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Kat Pearson e Francesco Accurso, Intervista

Quando suono dal vivo, sono sempre dell’idea che una performance è una cosa che si fa insieme, l’artista col proprio pubblico. Per quel breve tempo in cui ci incontriamo in un locale, è un po’ come essere in una relazione, una relazione musicale che non esisterebbe senza l’un l’altro

Francesco Accurso, chitarrista e produttore da sempre, di Kat Pearson, voce e front woman afro-americana residente a Londra e nota in Europa come cantante del gruppo Urban Blues Kat & Co. Ci volete raccontare il vostro sodalizio artistico come è nato?
KAT: Per me è stata una questione di pura sinergia. Avevo bisogno di una band con cui suonare e creare un mio stile di Blues moderno. La mia visione era quella di dare energia al genere per renderlo appetibile ad un pubblico demograficamente più vasto. All’inizio ho fatto una serie di audizioni in cui ho trovato alcuni membri della band, e poi altri mi sono stati introdotti da amici. Ci si mise d’accordo per cominciare a lavorare, suonando e creando musica insieme, e siamo ancora qui.

FRANCESCO
: Ho conosciuto Kat nel 2011 quando cercava musicisti per un concerto al The Forge di Camden Town. Dopo anni passati a suonare con bands indie-rock, sentivo il bisogno di tornare alla musica improvvisata, e questa mi sembrò una cosa interessante da fare. Ricordo chiaramente la sensazione di libertà espressiva che mi diede suonare con lei, e decisi quella sera stessa che non ci avrei più rinunciato.
Kat a quel punto mi chiese di lavorare con la band e da li a poco mi invitò a co-scrivere e produrre il primo disco per il Kat&Co. Credo che la ragione per cui questa collaborazione è durata per tutto questo tempo, è che Kat e’ stata in grado di capire che avevo bisogno di grande libertà artistica per lavorare, è sempre stata disponibile a prestare la sua voce per qualunque cosa scrivessi e mi ha sempre permesso di crescere artisticamente insieme a lei.

Kate, MY ROOTS, un lavoro pieno di ricordi ed allusioni alla vita della tua famiglia, penso di averlo ascoltato migliaia di volte! Lo trovo cosi vero, intenso, senza compromessi. Sei d’accordo? Francesco trovo la collaborazione nel disco di Nico Menci al piano, una cosa molto preziosa. Lo ammiro molto…
KAT: Sono perfettamente d’accordo con te nel dire che MY ROOTS è un album vero e senza compromessi, perché’ credo che quando vogliamo raccontare qualcosa di reale, la verità non dovrebbe essere mai compromessa. Per esempio, il brano ODE TO MY MOTHER, rappresenta la relazione che una persona ha con la propria madre e il ruolo che questa ricopre nell’ambito della vita familiare. Questo aspetto della nostra vita è una verità senza compromessi, è quello che è, e non potrebbe essere altrimenti.
Anche nell’intensità di UNTIL I GET WHAT I NEED, la mia posizione è diretta, nuda e cruda e semplice come gli arrangiamenti del brano che, in puro stile Blues, raccontano un fatto espresso senza ombra di dubbio.

FRANCESCO: Siamo stati molto fortunati ad avere Nico al piano, ma anche Lele Barbieri alla batteria, un batterista con cui ho una grande affinità sul palco. Insieme a Marco Marzola, con cui lavoriamo da anni, costituiscono un trio affiatatissimo e soprattutto divertente. La gente spesso non si rende conto che sono le persone che fanno musica, ed è spesso come ci troviamo con loro a tavola che determina la qualità della musica che facciamo. Proprio persone splendide e di grande compagnia

 All’inizio di quest’anno vi ho conosciuti allo Stones di Vignola. Mi avete rapito: Kat per la presenza scenica, per la voce e per il rapporto con il pubblico, Francesco per la sua mistica presenza sul palco e per come fa cantare la chitarra!! Quale segreto avete per dare un sapore particolare al vostro Blues, trascinandoci così lontani?
KAT: Quando suono dal vivo, sono sempre dell’idea che una performance è una cosa che si fa insieme, l’artista col proprio pubblico. Per quel breve tempo in cui ci incontriamo in un locale, è un po’ come essere in una relazione, una relazione musicale che non esisterebbe senza l’un l’altro. Il pubblico è li per te, ma tu non saresti li senza il tuo pubblico. Sono sempre molto grata per questa opportunità che ci permette di incontrarci in nome della musica, e per l’energia che siamo in grado di scambiarci. È un privilegio il potersi mostrare a nudo per un pubblico che ha la possibilità di accettarti e godere della tua presenza. Il segreto è vivere in verità quell’attimo.
FRANCESCO: Questa è una domanda difficile a cui rispondere perché’ non credo ci siano grandi segreti in musica. Posso dirti che dal canto mio ho sempre approcciato la musica che faccio in maniera molto personale, e facendo riferimento alla mia tradizione musicale piuttosto che a quella di altre culture. E’ chiaro che suonando il Blues non posso scordare da dove viene, inoltre Kat e’ una cantante afro-americana, ma non ho paura di lasciarmi condizionare da tutto ciò che ascolto sia quando suono che, e soprattutto, quando scrivo. Amo pensare che questo contribuisca all’originalità del nostro sound

