A volte capita che il tempo, nel suo incedere frenetico, trovi finalmente un luogo dove fermarsi. È accaduto la sera del 3 luglio, sotto la volta celeste di Soverato (CZ); tra il silenzio vigile degli alberi dell’Orto Botanico, la ventiseiesima edizione di Armonie d’Arte Festival ha spiegato le vele per tornare verso un luogo che ha eletto casa. Qui, dove la terra incontra il respiro, la musica ha smesso di essere un oggetto da osservare per trasformarsi in un’esperienza vissuta, un ponte invisibile capace di unire il battito del cuore alla vastità dell’orizzonte.
Al centro di questo tempio a cielo aperto, il progetto “Explorations” si è fatto spirito e corpo. A guidare la danza è stato Joe Lovano, un titano del sax tenore che abita la storia del jazz con la saggezza di chi ha trasformato il proprio strumento in un’estensione dell’anima. Lovano interroga l’aria, la scolpisce, lasciando che le note fluttuino come polvere di stelle sospese tra la memoria dei grandi maestri ( da Coltrane a Davis), passando per l’eleganza immortale di Bennett e l’urgenza febbrile del presente.
Accanto a lui, un quartetto, una costellazione in perfetto equilibrio gravitazionale. Antonio Faraò, al pianoforte, ha trasformato la tastiera in un diario di bordo: ogni accordo, ogni cascata di note, era una pennellata di infinita raffinatezza, un controcanto che dialogava con le ombre e le luci dell’Orto Botanico. Ira Coleman, al contrabbasso, ha offerto la solida roccia su cui poggiare i sogni, garantendo una profondità tellurica capace di radicare il suono alla terra, mentre Johnathan Blake, alla batteria, si è fatto battito del cuore, un demiurgo della scansione temporale che ha saputo infondere vita anche nel silenzio, trasformando il ritmo in pura poesia cinetica.
La serata è stata un viaggio senza mappa, un flusso ininterrotto dove il lirismo più rarefatto cedeva il passo a improvvise, luminose esplosioni di energia. Ogni brano era un paesaggio che mutava colore sotto lo sguardo dell’ascoltatore; non c’era distinzione tra l’opera composta e l’istante vissuto. È apparso evidente che il quartetto respirasse all’unisono, in un atto di creazione collettiva così intenso da rendere ogni singola nota un dono, un evento unico e irripetibile consegnato a una platea partecipe, avvolta dalla magia di un clima ideale.
Il culmine di questo incanto si è raggiunto nel bis finale: un dialogo nudo, spogliato di ogni artificio, tra il pianoforte e il sax. È stato lì che il tempo si è fermato, sospeso nell’intensità di un’emozione che ha risuonato ben oltre le mura del giardino, trasformando la musica in una carezza collettiva che ha riconciliato gli animi.
A sigillare il senso profondo di questa inaugurazione sono giunte le parole della direttrice artistica Chiara Giordano, che come un’invocazione hanno tracciato il solco del festival e dei suoi APPRODI lungo le “Nuove Rotte del Mediterraneo”.
«In un tempo segnato dalla frammentazione e dal conflitto, noi scegliamo la mitezza. Scegliamo la bellezza non come ornamento, ma come atto politico di resistenza e guarigione. L’armonia è una forza generatrice, un balsamo che ci permette di ritrovarci. Armonie d’Arte nasce in questo spirito: affinché lo spettacolo dal vivo rimanga, sempre, il luogo sacro dell’incontro, dove l’emozione diventa autentica condivisione».
Soverato si è svelata, accogliendo il primo respiro di un’estate che si preannuncia come una danza tra le arti. Il cammino di Armonie d’Arte prosegue ora lungo sentieri multidisciplinari: il 10 luglio, con la sollecitazione di “K R 7 0 M 1 6 – N A U F R A G O S E N Z A N O M E”, e il 12 luglio, con l’intensità di “NON CHIAMATELE STREGHE – Donne di lirica nella parola contemporanea”. Nuove tappe di un viaggio che continua a interrogare il presente attraverso la luce, in attesa di scoprire quale altra bellezza ci attenda, pagina dopo pagina, in questo libro a cielo aperto.
Per chi desidera smarrirsi ancora tra le trame di questo racconto sonoro, il programma completo e ogni dettaglio sono custoditi su www.armoniedarte.com e attraverso i canali social dedicati.
Per le suggestioni e le immagini si ringrazia l’Ufficio Stampa del Festival: Anna Trapasso
Galleria Fotografica: Massimiliano Natale






