Sound&Vision

Lisa Manara @ Martedì Blues Bubano + Intervista

Alessandro Corona

“Ciò che mi incuriosisce della cultura della musica in Africa è anche il fatto che essa scandisca tutte o quasi le attività quotidiane” Lisa Manara

Il concerto di Lisa Manara, il 13 10 2020 lancia un segnale di speranza in questo periodo cosi complesso, facendo emozionare il pubblico che con calore inaspettato reagisce accogliendo Lisa Manara e il suo gruppo con un abbraccio simbolico ma caloroso.
Così inizia la serata “L’urlo dell’Africa” di Lisa Manara e il suo meraviglioso quartetto in quel di Bubano, alla periferia di Imola.
Il quartetto è ben collaudato e tutti sono coinvolti dalla dolcezza di Lisa e dalla sua anima sincera. Il rapporto che Lisa instaura con il pubblico è subito vincente e la presentazione dei suoi compagni di viaggio da conferma che la serata sarà sicuramente suggestiva e travolgente!
Le tastiere di Federico Squassabia emanano suoni come grandi onde in procinto di scontrarsi con la terra africana. La ritmica precisa e incisiva del grande Youssef Ait Bouazza, batterista di Casablanca dalle capacità incredibili, è tutt’uno con le sue bacchette. Aldo Betto, chitarrista ormai affermato anche fuori dalla scena italiana, si integra perfettamente col quartetto.
Devo dire che il pubblico ha risposto molto bene al richiamo “africano” del quartetto che ha creato un’onda melodica e di felicità, scacciando così per quasi due ore la malinconia causata da questi momenti che non sono certamente periodi facili. Lisa crede moltissimo nel suo lavoro e nella ricerca che sta portando avanti da molto tempo. Nel corso della serata ci sono stati anche dei momenti diversi con brani soul riproposti in una chiave direi più soft, ma sempre coinvolgenti.
Vorrei porre l’accento sulla bravura dell’organizzazione del locale che ha sempre rispettato le regole del momento, avendo messo sia i musicisti sia il pubblico in condizioni perfette per una serata vincente. Grazie ancora al Martedì Blues di Bubano. 

Live band:
Lisa Manara voce
Aldo Betto chitarra
Federico Squassabia tastiere
Youssefait Ait Bouazza batteria

Intervista Lisa Manara

Lisa Manara ti ho conosciuta nel 2016 come “debutto” al John Wesley Hardin con i Savana Funk. Ho una foto che ti ritrae quasi schiva e timida. E poi cosa è successo?
Ricordo bene quella serata e il mitico John Wesley, un piccolo tempio per la musica.
La Lisa schiva e timida c’è ancora, vestita però dalle tante esperienze che ho potuto fare in questi anni. A volte mi guardò indietro e mi faccio anche tenerezza; le esperienze, gli incontri ti arricchiscono e ti fortificano. Ho avuto la fortuna di incontrare tanti musicisti incredibili con tanta esperienza alle spalle che tuttora collaborano con me, ho avuto l’enorme piacere di lavorare con Gianni Morandi e salire con lui su decine di palchi tra cui l’Arena di Verona e trovarmi in diretta Rai ad Assisi ad inizio estate.

Sei stata “scoperta” dal direttore artistico del Naima club, Michele Minisci, e da quel momento sei entrata nell’olimpo della musica. Era come volevi tu?
L’incontro con Michele è avvenuto davvero casualmente. Mi trovavo in una vecchia osteria di Imola a jammare con altri musicisti e lui quella sera era lì e mi sentì. Per qualche anno abbiamo avuto una bella collaborazione che mi ha permesso di salire su palchi importanti e di iniziare perciò a comprendere cosa significasse realmente essere una professionista. Fino ad allora avevo vissuto la musica come un gioco, uno sfogo, un’evasione e in realtà tutt’ora è anche questo, ma per intraprendere questa professione è necessaria tanta passione, dedizione e un costante lavoro su stessi a mio avviso.
Tante altre erano e sono ancora le mie passioni, dalla natura, agli animali, alla filosofia e credo che questo nutra la persona e di conseguenza l’artista.
La consapevolezza di voler far questo mestiere è stata un percorso; quando nella tua vita vedi che tutto va in quel senso, non puoi far altro che seguire il flusso. Quindi si, era ciò che volevo, ma soprattutto era ciò che mi faceva stare bene.

