Recensioni

La Serpe d’Oro – Il Pane e la Sassata (L’amore… è come l’ellera?)

Scritto da Fortunato Mannino

E sulla contrapposizione di colto e tradizionale, di allegro e triste, di sacro e licenzioso si snodano i diciotto brani che, come ormai è chiaro, hanno come filo conduttore l’amore nelle sue varie forme

La Musica Popolare, le maiuscole non sono casuali, rappresenta la memoria storica di una nazione. Memoria storica di un’Italia rurale che è quasi scomparsa ma che, comunque, resiste allo scorrere inesorabile del tempo. Una delle caratteristiche della nostra Musica Popolare sta nelle specifiche peculiarità delle varie Regioni. I gruppi che hanno un legame stretto con questa tipologia di musica possiamo, in modo molto generale e schematico, suddividerli in due tipologie: i custodi e cultori della tradizione e quelli che la tradizione la contaminano con sonorità nuove. In entrambi i casi è possibile affermare che avviene una sorta di tradimento e sarebbe impossibile il contrario, visto che non è possibile cristallizzare nel tempo qualcosa che, per sua natura, è in continua evoluzione.
Nel caso de La Serpe d’Oro, gruppo senese attivo dal 2013, il problema del tradimento non si pone proprio, considerato che è esplicito nel sound. La tradizione è, infatti, il punto di partenza per una sperimentazione che dal folk si apre a tutti gli altri generi musicali miscelando suoni acustici ed elettrici.
Il Pane e la Sassata (L’amore… è come l’ellera?) è il titolo del loro ultimo album, titolo che fa riferimento a un detto toscano al quale è stato aggiunto un sottotitolo che chiarisce un po’ il filo conduttore dell’album (ellera è la forma poetica di edera). E sulla contrapposizione di colto e tradizionale, di allegro e triste, di sacro e licenzioso si snodano i diciotto brani che, come ormai è chiaro, hanno come filo conduttore l’amore nelle sue varie forme. Diciotto brani che possono sembrare tanti ma che nel loro susseguirsi sanno sorprendere, perché si trovano personaggi inaspettati. Uno di questi è Giovanni Boccaccio del quale La Serpe d’Oro rivisita la canzone recitata da Dioneo alla fine della Giornata V del Decamerone.
Amor, la vaga luce è uno dei brani più belli dell’intero album e richiama alla memoria la peste del 1348. Tramonta o sole è un brano che definirei trasversale alla penisola, non c’è dialetto o regione in cui il popolo oppresso non abbia cantato la sua sofferenza e il suo rancore verso i pochi che si arricchivano grazie al loro lavoro. Un brano che oggi più che mai risulta attuale. Ma se questi sono i miei preferiti, nei rimanenti sedici c’è spazio per la riscrittura di un brano di Johnny Cash, la rivisitazione di Sfiorisci bel fiore di Enzo Jannacci e… E adesso mi fermo. Non posso e non voglio raccontare di più, dilungarsi in parole ha poco senso, soprattutto, se un album è molto bello. Lascio a voi il compito di rispondere alla domanda che il titolo pone e, soprattutto, vi invito all’acquisto di quello che è al momento uno degli ascolti più interessanti degli ultimi mesi.

La Serpe d’Oro
Synpress Uffico Stampa

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Fortunato Mannino

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