Recensioni

La Rua Catalana – Fonéxenos

Fortunato Mannino

Li seguiamo in un percorso sonoro che abbatte le barriere dello spazio-tempo

Da poco abbiamo presentato in anteprima il video di Trip to the Dean tratto dal loro ultimo album e oggi, dopo un periodo di ascolti, eccoci qua a presentarlo. Loro sono la Rua Catalana importante ed apprezzato gruppo napoletano, attivo dal 2009 che giunge al suo terzo album.
La redazione, in occasione della presentazione del video, ne ha fornito una attenta e oculata retrospettiva evidenziando le peculiarità e i successi della band e di conseguenza, per evitare inutili e tediose ripetizioni, inizierò subito a raccontare impressioni e sensazioni che mi ha regalato l’ascolto. Fonéxenos, questo il titolo, rappresenta una tappa importante nel percorso artistico della band. Un percorso evolutivo e di ricerca che non si è mai fermato, che giunge oggi ad una tappa importante e, se vogliamo, anche fondamentale. Partiamo dal titolo: Fonéxenos, non è che l’unione di due parole greche. La prima Phonè, sul significato di voce / suono nessun dubbio; la seconda xenos può avere più significati: da straniero a amico, a ospite. L’intento di raccontare attraverso testi e sonorità una realtà sempre più multietnica e superare, almeno musicalmente, le barriere fisiche e mentali che una politica miope cerca di costruire è lodevole quanto chiaro. La società si trasforma e, se da un lato l’incontro con l’altro è un arricchimento, dall’altro è necessario non perdere memoria di chi si è e di chi si è stati. Il recupero, dunque, di suoni e sonorità che fanno parte della tradizione rappresentano l’altro aspetto dell’album.
In Procession brano d’apertura, per esempio, riecheggia la voce atavica del Sannio: si possono ascoltare, infatti, le voci dei fedeli durante i riti penitenziali di Guardia Sanframondi.
Se la Musica è una commistione perfetta di sonorità, il linguaggio dei testi è quello inglese. Una scelta che regala all’album un respiro internazionale. Il processo di etichettatura ad un genere musicale mi appartiene poco, né credo sia realmente possibile quando ci si trova di fronte ad un album così ricco di sfumature. Dal canto mio penso che i Rua Catalana invitino l’ascoltatore a seguirli in un percorso sonoro che abbatte le barriere dello spazio-tempo e, nel mentre si apprezzano i mille colori della Musica, lo invitino a riflettere su quanto arido e superficiale stia diventando questo nostro mondo. Gran bel disco.

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