sa d’Islanda! La natura selvaggia, capricciosa e allo stesso tempo affascinante di un’isola unica al mondo sono elementi che, consciamente o inconsciamente, ispirano le melodie del disco. A tutto questo unite la gioia di vivere tipica dell’età e la grande capacità di costruir canzoni

Se leggendo il nome della band vi viene in mente un episodio tragicomico (tragico per quello che è successo – comico, tristemente comico, per come si è concluso) della storia recente…Beh!…non vi sbagliate! Uno dei componenti del gruppo (ormai ex) aveva scritto una canzone ispirandosi proprio a quell’evento e…alla fine quel titolo suonava talmente bene che è divenuto il nome del gruppo.
Se pensate, per questo, ad un album dalle atmosfere cupe e tristi…Beh! Questa volta vi sbagliate.
Olgusjor è un album fresco che fonde in modo mirabile elementi tradizionali e sperimentazione. Si avverte, fin dal primo ascolto, che si tratta di LP maturo: le linee melodiche, gli arrangiamenti, il mixaggio sono stati curati nei minimi dettagli. Diciamo pure che il tempo ha giocato e gioca a favore dei quattro islandesi considerato che nel 2007, anno in cui hanno suonato il primo brano insieme, frequentavano il college! A dirla tutta si sarebbero anche sciolti se non fosse stato per il tastierista David Sigurðsson che, all’insaputa del gruppo, ha iscritto la band ad un concorso radiofonico. Risultato? Concorso vinto! Registrazione professionale garantita e…sogno realizzato!
L’album esce nell’estate 2011 per il mercato islandese (Record Records RECD010). Il buon successo e le peculiarità dell’album vengono notate dalla Kapitän Platte che lo distribuisce per il mercato europeo. L’album è proposto, come sempre nel doppio formato CD ed LP (le copie tutte numerate a mano sono in tutto 500, le prime cento in vinile arancione, le restanti in vinile nero).
Cosa rende questa band post-rock così interessante e diversa dalle altre? Fermo restando che le impressioni di ognuno sono personali, vi sono delle caratteristiche che oggettivamente la differenziano dalle altre. Prima di tutto la lingua: la band non ha optato per il canonico inglese ma ha mantenuto l’islandese. I testi non hanno quella vena malinconica tipica di altri gruppi post-rock preferendo, al contrario, quotidianità e gioia di vivere. La musica, grazie all’utilizzo di una grande varietà di strumenti anche tradizionali, dipinge paesaggi sonori che richiamano, direi quasi inevitabilmente, i paesaggi islandesi.
È un disco che sa d’Islanda! La natura selvaggia, capricciosa e allo stesso tempo affascinante di un’isola unica al mondo sono elementi che, consciamente o inconsciamente, ispirano le melodie del disco. A tutto questo unite la gioia di vivere tipica dell’età e la grande capacità di costruir canzoni e…il gioco è fatto! Conferme? Guardate la copertina del disco e dopo…ascoltatelo bene!

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