Recensioni Soundcheck

La Teiera di Russel – NMR

Fortunato Mannino

un viaggio che spazia dal post-rock al math rock che irretisce l’ascoltatore estraniandolo, almeno per un po’, dalle umane miserie

Scrivo questa recensione a qualche giorno di distanza dall’attentato, spettacolare quanto atroce, di Parigi. Un attentato che segue quello dell’abbattimento dell’aereo russo, che segue ad una carneficina che non avrà fine, visto le logiche alla base di una follia collettiva. Una follia guidata dall’interesse (1.800 miliardi di dollari il giro d’affari del mercato delle armi), dall’egoismo e dal fanatismo religioso. Riflessioni che in qualche modo s’impongono, automaticamente, se il gruppo che ti capita di recensire si chiama La Teiera di Russell e se si vuol ancora credere che la Musica, con il suo piccolo grande potere, può ancora influire sulle sorti del Mondo. Musica è emozione, è rispetto e il suo messaggio, qualunque esso sia, va al di là delle frontiere e abbatte le diversità culturali.
Un concetto filosoficamente, logicamente e chiaramente enunciato da Russell nel suo paradosso della teiera, ma difficile da capire considerato che si continua a massacrare nel nome di un Dio. L’uomo solo con la sua ombra, che osserva una macchia informe di colori scuri che squarcia uno sfondo sfumato di colori chiari, ha il diritto di vederci anche dio se vuole, ma non per questo può arrogarsi il diritto alla Verità e imporla limitando / giudicando / minando la libertà altrui. Sembra voler comunicare questo la bella copertina che il gruppo, di Cuneo, ha scelto per il suo album d’esordio. Il cd s’intitola NMR, una sigla che, idealmente, si ricollega a quel concetto di libertà enunciato sopra. Ognuno, infatti, può sciogliere la sigla come meglio crede, senza per questo temere l’errore né detenere una verità assoluta. Se scioglierete in NuMeRi troverete un filo conduttore con i titoli dei sei brani che compongono l’album e… nessuna certezza. Stesso discorso vale per la Musica, che spazia e contamina generi, che esprime liberamente l’ego creativo di ogni singolo membro, che si concilia nell’armonia del gruppo e nella quale, liberamente, ognuno di noi può trovare ciò che più gli aggrada. Nei sei brani, prevalentemente musicali, un viaggio che spazia dal post-rock al math rock che, comunque sia, irretisce l’ascoltatore estraniandolo, almeno per un po’, dalle umane miserie.
NMR è un buon esordio, altrimenti non ne avrei scritto, e La Teiera di Russell è un progetto intrigante anche se, come sempre, la prova più difficile sarà il secondo album.

 

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