La storia non è un ripostiglio con scaffali pieni di re, battaglie, trattati, imperatori con barbe improbabili e date da imparare a memoria.
La storia è una caccia.
Ma è una caccia di fatti, emozioni, speranze, paure e destini. Come segugi, dobbiamo calarci nei personaggi, nelle epoche, seguire le tracce e raccogliere gli indizi, per tentare di ricostruire una mappa del tempo.
La parola “storia”, prima di diventare un libro, una cronologia o un documentario in televisione, per gli antichi greci significava un’altra cosa. Historía infatti significava ricerca, indagine, non il racconto, ma il lavoro che viene prima del racconto. Un lavoro fatto di mille domande, dubbi, confronti e verifiche.
Da quella parola nasce hístōr -uno che sa-. Non perché ha letto tutto, ma perché ha guardato, ascoltato e confrontato. Uno che non si accontenta della prima storia raccontata attorno al fuoco.
Ed è interessante che tutto questo venga dalla stessa radice da cui nasce anche il verbo “vedere”.
Per gli antichi, sapere e vedere erano quasi la stessa cosa. Prima osservi, poi capisci, solo dopo racconti.
Forse è per questo che Erodoto continua a parlarci dopo venticinque secoli. Non era un collezionista di aneddoti, ma un investigatore. Viaggiava, osservava, ascoltava testimoni e raccoglieva versioni diverse dei fatti. Il suo metodo era sorprendentemente moderno. Si fondava su due strumenti: l’autopsia (òpsis), cioè la visione diretta di luoghi, monumenti e popoli incontrati nei suoi lunghi viaggi, e l’ascolto (akoè), il sentito dire, le testimonianze raccolte da chi aveva visto o ricordava gli eventi. Poi confrontava tutto, pesava le fonti, metteva una versione accanto all’altra. Talvolta ci dice persino che le testimonianze sono in contrasto e lascia al lettore il compito di giudicare.
Non pretende di consegnare una verità assoluta: ci mostra il percorso compiuto per avvicinarsi ad essa.
Aveva capito che la verità non arriva mai già confezionata: bisogna inseguirla.
Oggi siamo nell’era delle notizie che corrono più veloci del pensiero. Ognuno ha una versione dei fatti. Tutti hanno una certezza pronta all’uso. Pochi hanno ancora il tempo -o la voglia- di fare quello che suggerisce quella vecchia parola greca: indagare.
Abbiamo trasformato la storia in un racconto quando, in realtà, è un mestiere. Il mestiere di chi non si fida delle scorciatoie. Di chi sa che ogni testimonianza ha una crepa, ogni documento un’ombra, e che ogni verità si raggiunge con la fatica.
La storia, non è ciò che sappiamo del passato, ma è la caccia a quello che il passato ha davvero da raccontarci.
La storia è una caccia
Per gli antichi, sapere e vedere erano quasi la stessa cosa. Prima osservi, poi capisci, solo dopo racconti

