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L’esordio dei Casablanca parla di tradimento

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Scritto da Red

Difficile trovare un modo per archiviare un simile album. Dentro c’è il mondo conosciuto e anche quello sconosciuto del nostro artigianato pop,l’America dei Blik 182 e dei Green Day piuttosto che la visionarietà digitale dei Subsonica, o anche l’irruenza dei Rezophonic e la lista diventa lunghissima con poco sforzo. Non a caso i Casablanca arrivano tutti da progetti limitrofi a queste zone, se non proprio loro diretti protagonisti. E quindi mantechiamo per bene il tutto senza perdere il ritmo e tiriamo fuori un concentrato di 11 inediti di accattivante mistura, grazia ed energia. L’omonimo disco dei Casablanca segna un esordio lanciato in rete dal singolo “GELIDO” di cui vi mostriamo il video ufficiale. Una sexy mescolanza di generi vestiti, possiamo dire, da un unico costume sonoro che, condividendo a pieno la politica, si produce in arrangiamenti e scelte di produzione lasciate libere e randagie di essere piuttosto che di rappresentare o appartenere. Come leggo dalle note di stampa, si fa un bel tuffo in quel ventennio a cavallo degli anni ’80 in cui si suonava per esprimere e non per moda o per imitazione, senza troppo preoccuparsi dei suoni da modellare a dovere. E tutto questo nei Casablanca si sente: una produzione omogenea in tutte le sue parti, ricca di contaminazioni e di ascolti oltre che di tradizione verso alcune radici che poi in seguito hanno preso varianti nettamente più commerciali. E, frutto anche del momento attuale, citiamo i riesumati Scisma il cui retrogusto fa spesso capolino in alcune liriche di questo lavoro. Brani in cui la melodia non è mai in secondo piano e si fa ben ricordare, incisi forti e messaggi di rivoluzione personale più che sociale: partendo da un concetto di tradimento in tutte le sue forme si approda a raccontare di se cercando di ispirare sensazioni di dejavù e di introspettivo passato. Ci si logora ma si rinasce al tempo stesso, basta trovarne la chiave. Il momento topico, per me, si raggiunge con “Non volevo” un brano spiccatamente in stile Subsonica in cui si concretizza tutto quanto scritto sopra. E mi incuriosisce l’ascolto di “Legami gli occhi” con cui si chiude il disco. E ormai senza stupirmi ritrovo qui soluzioni alla Gravehurst e orchestrazioni sintetiche alla Beck, il tutto portato per mano da un pop epico tutto italiano. Un lavoro intenso, ricco di ispirazione, difficile racchiuderlo in poche righe. Si abbisogna di ascolto, tanto ascolto…attento ascolto. La banalità non è di casa…

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