Kat, Il Blues e il Gospel sono sempre stati presenti a casa tua.
Per più di 40 anni tuo zio Chester è stato il Music Director per il Visionette Gospel Ensamble della citta di Compton, così come lo zio Ben, suonatore di Blues, che morto a 103 anni ha sempre girato il paese suonando viola, chitarra, mandolino e piano. Cosa succedeva dentro di te quando ascoltavi i tuoi zii?
KAT: Quando ascoltavo i miei zii, le sensazioni erano di amore e supporto. Avevano sempre una parola positiva da dare, come di guida e incoraggiamento. Mi sentivo sempre al sicuro, come se seduta su una roccia in mezzo al mare dove le onde non potevano raggiungermi e portarmi via. Ho sempre sentito il loro amore per la musica come una parte naturale delle loro persone, cosi come lo è per me.

Francesco, sei cresciuto a Modena, “un luogo relativamente bello e accogliente dove le persone si incontrano, lavorano, crescono le famiglie e godono di quelle comodità che sembrano rendere la vita di tutti sopportabile”. Ma poi dentro di te è cresciuto dell’altro, un qualcosa di più reale. Non ti sei guardato indietro e cosi sei partito per la California alla ricerca di …?
FRANCESCO: Un’altra domanda difficile perché Modena è la città dove sono cresciuto, ed è un posto dove si vive molto bene. Però forse non mi bastava ascoltare la musica sui dischi e suonarla con gli amici in una saletta costruita in soffitta imitando i musicisti che ammiravo. Un giorno andai a vedere un concerto al Pistoia Blues, BB King e Clarence “Gatemouth” Brown suonavano quel giorno, e ne rimasi affascinato a tal punto da capire che forse non è dove nasciamo che stabilisce dove siamo destinati a vivere. Lasciare casa, la famiglia e gli amici è stato difficile e doloroso, ma dovevo esplorare nuovi orizzonti e culture e sono partito. Fatto il primo passo, il successivo mi è venuto più facile. Quello che ho trovato in California è stato soprattutto una diversa consapevolezza.

Francesco, tu ricopri sicuramente un ruolo molto importante nella vita artistica di entrambi; dal 2011 avete condiviso il palco con grandi artisti come Joe Louis Walker, Deitra Farr, Lurrie Bell e i nostri Paul Lamb, Chad Strentz e Bob Hall. Chiedo anche a te Kat, per raggiungere una sinergia così alta, vi siete messi davanti ad uno specchio e vi siete detti la verità?
KAT: Quando siamo sul palco, ho sempre la sensazione che sia io che Francesco condividiamo lo stesso interesse, che è quello di divertirsi e dare il meglio di noi stessi allo show.
Poi abbiamo ruoli ben distinti all’interno della band; Francesco si occupa di management e negoziazioni, oltre ad occuparsi degli aspetti tecnici e della direzione musicale. Io invece mi occupo principalmente di branding, social media e rappresentazione dal vivo. Abbiamo scritto 3 album insieme, prodotti e missati da Francesco, ed io sono molto orgogliosa del lavoro fatto insieme. Sono 10 anni di grande amicizia e collaborazione artistica.

FRANCESCO: Senza dubbio io ho sempre ricoperto molti ruoli in tutti i progetti in cui ho lavorato, ma in fondo amo scrivere, suonare e produrre musica, e con Kat riesco a fare tutto questo e di più. Lei lo sa e mi lascia fare, e questo è un grande privilegio per me. Però credo che più di ogni cosa conti sapere di esserci l’uno per l’altra, e poi noi lavoriamo sinergicamente molto bene e lo sappiamo. Una band è come una famiglia ed io e Kat abbiamo fatto molta strada insieme

