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Johnny Cash, un cantante, ministro del culto battista, amato dagli alternativi

Mario Di Nicola
Scritto da Mario Di Nicola

L’uomo in nero che scrisse ballate country – blues – folk, con la tristezza e l’amore nel cuore. Una piccola biografia, diversa

La storia di Cash è particolare, profonda e segnata da simbolismi fatali, propri di un uomo destinato a divenire storia. Nato nel 1932, viene cresciuto dalla famiglia secondo la fede cristiana battista. Immerso nelle acque del fiume Tyronza, nel 1944 viene battezzato come membro della stessa chiesa. Il senso religioso, il ricordo della sua infanzia travagliata, la povertà, le ballate tristi di chi canta con l’anima affogata nel whiskey e nell’anfetamina, la fama, il potere, i matrimoni, i figli, sono il mondo di Johnny Cash. Mondo che parte dal problematico senso di travaglio dell’esistenza dell’intero animo americano del tempo, che rappresenta in se il processo di falsa moralizzazione che si era cucito addosso. Il cantante, fa proprie le contraddizioni delle verità della società che lui stesso amava e odiava.
Dicevamo del suo amore per la religione, per i testi biblici. Scrisse un romanzo cristiano intitolato Man in White, sulla vita di San Paolo, arrivò ad essere consacrato come ministro del culto, dopo la laurea in Teologia. Convertiva al cristianesimo amici artisti e semplici uomini cow-boy, incontrati durante le sue prediche “musicali”.
Ma spesso la religiosità di alcuni individui è accompagnata dalla sregolatezza degli atteggiamenti intimi, dalla voglia della ricerca del male nelle note della sua chitarra, imparata da autodidatta, perché pressato dal bisogno di accompagnare la sua anima con il suono delle “corde”, rivelatrici della parte oscura di “se”. Egli stesso era consapevole di essere percepito come un cantante Country conservatore, ma non era provinciale, non era un proletario, era l’uomo vestito di nero, che iniziò a cantare in chiesa, per poi divenire l’aristocrazia dell’idea di essere portavoce di messaggi ben più elevati. Riferiti insieme ad amori, perdizioni, detenuti, donne lasciate lungo la strada e uomini che muoiono ancora per amore nel sud di un’ America calda. Scottata dal sole, dai peccati, dai liquori, dalle corse con le macchine sporche di polvere, dai ranch degli uomini duri ma dal cuore impastato dalla paura di Dio.
Non sono un artista cristiano, sono un artista di fede cristiana”. (Johnny Cash).
«Credo di essere percepito dalla gente come un cantante country conservatore che vive da qualche parte nel Sud. Il pregiudizio errato è che io sia un provinciale, e a volte dicono persino che io sia un redneck e Dio me ne scampi, un bigotto» (Johnny Cash).
Fu interprete di numerose canzoni country, folk e dei famosissimi talking blues. “The man in black” è il titolo di un album e della sua prima autobiografia. Il titolo nasce dalla sua passione per il vestire scuro. La storia ci racconta che ad ogni concerto saliva sul palco e iniziava con la semplice frase : “Ciao, sono Johnny Cash” seguita dall’esecuzione di Folsom Prison Blues, che raccontava della prigione e del suo odore di “umanità – alternativa”. “Mi sento più a mio agio vestito di nero, ma d’estate col caldo mi sento meglio vestito d’azzurro” (Johnny Cash).
Povere le sue origini dicevamo (la famiglia raccoglieva cotone), numerosi fratelli. Uno in particolare, il maggiore, muore a 15 anni in un incidente con una sega elettrica. Nella memoria il dramma: il padre distrutto dal dolore, incolpa lo stesso Johnny, ancora bambino. Anzi, avrebbe voluto che a morire fosse stato proprio l’artista. Da qui parte il mondo dell’autore. La musica ascoltata fin da piccolo con la madre, le prime incisioni con la Sun record (emblema del tempo). Insomma Cash inizia a muovere i propri versi e note, nelle emittenti radiofoniche, dapprima del sud America e poi, strada facendo, nel mondo intero. “Devi conoscere i tuoi limiti. Non so quali siano i tuoi, ma i miei li ho scoperti a dodici anni. Ho capito che non ci sono davvero molti limiti se segui la tua strada.” (Johnny Cash).
Sapevo di voler cantare fin da quando avevo quattro anni. Mia madre suonava la chitarra e cantava, io le stavo accanto ed imparavo a cantare.” (Johnny Cash).
Descrivere l’universo dall’artista attraverso la riflessione del suo operato, è lavoro arduo e immenso : Gli album incisi sono 79. I milioni di dischi venduti nel mondo, circa 90 fino ad oggi. Amato e odiato, accarezzato dalla cultura alternativa che lo fotografa come immagine dell’uomo “normale, divenuto “antitesi” di se stesso. Ma la ricerca dell’autore è permeata su una sua convinzione precisa: “Si costruisce sul fallimento. Usalo come un trampolino di lancio. Chiudi la porta del passato, non dimenticare i tuoi errori, ma non fissarti su questi. Non lasciare che abbia nessuna delle tue energie, del tuo tempo o del tuo spazio”. (Johnny Cash).
Gli errori di Cash nella vita, sono altro punto fondamentale che lo stesso ha sempre descritto come inevitabili, necessari per comprendere la realtà delle circostanze dei gesti fatti. Due matrimoni, i tradimenti, la droga, il ritorno a Dio, come ancora il ritorno a quelle “parole” che possono salvarci. “Quanto bene ho imparato che non c’è recinto su cui sedersi tra il paradiso e l’inferno. C’è un golfo, un abisso profondo e in quell’abisso non c’è posto per nessun uomo”. (Johnny Cash).
La musica di Johnny Cash è la miscela espressiva di diversi generi, ha composto brani fino a quando nel 2003 è venuto a mancare. Le sensazioni che rimangono dopo il loro ascolto, sono il completo cuscinetto delle emozioni con le tematiche “reali”, che vengono descritte magnificamente in chiave blues, folk e non solo.
Amo ricordare due cose di Johnny Cash: la prima, è la sua apparizione come attore nella serie televisiva poliziesca Colombo, con Peter Falk nelle vesti del celebre investigatore, dove l’artista rappresenta magnificamente l’immagine del divo divenuto Re e poi assassino di una vita e delle sue stesse verità; l’esistere dissolutamente, il distruggere il senso pratico del bene, attraverso una voce suadente che canta e che tormenta la platea che lo ascolta. La seconda è la sua interpretazione del brano dei Depeche Mode, Personal Jesus. A riprova che la sua ricerca spirituale nel mondo musicale è stata sempre coerente con la sua voglia di rinascere ogni giorno, in ogni momento, come pegno per una vita da star, donatagli.

