Recensioni

Jennifer Gentle – Jennifer Gentle

Caterina Lucia
Scritto da Caterina Lucia

I Jennifer Gentle sono la prova che si può confezionare un’opera d’arte concreta, limpida e fuori dal comune.

Il termine “psichedelia” deriva dall’unione di due parole greche – psykhé (anima) e dêlos (chiaro, evidente) – e nasce con il significato di “allargamento della coscienza”, ovvero rendere chiaro ed evidente ciò la nostra mente, in condizioni normali, non riuscirebbe a comprendere. La grande stagione del rock psichedelico vede la sua alba negli anni 60, un periodo storico articolato e multiforme che coinvolge diversi fattori sociali e politici, oltre che culturali e musicali. Oggi possiamo trovare tracce psichedeliche ovunque nel mercato discografico. Abbiamo atteso per nove lunghi anni, il ritorno di una band italiana che con le mode musicali attuali – fortunatamente – non ha nulla a che spartire. La mente del progetto Jennifer Gentle risponde al nome di Marco Fasolo, polistrumentista e produttore che, dopo una lunga assenza, torna con il suo primissimo progetto nato a Padova nel 1999. I Jennifer Gentle rappresentano per l’Italia la prova che esiste qualcosa di esportabile all’estero, infatti sono stati il primo gruppo europeo a ricevere un contratto dalla super etichetta discografica Sub Pop di Seattle. Gli album passati I am you are (2001) e Funny Creatures Lane (2002) hanno consacrato l’operato artistico di Fasolo, un artista dinamico e incredibile, che riesce in ogni composizione a creare una piacevole, curiosa e inaspettata atmosfera.
Questo magico capolavoro si chiama come la band, Jennifer Gentle e se vi foste mai posto l’interrogativo se possono convivere Piero Piccioni, i Flaming Lips di qualche tempo fa, l’anima di Syd Barrett, i Suicide, i Beatles sotto trip, il rock’n’roll dei ’50s, le suite prog, il David Bowie di Hunky Dory, gli Stones più tossici, Mark Bolan e i New York Dolls più altre mille band oscure da storia della musica di un certo tipo, allora dovete comprare questo disco a scatola chiusa e metterlo in loop. Nonostante gli impegni lavorativi che lo hanno di recente occupato, Fasolo non ha mai accantonato il progetto Jennifer Gentle, semplicemente lo ha ritardato di un po’.
Nel disco sembra sia la musica strumentale a trascinare le parole, unendo le due entità le canzoni funzionano e risultano interessanti. Si apre e si chiude con lo stesso tema delicato e dalle sonorità appena accennate degli strumenti, il primo singolo, Guilty, lascia senz’altro stupiti per quel funk singolare e solare cantato da Folake Oladun che cattura l’attenzione, testimone della voglia di toccare le nostre anime regalandoci positività inconsuete. E poi abbiamo allegri motivetti come Beautiful Girl e Love You Joe con piacevoli dondolii di chitarrine, in una luce straordinariamente vibrante dopo le aperture esili dei primi brani del disco.
Temptation ribalta come un’ombra improvvisa l’atmosfera radiosa di poc’anzi, l’orchestrale Argento è un brevissimo brano strumentale, e ci si culla con Only In Heaven prima di risvegliarsi con una pomposa Do You Hear Me Now grazie ad un’intensa sezione di fiati in azione. Ripartiamo al galoppo con una cavalcata blues in You Know Why, seguono dolcezze armoniose spezzate da una inquieta My Inner Self, fino al simil trombone di Where Are You prima del tema di chiusura. È intuitivo che al cantante interessa molto di più ciò che la musica possa comunicare, deve creare empatia piuttosto che puntare solo sul testo che potrebbe essere limitante. In generale tutti i brani mantengono un’attitudine creativa, leggera ma impossibile da etichettare con un unico genere musicale, ma certamente in alcuni tratti si rivedono le origini dei primi Jennifer Gentle. Questo progetto è la prova che si può confezionare un’opera d’arte concreta, limpida e fuori dal comune.

About the author

Caterina Lucia

Caterina Lucia

Ribelle, testarda e con un animo fortemente punk. Sono sempre alla ricerca della bellezza pertanto amo la musica, l’arte, la poesia e il caos. Guardo oltre le apparenze, mi riconosco nei particolari impercettibili. Mi piace dare un senso profondo alle parole e giocarci come faceva Kandinsky con i suoi colori; scrivo per necessità, per dissestare i miei pensieri.

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