Recensioni

Laura Loriga – Vever

Scritto da Fortunato Mannino

E’ uno degli album più belli di questo surreale 2022

Cos’è la vita? Difficile dare una risposta a questa domanda, ma non si sbaglia di molto se la si definisce come l’insieme degli incontri e delle esperienze, che facciamo lungo il nostro incedere. È una definizione forse non sbagliata, probabilmente scontata e riduttiva, ma non tutti ne hanno consapevolezza, nonostante i tempi dovrebbero essere maturi per un salto evolutivo. Ma se gli strumenti ci sarebbero, è l’umanità stessa, anche se sarebbe più corretto dire la società occidentale, che si è incatenata alla materialità e a uno stile di vita in cui edonismo e apparenza dominano. Le conseguenze di questo stato di cose sul piano sociale e psicologico sono devastanti: il rapporto con il sé e con l’altro si sono inariditi e la perdita di una visione critica ha consegnato la società alla mediocrazia. Per fortuna esistono gli artisti, quelli con la A maiuscola, che, noncuranti delle leggi del mercato, condividono il loro punto di vista, le loro esperienze che, sublimati in una dimensione universale, ci inducono a riflettere e ci invitano spesso al viaggio introspettivo.
È il caso del disco della compositrice e cantautrice Laura Loriga, per me una piacevolissima scoperta, che nel suo primo album solista ci ricorda che esiste una dimensione altra. Non è certamente la prima a farlo, ma proporre un tema non nuovo in modo musicalmente originale e accompagnarlo con delle liriche ben scritte non è cosa da poco. Senza contare che un sentimento o una tematica per quanto simile si può raccontare in mille modi diversi. Il titolo dell’album è Vever, parola che non conoscevo e per questo ho chiesto aiuto al signor Google, che mi ha suggerito due possibilità, entrambe in modo diverso compatibili con il mood dell’album e, l’ho scoperto successivamente, errate. Il primo suggerimento mi ha portato alla conoscenza di Henri Vever famoso gioielliere francese, l’ascolto dell’album e la bellezza e la cura di ogni singolo brano mi ha fatto pensare a nove cammei. Idea suggestiva ma, da subito, improbabile. Il secondo suggerimento, viceversa, mi è sembrato più plausibile visto che in norvegese vever significa tessere. I nove brani, infatti, possono definirsi come frammenti di vita sublimati in forma canzone.
Solo in un secondo tempo ho scoperto che la parola ha radici haitiane e indica i disegni geometrici che il sacerdote realizza durante i rituali vudù. Disegni che richiamano le caratteristiche del loa (spirito) evocato. A questo punto è chiaro che l’artista abbia voluto realizzare brani fortemente evocativi che si collocano in una dimensione intermedia tra realtà e spiritualità. Ma tutti i significati mi sembrano calzare perfettamente.
I brani prendono forma a Brooklyn tra il 2018 e il 2019, la cantautrice bolognese si divide infatti tra l’Italia e gli U.S.A., e raccontano la quotidianità di quel periodo. Una quotidianità fatta di incontri, concerti, passeggiate… In una parola: vita. Vita che per tutti diventa ricordo, ma che gli artisti cristallizzano in opere e, in questo caso, canzoni e musica.
Ad introdurci nel mood dell’album, che si rivela dunque essere una sorta di istantanea di un periodo storico, è una copertina carica di suggestioni e di rimandi. Una casa illuminata e sospesa in un indefinito spazio-tempo, facile metafora di una dimensione intima e personale, in cui custodire gelosamente ciò che il Tempo vorrebbe travolgere con il suo scorrere inesorabile. Da qui il sapore malinconico dei nove brani di cui è difficile segnalarne uno ma, viceversa, è facile segnalarli tutti considerato che al momento è uno degli album più belli che ho ascoltato in questo surreale 2022.
La scrittura è essenziale, astratta e punta sul potere evocativo delle parole e delle immagini, ciò spersonalizza il messaggio e permette ad ogni ascoltatore di ritrovare una parte di sé.
La voce di Laura Loriga è semplicemente splendida e, come ho scritto all’inizio, per me che non conoscevo i suoi lavori con i Mimes of Wine è stato naturale andare ad ascoltarli. I musicisti che accompagnano la pianista bolognese e contribuiscono a costruire le rarefatte atmosfere di Vever, sono parte integrante di quegli incontri e di quello scorcio di vita newyorchese, tra questi, tutti bravi intendiamoci, cito da amante delle sonorità e del genio di Kevin Ayers e Bobby Previte il batterista Otto Hauser.

Laura Loriga
Ufficio Stampa Pitbellula

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Fortunato Mannino

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