About the author

Mario Di Nicola

Mario Di Nicola

Sono nato a Roma nel 1970, poi in giovane età, mi sono trasferito in Abruzzo, dove abito tutt’ora. Ho viaggiato nel mondo della letteratura sia come lettore e sia come attore principale, dando alla luce (per adesso e non voglio fermarmi!!!) quattro pubblicazioni con tematiche sia poetiche, che di narrativa :
310307 , raccolta poetica edita da Lettere Animate
L’incauto sfogo dell’altre metà,, brevi racconti, edito Litho Commerciale
Diciannove Applausi, raccolta poetica edita da AliRibelli
Nudi Siamo Anime, brevi racconti, edito AliRibelli
L’amore per la cultura e l’arte in genere mi ha portato a costituire un’associazione culturale di cui sono il presidente e il relativo blog “Néorìa”, dove, insieme a tanti collaboratori, portiamo avanti il progetto di parlare dei “sogni” letterari e non solo quelli.
Anche la musica mi ha visto crescere tra i suoi pascoli, dapprima come cantante e compositore/ paroliere di gruppi hard – rock, poi, nelle stesse vesti, per progetti più marcatamente pop usciti nei mercati musicali e pubblicitari internazionali.
Attualmente continuo la mia opera di divoratore di libri e notizie che riguardano il mondo della comunicazione musicale e letteraria, sempre attento a rimanere connesso con la realtà che mi circonda, che mi lascia sempre più meravigliato e incuriosito dalla sua “diversità”.

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