Recensioni

Jus Primae Noctis – Istinto

Fortunato Mannino

Jus Primae Noctis sono un po’ l’emblema di una resistenza che, finalmente, viene premiata

Probabilmente queste righe dedicate al quarto album degli Jus Primae Noctis arrivano un po’ in ritardo rispetto all’uscita ma, sicuramente, sono in anticipo rispetto a quelle che saranno le ristampe dei tre album precedenti.
Istinto, questo il titolo dell’album, è il coronamento di un progetto iniziato a Genova nel 1991 e che ha messo al centro una passione: la musica Prog. Una passione portata avanti da una formazione che è rimasta immutata nel tempo e che, solo per questo, merita di essere citata nella sua interezza: Marco Fehmer chitarre e voce, Beppi Menozzi tastiere, Mario Riggio batteria. Nel corso del tempo la line-up si è comunque arricchita di altri elementi.
Una passione che ha trovato casa nella Nadir Music e nella Black Widow Records un’eccellente distribuzione. Dunque torniamo a parlare di Prog, genere che è un po’ croce e delizia degli appassionati di musica ma… Pur sempre Musica.
Quello che stupisce, infatti, al di là degli ospiti presenti è la qualità dei singoli musicisti, che sanno andare al di là del mero tecnicismo. Stupisce che i primi album siano stati autoprodotti ma questo non è solo un problema del Prog, è un problema culturale. Oggi più che mai l’imperativo è: resistere. Jus Primae Noctis sono un po’ l’emblema di una resistenza che, finalmente, viene premiata.
Il Prog italiano è un movimento complesso e dalle mille sfaccettature e, a grandi linee, potremmo far rientrare Istinto in quel filone che indaga su quelli che sono i chiaroscuri dell’animo umano. Chiaroscuri raccontati ora solo attraverso il solo uso degli strumenti, come nel caso di Nel Buio, ora attraverso testi che tradiscono una grande capacità di scrittura.
Quarto è uno di questi e rimanda a quella umanità ospitata nel Manicomio di Quarto. Ci sarebbe tanto da scrivere sull’argomento e sui tanti non malati, relegati in una sorta di girone infernale e condannati ad un eterno presente. Una realtà che diventa anche la dimensione in cui potersi esprimere liberamente. I manicomi non esistono più ma non significa che i disturbi della personalità siano spariti anzi possiamo dire che la tecnologia e il benessere apparente li ha anche acuiti e nessuno può dirsi sano. Ecco, dunque, che l’esigenza di un luogo sicuro e, soprattutto, la conoscenza di sé diventano necessità.
L’uomo d’aria e la preda è tra i brani più belli dell’intero album e anch’esso molto attuale. Il protagonista è il classico seduttore che, a suo dire, non rinuncia al suo istinto animale. Personaggio, come detto, attuale che tradisce non sicurezze ma debolezze e traumi che sfociano in una misoginia destinata a sfumare in un’angosciosa solitudine.
Istinto, come avrete intuito, è un concept molto attuale ma che ha anche solide radici musicali nel Prog anni ’70 e, come tale, non va ascoltato distrattamente.
Non mi soffermo molto sugli elogi agli JPN sia perché credo emergano palesemente dalle mie parole, sia perché il miglior elogio possibile è dato dalla presenza di ospiti e tecnici di prima categoria: Andrea Pellegrini (King Crimson, Queen, Adrian Belew…), Diego Banchero (Il Segno del Comando, Malombra…) Luca Scherani (Coscienza di Zeno, Hostsonaten…), Alex “Pacho” Rossy (Perigeo, Elio e le Storie Tese…)
A questo punto amanti del Prog, non ci resta che attendere le ristampe.

Nadir Music
Jus Primae Noctis
Massimo Gasperini
Black Widow Records

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