Mi sono chiesto più volte questo amore che hai per la cultura africana, da dove nasce. Cosa ti attrae della loro musicalità, e non solo.
L’amore per la musica africana è probabilmente un retaggio della mia adolescenza, quando all’età di 14 anni due mie compagne di liceo di origine marocchine, mi prestavano le loro cassette di musica tradizionale. Io tornavo a casa da scuola, facevo partire il gira nastro e iniziavo a ballare e cantare. La mia cameretta diventava così un tappeto volante e viaggiavo in terre lontane, lasciandomi travolgere da questi ritmi e poliritmie mantriche che ti fanno muovere in modo incondizionato e libero, che fanno battere mani e danno gioia.
È una musica che parla di speranza, di terre, di popoli che le abitano, ha il sapore della sabbia e il colore del sole sulla terra.
Ciò che mi incuriosisce della cultura della musica in Africa è anche il fatto che essa scandisca tutte o quasi le attività quotidiane ed è sempre vissuta come un momento di condivisione in cui tutti i presenti partecipano in qualche modo.

Hai partecipato a The Voice, ed essendo tu una persona molto riservata, come sei riuscita ad esprimerti davanti alle telecamere e “subire” il giudizio del pubblico? Hai qualche segreto?
 L’esperienza a The Voice è stata per me molto pesante emotivamente. Ero piccola e immatura e la pressione esercitata dal format che ti pone in costante giudizio e competizione non è di certo stata facile da gestire. Ho cercato di pensare solamente alla musica ma sentivo tutto troppo artefatto per come vivo io la musica. Ora, quasi 10 anni dopo, probabilmente riuscirei a viverla con più leggerezza e trarne più aspetti positivi e magari mi farei anche una risata. In adolescenza invece hai una visione univoca della realtà, lotti per il tuo modo di vedere le cose e non ammetti altri punti di vista; maturando, impari ad essere più tollerante e capisci che le cose possono essere vissute in modo differente ed è bello anche sapersi adattare alle situazioni, sempre rispettando la propria personalità, senza snaturarsi .

Che differenze hai trovato tra televisione e concerti dal vivo?
Sono mondi molto distanti. La televisione ha tempistiche e modalità precise che lasciano poco spazio all’imprevisto e quindi all’improvvisazione che invece spesso fa da padrona nei concerti in cui ogni serata è unica, è viva.
La logica che sta dietro ad un prodotto televisivo è ben più ampia, a partire dagli sponsor, dal pubblico a cui si rivolge, dall’attenzione che deve suscitare e tenere viva; il discorso sarebbe molto lungo e temo di non aver le competenze per farlo.

Hai un’amica del cuore? Quando sali sul palco, a cosa pensi?
LISA: Ho un’amica anche se è riduttivo chiamarla così, una persona che è arrivata come un dono; mi supporta e condivido con lei tutte le mie preoccupazioni o gioie. Un incontro di anime bellissimo e unico.
Quando salgo sul palco in realtà, cerco di pensare il meno possibile, quella da risvegliare in quel momento è la sfera delle emozioni che nella quotidianità facciamo assopire. La musica ti insegna a prenderti cura delle tue emozioni, a coltivarle e a veicolarle.