Kate, dopo anni passati “on the road”, e un lungo trascorso in Spagna, prendi la decisione di tornare a Londra e cominciare un nuovo progetto in cui cerchi una fusione tra la tua esperienza con la musica inglese e la musica delle sue origini, il Blues.
KAT: Ho vissuto per un periodo in Spagna, dove ho avuto l’occasione di suonare un po’ dappertutto su e giù per il paese, però sentivo di avere un accesso limitato al circuito internazionale e volevo poter contribuire al genere con il mio stile personale e la mia interpretazione del Blues. Sono stata fortunata ad aver incontrato persone con una sensibilità come la mia, che hanno capito quello che volevo realizzare e mi hanno appoggiata e accompagnata in questo mio cammino. Fino ad ora abbiamo pubblicato due dischi col Kat&Co, I KAT THE BLUES e BLUES IS THE NEW COOL, e un album a mio nome dal titolo MY ROOTS.
Il primo disco (I KAT THE BLUES) è uscito nel 2013, è stato scritto in una settimana e contiene 8 pezzi originali più due cover di riferimento per dare un’idea del nostro sound. E’ stato per noi un disco importante che ci ha aperto le porte del circuito musicale Inglese, anche grazie alla collaborazione con musicisti di calibro internazionale come Mud Morganfield (figlio di Muddy Waters), il “gallo dell’Alabama” Little Jimmy Reed e Chad Strentz, cantante della nota band inglese “Paul Lamb & the Kingsnakes”.
Nel 2016/17 siamo usciti con BLUES IS THE NEW COOL, un album in cui sono venuti alla luce i talenti di Francesco come produttore e arrangiatore. È un disco sofisticato, con un sound e un stile nuovo ed originale, che però ha riscosso più interesse in Europa che in Inghilterra dove, soprattutto nel circuito della musica dal vivo, ci veniva chiesto qualcosa di più legato alle tradizioni. E per questo che abbiamo deciso di pubblicare un album a mio nome che fosse incentrato sulle mie origini musicali ma anche sulla mia storia personale. MY ROOTS si distanzia dalla musica e dagli obbiettivi del Kat&Co, ma offre senza dubbio qualcosa che piace al nostro pubblico perché’ sta accogliendo favori un po’ dappertutto, dal Regno Unita alla Nuova Zelanda.

Kat le tue pettinature cambiano spesso. Credo percorrano particolari momenti della tua vita. Francesco il tuo cappello lancia dei segnali precisi, mi sembra una bella combinazione di look, molto da viaggiatore.
KAT: Si mi piace cambiare spesso pettinatura, sia per il palco che per la vita di tutti i giorni; è un po’ come rinnovarsi e cambiare personaggio all’interno di un film. In più non capisco perché’ i nostri capelli debbano restare dello stesso colore e mantenere lo stesso stile quando è cosi divertente cambiare.
In più mi piace cambiare immagine per ogni disco, fa parte del creare un tuo “personal branding”. Non vedo l’ora di condividere il mio nuovo look…posso rivelare solo che adotterò un approccio rivoluzionario di uno stile anni 60

FRANCESCO: Trovo che il cappello sia un accessorio bellissimo sul palco e dei tanti che indosso, i miei preferiti sono dei Borsalino. Il cappello da uomo all’italiana mi appartiene per tradizione diretta ed amo indossarlo anche per questo; lo indossavano i miei nonni e mi ci sento a casa dovunque vado.
Vorrei a questo proposito ringraziare Roberta Datola che mi ha aiutato con gli ultimi due acquisti che ho fatto allo spaccio di Alessandria.

Vorrei concludere questa nostra chiacchierata chiedendo anche a voi, cosa pensate di questo maledetto momento, artisticamente parlando, e come sta cambiando a voi professionisti, la vita.
KAT: Ci è stato letteralmente strappato il lavoro dalle mani e con questo il nostro unico mezzo di sostentamento. Forse uso un espressione un po’ drammatica, ma non parlo solo di denaro; io sono una “ENTERTAINER” e non credo di poter esistere senza aver la possibilità di esibirmi dal vivo. Quando ad una domanda precedente ho menzionato lo scambio di energia tra me e il mio pubblico, parlavo proprio di questo, e mi manca terribilmente.
Nel frattempo io e Francesco stiamo scrivendo un quarto album e sto passando il mio tempo cercando di essere ottimista e tenendomi in forma fisica in preparazione a quando potremo riprende l’attività live.

