Recensioni

La Stazione delle Frequenze – Physis

Claudio Prandin
Scritto da Claudio Prandin

La giovane band sannita offre spunti prog davvero notevoli

Benevento è una città di cui si parla poco e che purtroppo è esclusa dai classici percorsi turistici. Pochi quindi sanno che vanta una tradizione musicale di tutto rispetto che ruota soprattutto intorno al conservatorio di musica “Nicola Sala”. In questo prolifico humus nascono e crescono giovani band molto promettenti tra le quali Thirdstone, La Bottega Del Tempo A Vapore e appunto La Stazione delle Frequenze. Solamente a leggerne i nomi si capisce che tipo di musica suonino: prog rock.
Physis è il nuovo disco di quest’ultima band che propone appunto un prog riconoscente a quello degli anni ’70, con un cantato in italiano che dai tempi della PFM e del Banco non è ancora passato di moda ma con un approccio e sonorità moderni. Per il sestetto sannita (composto dal cantante Alberto Cervone, dai chitarristi Angelantonio Donisi e Pierfrancesco Corbo, dal bassista Luca Iorio, dal batterista Andrea Passaro e dal tastierista Andrea Tretola) “Physis” rappresenta la natura in tutte le sue sfaccettature; infatti, come loro stessi dichiarano: “Abbiamo voluto, nel nostro piccolo, parlare della natura dell’uomo attraverso le singole esperienze personali, abbiamo toccato temi d’attualità, momenti di sconforto e di rinascita e abbiamo narrato storie.”
Questi otto brani sono articolati, ricchi di sfaccettature e caratterizzati da repentini cambi di ritmo che tolgono all’ascoltatore facili punti di riferimento e lo coinvolgono in un’esperienza variegata e stimolante.
A Siria è forse il brano più riuscito, dominato da un ritmo incalzante e da arrangiamenti robusti; bellissimi l’assolo di chitarra e il testo tutto da ascoltare poiché parla della “follia” di chi divulga fake news contrastanti con le ormai consolidate teorie scientifiche.
La lunghissima suite Il Sentiero del Vento supera i venti minuti ed è stata suddivisa in due parti; i suoi arrangiamenti sono molto ricchi: fiati, violini, riff granitici e numerosi assoli lo rendono un bellissimo viaggio; da attendere e gustare attentamente il lunghissimo assolo di chitarra di stampo gilmouriano che impreziosisce la prima parte.
Non ci Resta che Aspettare L’Aurora è una breve poesia raccontata sopra un dolcissimo tappeto di tastiere ed archi suonati dal maestro Marco Ialeggio.
Nonostante Physis sia un album impegnativo, come spesso accade per le lunghe composizioni prog, vale la pena ascoltarlo perché per tutta la sua durata “si sente un vento di felicità”.

TITOLO CD
Physis
BAND
La Stazione delle Frequenze
ETICHETTA
Red Sofa
ANNO PRODUZIONE
2019
GENERE MUSICALE
Progressive Rock

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Claudio Prandin

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