Ora però ci racconti come sei entrata a fare parte dell’universo di Gianni Morandi. Non credo facesse parte dei tuoi progetti musicali. Mi sembra di capire che sei una cantante piuttosto curiosa!
La collaborazione con Gianni è arrivata inaspettatamente. Il caso vuole che il direttore della band Alessandro Magri cercasse cantanti in zona Bologna per un nuovo tour di Gianni Morandi. Mi arrivò perciò una chiamata per un provino da fare nel suo studio. Gianni rimase contento e così iniziò questa bella avventura. Quasi un mese di prove per mettere in piedi uno spettacolo che avremmo portato poi circa 70 palchi. Mi sono gettata in questa esperienza, curiosa di scoprire un mondo nuovo. Un lavoro completamente diverso da ciò che avevo fatto fino ad allora. Ho potuto constatare quanto lavoro e preparazione c’è dietro ad un grande show che include la cura di tantissimi aspetti: tempistiche, posizioni sul palco, l’immagine, luci, e ovviamente la musica che deve essere il filo conduttore della serata. Gianni è un gigante nella sua professione, ha già nella sua mente il quadro di ciò che deve essere il suo spettacolo e centinaia di addetti tra musicisti e tecnici sono lì proprio per quello, creare uno spettacolo di qualità che soddisfi le emozioni della gente. L’esperienza con lui mi ha anche avvicinata alla musica italiana, la musica del mio paese che per qualche annetto ho ignorato per sperimentare nuovi mondi ma che in fondo mi appartiene più di quanto io potessi immaginare; importante è stato apprendere da lui l’importanza dell’interpretazione della parola che dobbiamo ricordare : prima di essere significato è un suono, ed è proprio il suono che della parola ci arriva, il modo in cui la si esprime che già di per se, può dar vita ad un immagine. La bellezza di quella esperienza sta nell’essersi sentita a casa, Gianni ha sempre avuto con noi un rapporto confidenziale che ha facilitato il lavoro e lo ha reso divertente e stimolante.

Ti ritengo una cantante molto preparata, la cosa che apprezzo molto, è che sei umile, sai chiamare il pubblico verso di te in maniera semplice e convincente. Le tue origini romagnole aiutano?
Dalla Romagna penso di aver ereditato la genuinità e l’amore per le cose semplici.
Ricordo ancora quando da piccola, mia nonna sul letto e noi tre nipotine sepolte sotto quelle copertone pesanti che profumavano di aria fresca, ci addormentavamo nella culla dei suoi racconti; storie semplici della sua gioventù ma così dense di emozione che usciva in modo autentico. Io rimanevo incantata ad ascoltarla per ore. E così anche il pubblico che ora ho di fronte, percepisce l’autenticità e si avvicina solo se riesce a riconoscersi in ciò che proponi.

 I tuoi compagni di viaggio musicali, sono ormai consolidati. Che tipo di rapporto hai con loro, pensando ad esempio che Aldo Betto ha anche i suoi progetti, come poi tutti gli altri…
Ho un rapporto bellissimo con tutti. Abbiamo tutti caratteri molto differenti ma ci capiamo, ci stimiamo e cerchiamo di conciliare tutti i nostri progetti.
Youssef è ormai compagno di vita da diversi anni, ci confrontiamo, si litiga e si cresce insieme.

Per finire ti chiedo due cosa: che direzione prenderai, musicalmente parlando, considerando il momento così difficile per l’Arte in generale, e cosa pensi di questo mondo musicale così articolato che sta mostrando da diversi anni lacune che sembrano incolmabili.
 Ora ho tanta voglia di condividere i miei brani con chi vorrà ascoltarli, è un esperienza nuova, un salto nel buio rispetto a ciò che ho fatto fin’ ora ma che sento sia arrivato il momento di fare. L’obiettivo ora è quindi uscire con un progetto discografico che parli la mia lingua e farlo nel modo più autentico assoluto.
Il periodo che stiamo vivendo ha messo in luce tutte le lacune che ristagnano nel settore dell’arte in generale, la mancanza di tutele, precariato, frammentazione contrattuale. Spero che questo periodo possa servire a prendere consapevolezza delle problematiche esistenti e a regolamentare in modo chiaro e semplice questo settore e tutte le categorie di lavoratori che gli ruotano attorno.
Non si può prescindere dall’arte. Essa appartiene necessariamente all’uomo perché è una delle sue attività principale; in noi c’è una parte materiale, una parte spirituale e una di mediazione e proprio questa mediazione in cui racconti un qualcosa di sublime con uno strumento.