FRANCESCO: Non c’è piu’ lavoro per noi musicisti e per gli artisti in generale. Trovo assurdo che per quanto tutti ascoltino musica, la nostra categoria sia così poco rappresentata e sempre l’ultima a ricevere aiuti e sovvenzioni. C’è sempre questa idea che chi fa musica lo fa per passione, e quindi deve accontentarsi di nulla, ma in realtà siamo una delle poche categorie che deve costantemente studiare, far pratica giornaliera ed investire in dischi che non vendono più e che la gente può ormai ascoltare a costo zero su Spotify. Inoltre l’obbiettivo di un artista è di vedere con altri occhi la realtà, e di rappresentarla con quegli strumenti che ci permettono di raggiungere il nostro pubblico. Nel nostro caso lo facciamo con la musica, ma se ci viene tolto il pubblico che senso ha continuare? Noi speriamo che si torni presto alla normalità e intanto stiamo lavorando ai brani per il nuovo album con la speranza di poterli suonare presto dal vivo.

Intervista e foto di: Alessandro Corona
Traduzioni di Francesco Accurso
Info Francesco Accurso
www.tonetrade.co.uk
Info Kat Pearson

About the author

Alessandro Corona

Alessandro Corona nasce a Bassano del Grappa (VI) nel ’57. Dopo aver vissuto in varie zone del Veneto, si trasferisce a Bologna negli anni’70, seguendo tutto il movimento artistico di quel periodo; dai fumetti di A. Pazienza e N. Corona, alla musica rock britannica e americana, a quella elettronica di stampo tedesco, al cinema d’avanguardia tedesco e francese, per approdare poi alla scoperta della fotografia internazionale seguendo corsi di approfondimento e di ricerca.

Scatto per non perdere l’attimo.
Esistono delle cose dentro ognuno di noi, che vanno messe a fuoco.
Esistono cose che ci circondano e che non vanno mai perse, attimi che possono cambiare il nostro futuro; ognuno di noi ha un’anima interiore che ci spinge verso quello che più ci piace o ci interessa.
Io uso la macchina fotografica come un prolungamento del mio braccio, la ritengo un contenitore enorme per catturare tutti quei momenti che mi appartengono.
Passato e futuro si uniscono fondendosi insieme e per caratterizzare l’anima degli scatti creo una “sensazione di fatica” nella ricerca dell’immagine mettendo in condizione l’osservatore, di ragionare e scoprire sé stesso dentro l’immagine.
Trovo interessante scattare senza pensare esattamente a quello che faccio; quando scatto il mio cuore muove un’emozione diversa, sento che la mia mente si unisce con estrema facilità al pulsante di scatto della mia macchina, non esito a cercare quel momento, non tardo un solo secondo per scattare senza riflettere.
Il mio mondo fotografico è principalmente in bianco e nero, il colore non lo vedo quasi più, la trasformazione cromatica è immediata.
Non esito: vedo e scatto!
La riflessione per quello scatto, si trova in mezzo tra il vedere e lo scattare senza esitare sul risultato finale, senza perdere tempo in quel momento.
Diventa immediato per me capire se quello che vedo e che intendo scattare può essere perfetto,
non trovo difficile esprimere quello che voglio, la macchina fotografica sono io.
Ogni scatto, ogni momento, ha qualche cosa di magico, so che posso trasmettere una riflessione quindi scatto senza cercare la perfezione estetica perché nella fotografia la foto perfetta non esiste, esiste solo la propria foto.
Works:
Fotografo e grafico: Mantra Informatico (cover CD), Elicoide (cover LP)
Fotografo ufficiale: Star for one day (Facebook). Artisti Loto (Facebook)
Fotografo ufficiale: Bowie Dreams, Immigrant Songs, Roynoir, Le Sciance, Miss Pineda.
Shooting: Federico Poggipollini, Roynoir, Heide Holton, Chiara Mogavedo, Gianni Venturi, Double Power big band, Progetto ELLE, Star for one day, Calicò Vintage.
Radio: Conduttore su LookUp radio di un contenitore artistico, con la presenza di artisti.
Fotografo ufficiale: John Wesley Hardyn (Bo), Reelin’and Rocking’ (Bo), Fantateatro (Bo), Nero Factory (Bo), Valsamoggia Jazz club (Bazzano), Friday Night blues (Bo), Voice club (Bo), Stones (Vignola), il Torrione (Fe), L’officina del gusto (Bo), Anzola jazz, Castelfranco Emilia blues, Bubano blues, Mercatino verde del mondo (Bo), L’Altro Spazio (Bo), Ramona D’Agui, Teatro del Pratello (Bo), P.I.P.P.U Domenico Lannutti, Insegui L’Arte (Badolato CZ), Artedate (Mi), Paratissima Expo (To), Teatro Nuovo e club Giovane Italia(Pr), Teatro Comunale e Dehon (Bo), Teatro delle Passioni (Mo).

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