News Quatsch

La spigolatrice e il piccolo Budda

Quello che sta accadendo a Sapri mentre a Milano i gretini parlano è epocale

Alla conferenza sul clima della Youth4Climate a Milano il Piccolo Budda trecciuto, Quindicesima reincarnazione del Biscotto Svedese, Oceano surriscaldato di saggezza climatica, Grande spirito sostenibile, riceve a gambe incrociate i canuti ministri occidentali e li benedice compassionevolmente non sapendo cosa altro dire perché cazzo, diciamocelo, ha diciott’anni e a mala pena è riuscita a frequentare la secondaria superiore e quindi cosa vuoi che ne sappia tecnicamente sull’ambiente a meno che non corra il rischio di affidarsi ad esperti ma allora si entrerebbe fatalmente nel merito e poi forse sarebbero gli stessi esperti che consultano i ministri i quali a loro volta non sanno cosa cazzo rispondere perché almeno prima il buddino piangeva e potevano commuoversi e consolarla mentre ora parla e li accusa di fare solo bla bla che poi è esattamente quello che fa lei con l’aggravante di mobilitare in tutto il mondo (Afghanistan escluso) ogni venerdi milioni di adolescenti piccoli produttori di CO2 che dovrebbero stare a scuola e invece vanno in giro se solo sapessero quanta cazzo di co2 consumano i loro cellulari e i server che in tutto il mondo si surriscaldano al suono dei loro click. E per concludere non so se fosse più singolare lei o il ministro che diceva a un suo sottopancia, cercando una spalla su cui piangere “Alla fine, al dì là delle chiacchere, abbiamo detto tutti la stessa cosa, no?“ .
Si. dite tutti la stessa cosa ma non intendete affatto la stessa cosa.
Dovevo scrivere un pezzo sul clima e l’ho scritto consumando anche punteggiatura in modo sostenibile.

Adesso segue un pezzo maschilista e chi prosegue è avvertito. Tanto lo so che dopo questo avviso ci saranno solo donne a leggerlo.
Passiamo alla Spigolatrice. Quello che sta accadendo a Sapri mentre a Milano i gretini parlano è epocale. Questo sì che è importante e climatico. Nel senso che fa sperare che un sano e chirurgico effetto serra si verifichi presto sommergendo un po’ di cose meritevoli di stare sott’acqua.
Quando Pisacane arrivò a Sapri nel 1857 con la spigolatrice fu amore a prima vista. Tutti e due erano consci del loro precario destino, soprattutto il Pisacane che di uomini non ne aveva mille ma solo trecento e dunque che si aspettava? Ma anche la spigolatrice era preoccupata perché sapeva che con l’unità d’Italia sarebbe arrivato il progresso e presto tutte le colleghe spigolatrici sarebbero scomparse con l’arrivo dei mezzi meccanici perché con le macchine sarebbe stato impossibile perdere spighe di grano durante la mietitura.
Ma insomma il Pisacane era aitante, con i capelli azzurri e gli occhi d’oro (oltre che, si sa, giovane e forti) e l’amore è amore anche se poi gli andò male. Pisacane e i suoi trecento vennero massacrati dai Borbone e così Garibaldi per stare sicuro tre anni dopo moltiplicò per tre gli uomini necessari e aggiunse 100. Ma intanto la spigolatrice era diventata famosa quanto lui. Oggi sarebbe quasi certamente stata una tiktoker di chiara fama.
Ma non è questo il punto. La vera domanda farsi è:

– quante sirenette ci sono a Copenaghen?
– quante statue della libertà a NY?
– quante le statue dei musicanti a Brema?

