Non c’era una volta in questa storia. C’era solo una voce che parlava e si disperdeva nell’aria come polvere luminosa che nessuno raccoglieva davvero intera. Perché ogni ascolto è una scelta segreta dove ognuno trattiene quello che vuole.
E allora la storia non è mai una, cioè non è mai la stessa. Cambia forma mentre passa di bocca in bocca, si traveste, si tradisce con grazia. È la stessa acqua che attraversa città diverse, ma ogni città la chiama con un nome diverso e giura che sia sua.
C’è chi la ascolta come un’ illuminazione e chi invece non la sente affatto, perché era già altrove, dentro un’altra versione del mondo. E in questo gioco sottile, quasi crudele, la voce crede di comandare il racconto. Si illude di essere origine, di essere verità, ma non è la voce a decidere. È l’orecchio.
È l’orecchio che governa il destino delle storie, che seleziona il battito da cui nascerà il senso e scarta tutto il resto come se non fosse mai esistito. E così la realtà si moltiplica senza mai coincidere con se stessa: una città raccontata dai gondolieri non sarà mai quella che un vecchio prigioniero affiderà a uno scrivano in una cella lontana.
Non esiste un racconto che sopravviva intatto al suo passaggio. E noi, mentre crediamo di raccontare il mondo, stiamo solo imparando a riconoscere quale parte di esso qualcuno ha scelto di ascoltare per noi.
In questa storia che non è una storia, nessuno vince, nessuno perde.
Si ascolta e basta
La forma dell’ascolto
Non esiste un racconto che sopravviva intatto al suo passaggio. E noi, mentre crediamo di raccontare il mondo, stiamo solo imparando a riconoscere quale parte di esso qualcuno ha scelto di ascoltare per noi