About the author

Alessandro Corona

Alessandro Corona

Alessandro Corona nasce a Bassano del Grappa (VI) nel ’57. Dopo aver vissuto in varie zone del Veneto, si trasferisce a Bologna negli anni’70, seguendo tutto il movimento artistico di quel periodo; dai fumetti di A. Pazienza e N. Corona, alla musica rock britannica e americana, a quella elettronica di stampo tedesco, al cinema d’avanguardia tedesco e francese, per approdare poi alla scoperta della fotografia internazionale seguendo corsi di approfondimento e di ricerca.

Scatto per non perdere l’attimo.
Esistono delle cose dentro ognuno di noi, che vanno messe a fuoco.
Esistono cose che ci circondano e che non vanno mai perse, attimi che possono cambiare il nostro futuro; ognuno di noi ha un’anima interiore che ci spinge verso quello che più ci piace o ci interessa.
Io uso la macchina fotografica come un prolungamento del mio braccio, la ritengo un contenitore enorme per catturare tutti quei momenti che mi appartengono.
Passato e futuro si uniscono fondendosi insieme e per caratterizzare l’anima degli scatti creo una “sensazione di fatica” nella ricerca dell’immagine mettendo in condizione l’osservatore, di ragionare e scoprire sé stesso dentro l’immagine.
Trovo interessante scattare senza pensare esattamente a quello che faccio; quando scatto il mio cuore muove un’emozione diversa, sento che la mia mente si unisce con estrema facilità al pulsante di scatto della mia macchina, non esito a cercare quel momento, non tardo un solo secondo per scattare senza riflettere.
Il mio mondo fotografico è principalmente in bianco e nero, il colore non lo vedo quasi più, la trasformazione cromatica è immediata.
Non esito: vedo e scatto!
La riflessione per quello scatto, si trova in mezzo tra il vedere e lo scattare senza esitare sul risultato finale, senza perdere tempo in quel momento.
Diventa immediato per me capire se quello che vedo e che intendo scattare può essere perfetto,
non trovo difficile esprimere quello che voglio, la macchina fotografica sono io.
Ogni scatto, ogni momento, ha qualche cosa di magico, so che posso trasmettere una riflessione quindi scatto senza cercare la perfezione estetica perché nella fotografia la foto perfetta non esiste, esiste solo la propria foto.
Works:
Fotografo e grafico: Mantra Informatico (cover CD), Elicoide (cover LP)
Fotografo ufficiale: Star for one day (Facebook). Artisti Loto (Facebook)
Fotografo ufficiale: Bowie Dreams, Immigrant Songs, Roynoir, Le Sciance, Miss Pineda.
Shooting: Federico Poggipollini, Roynoir, Heide Holton, Chiara Mogavedo, Gianni Venturi, Double Power big band, Progetto ELLE, Star for one day, Calicò Vintage.
Radio: Conduttore su LookUp radio di un contenitore artistico, con la presenza di artisti.
Fotografo ufficiale: John Wesley Hardyn (Bo), Reelin’and Rocking’ (Bo), Fantateatro (Bo), Nero Factory (Bo), Valsamoggia Jazz club (Bazzano), Friday Night blues (Bo), Voice club (Bo), Stones (Vignola), il Torrione (Fe), L’officina del gusto (Bo), Anzola jazz, Castelfranco Emilia blues, Bubano blues, Mercatino verde del mondo (Bo), L’Altro Spazio (Bo), Ramona D’Agui, Teatro del Pratello (Bo), P.I.P.P.U Domenico Lannutti, Insegui L’Arte (Badolato CZ), Artedate (Mi), Paratissima Expo (To), Teatro Nuovo e club Giovane Italia(Pr), Teatro Comunale e Dehon (Bo), Teatro delle Passioni (Mo).

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