Una ovviamente, mentre a Sapri invece ci sono da qualche giorno ben due spigolatrici, di cui una inaugurata poche ore fa.
La prima se ne sta sdraiata sugli scogli da qualche decennio. Fosse davvero stata lì, temiamo che il Pisacane non si sarebbe nemmeno accorto di lei. La statua infatti è posizionata sullo scoglio dello Scialandro, si trova insomma a sud rispetto all’abitato di Sapri, un chilometro circa dopo il porto, verso Maratea. Pisacane da uomo rivoluzionario ma prudente, vedendone sporgere il ciuffo dallo scoglio con l’occhio ceruleo, l’avrebbe certamente fatta passare per le armi dai suoi come spia borbonica e sarebbe finita lì.
Una donna solida quella della statua sdraiata, più che sirenetta a guardarla si potrebbe avere soggezione come davanti a una Sfinge egiziana, una donna timorata di Dio in cui il Pisacane biondone avrebbe comunque osservato un corpo solido e generoso, un pochino in carne ma allora andava di moda, una faccetta un po’ antipatica e mascolina se vogliamo e sicuramente delle gran gambe.
L’altra invece, la spigolatrice maliarda, se ne sta sul lungo mare e lei il Pisacane lo guarda in tralice con l’occhio trigliesco e attizzato. Perché l’estetica moderna dell’era del sesso impone questo ai grandi artisti di oggi, insomma ai nostri Michelangelo e Donatello, cioè che anche le spigolatrici debbano necessariamente essere sexy e un po’ smorfiosette. Infatti sotto il vestito (della spigolatrice) niente.
Ora qui si pone il primo grosso dilemma, inerente la rotta seguita dal Pisacane medesimo: se per prima cosa dal suo piroscafo avesse avvistato il fondoschiena davvero bene in vista della nuova spigolatrice e non più le linee classiche di quella sdraiata sullo scoglio, sarebbero stati dolori peggio che le sirene per Ulisse. Davanti all’ostentazione di quei sodi glutei di bronzo la spedizione si sarebbe arenata in tutti i sensi, visto e considerato che il Pisacane si portava dietro una marea di ergastolani che, alla vista di un simile promontorio, sarebbero andati in pazzeria.
Se invece avesse intercettato il suo sguardo in tralice forse si sarebbe innamorato all’istante ma avrebbe subito capito di aver messo gli occhi su una tipa piuttosto maliziosa e emancipata, dall’abbordaggio (e proprio il caso di dirlo) complesso, con quella caviglia scattante e quel fisico che pare cementato da anni di pilates più che di spigolamenti. Restano poi sullo sfondo delle incongruenze storiche perché se il Pisacane come pare arrivò a sera dubitiamo assai che le spigolatrici a quell’ora se ne andassero a spigolare in notturna e poi queste signore avranno avuto mariti e padri gelosi e pure conservatori data l’epoca, per cui una donna che se ne sta sdraiata in disparte su uno scoglio è certamente più coerente e credibile di una che se ne va in giro quasi nuda sul bagnasciuga in pieno Ottocento.
Sia come sia, al Pisacane andò male. La storia si sa, ha i suoi lati B. Allo scultore della giunone spigolante pare anche stia andando piuttosto male. Greta avrebbe detto che al momento la seconda statua non sembra sostenibile, tanto più che l’innalzamento marino dovuto all’effetto serra rischia di sommergerla. La Boldrini di fronte al gluteo sì tanto sguainato ha dichiarato che la rappresentazione della donna come corpo sessualizzato proprio non si può. Alla Crusca hanno aperto un secondo tavolo di lavoro (dopo quello dedicato al piccolo budda dell’ambiente e al senso ultimo delle sue dichiarazioni) per capire cosa sia un corpo sessualizzato e come si faccia a produrne uno asessualizzato. Peraltro la cosa avrebbe preoccupato molto anche il Pisacane visto che asessualizzarlo pare proprio che storicamente fosse uno degli scopi del centinaio di contadini (veri spigolatori?) sobillati dai Borbone che lo aspettavano inferociti con i loro falcetti, pensando si trattasse di uno sbarco di criminali comuni intenzionati a derubarli e magari a correre dietro alle spigolatrici loro figlie e consorti.
E così sulla spiaggia di Sapri ora restano come ossi di seppia molti immalinconiti inquinatori guardoni maschilisti a far compagnia al neo-capolavoro dal fisico statuario.
A noi su questa vicenda resta un profondo dilemma ed è proprio su di esso che, inspiegabilmente, i media e la politica tacciono: ma nel 1857 le spigolatrici portavano il tanga oppure no?
Ogni zoomata sulla statua, anche la più approfondita (e di foto ce ne sono a iosa, chissà perché quasi nessun giornale ha pubblicato una foto del lato A della statua), non toglie definitivamente il dubbio.
Mah… chissà, e se non vi piace l’articolo andate tutti a spigolare.

Racconto di Massimiliano Bellavista
Copertina di eineBerlinerin

About the author

Massimiliano Bellavista

È stato detto di Massimiliano Bellavista, ingegnere, scrittore blogger e docente universitario, che cerchi sempre nelle parole proprie altrui la tana del Bianconiglio. Nella tana spera di trovare un punto di vista particolare o anche solo qualcosa di speciale che nessuno ha colto prima. A volte ci riesce, a volte si accontenta di qualche gioco di prestigio. Se non proprio il Bianconiglio dalla tana, almeno sarà capace di tirarne fuori uno dal suo cilindro.
Si ritrova molto bene nella parola ‘Quatsch’ ma solo se significa ‘caos’, un caos nobile, perché crede molto nelle zone grigie, di confine, dove ad esempio i confini tra musica e parola si attenuano fino a sparire.

error: Sorry!! This Content is Protected !!

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Con questo sito acconsenti all’uso dei cookie, necessari per una migliore navigazione. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai su https://www.sound36.com/cookie-policy/

Chiudi