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La Governante @ Le Mura

Ennio Salomone
Scritto da Ennio Salomone

La governante funziona, colpisce con un gancio destro il pubblico e lo attira nella rete delle sinestesie musicali

Roma è un luogo di incontri, di ascolto (anche se non sempre), di musica e di tendenza.
In questi spazi eternamente colorati o claustrofobicamente dark muovono i primi e gli ultimi passi i grossi nomi della scena “alternativa” italiana e i “nuovi arrivati”, quelli che devono ancora farsi le ossa ma che rappresentano, con la dovuta e generosa lungimiranza, quell’ incrocio di gusti e di tendenze (repetita iuvant) molto cari a una fetta importante di ascoltatori.
L’altra sera, a “Le mura”, è stata la volta de “La governante”, rock-band siciliana esibitasi per la prima volta in capitale. Ad aprire il concerto “Il grande capo”, in formazione ridotta: niente male, da tenere d’occhio.
Ma torniamo ai nostri meridionali (e detto da un “terronaccio” come me è più che un complimento). La governante ha fatto attendere il suo pubblico (non vastissimo, ma poco importa) ed ha fatto la sua comparsa con calma e ponderazione come il sereno “prima” della tempesta. Sul palco erano in quattro: batteria e loop, basso e effetti, voce e effetti, chitarra elettrica e cori. Una perfetta formazione rock; insomma, c’è tutto. La governante comincia: dai suoni sporchi, agli effetti decisi, ai synth devastanti; tutto è un crescendo di potenza e prepotenza strumentale, ben calibrata e ben controllata. Lui, il front-man, ha una camicia fighissima e tormenta il suo microfono e il suo cavetto e, talvolta, anche le alimentazioni del povero bassista: un “maudit” irrequieto dei chorus e degli echo.
Il pubblico ascolta, intende, percepisce i messaggi. Parlano con le parole, non troppe, giocano e comunicano con i suoni. Nelle loro canzoni c’è poca Sicilia, il respiro è più ampio. Catania è un landa apocalittica e devastata, colma di sensazioni personali, forse troppo personali. E riecco il synth, i ritmi incalzanti. Le canzoni arieggiano, rimangono nel limbo, accennano ma talvolta ti danno la sensazione che non dicano. O magari dicono e io non ho percepito. Può capitare.
Ritorna a luccicare la camicia blu a palline bianche di Salvatore Micalizio, fra piccole spiegazioni delle canzoni e botti di petardi cubici. Tutto rientra in un intento musicale e di concetto. I musicisti: tutti bravi, nulla da dire. Il sound ricorda un po’ quello dei Subsonica. Anche lui, tormentato dal cavetto, riesce a comunicare sensazioni. Il rischio però è grosso: il filone indie/rock, quello dal nome “figo” (la governante, la rappresentante di lista, le luci della centrale elettrica) tende ad assottigliarsi in modo tanto integralista quanto livellante; con suo linguaggio caotico, post-apocalittico e aleatorio rischia talvolta di conformarsi a quel già risaputo “conformissimo anti-conformismo”. Ma si sa, la musica è emozione, prima di tutto. Al di là del climax discendente o ascendente, dei gusti e delle nuove leve, quello che conta è saper fare il proprio mestiere, farlo bene.
La governante funziona, colpisce con un gancio destro il pubblico e lo attira nella rete delle sinestesie musicali: senti un suono e immagini uno scenario. Poco male. Attendiamo il prossimo e vediamo cosa è rimasto e cosa è cambiato.

 

About the author

Ennio Salomone

Ennio Salomone

Ennio Salomone nasce nell'Africa nordissima o nell' Italia sudissima, insomma a Sciacca (Ag) nel 1987.
Da piccolo aveva tre sogni nel cassetto: vivere nella giungla (ma con un televisore su un albero), fare il cantautore e collezionare le offerte limitate della eminflex su cassette.
Il primo sogno è andato in fumo quando ha scoperto che nella giungla non vendevano i sofficini al formaggio, il terzo è durato qualche anno ma le spese delle cassette erano ingenti e dopo qualche centinaio ha deciso di rinunciare, il secondo è ancora in forse anche se l'eta per fare il disco, essere una rockstar e morire a 27 anni di morte ignota è ormai passata, dunque lo fa con calma e senza affanni.
Intanto ascolta tanta musica, a volte anche molto bella, ha un amore gandhiano per quella emergente e in giro si dice abbia l'orecchino più trendy di tutto il quartiere.

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