Recensioni

Jamie Saft, Steve Swallow e Bobby Previte- You Don’t Know The Life

L’album pone al centro l’esplorazione delle sonorità e delle potenzialità dell’organo applicate a generi musicali diversi

Neanche il tempo di vederlo sfumare nella mia classifica degli album preferiti del 2018, nella quale segnalavo ben due suoi album, che sulla mia scrivania fa capolino un nuovo lavoro di Jamie Saft  targato RareNoiseRecords. Il prolifico pianista americano, per l’occasione, si accompagna a Steve Swallow Bobby Previte. Si ricompone, dunque, un trio che chi ci segue conosce bene, visto che Loneliness Road, album nel quale era presente un inedito Iggy Pop  intimista, è stato uno degli album più belli del 2017. Ma se andiamo indietro nel tempo, questa sinergia risale al 2014, se contiamo le volte che le carriere si sono incrociate e gli album solisti che abbiamo presentato… Ci perdiamo in citazioni. Parliamo di tre grandi e di Musica, quindi, è inutile cincischiare sui curricula.
Il nuovo album s’intitola You Don’t Know The Life, è uscito il 25 gennaio ed è questa la novità più importante e bella. Chi scrive qualche privilegio ce l’ha e il promo lo riceve con un certo anticipo, di conseguenza il tempo di ascoltarlo bene e scriverne c’è stato. Il rischio, però, è quello di ripetersi, visto che la bravura dei tre è indiscutibile. Mi limiterò, dunque, a riassumere le caratteristiche di questo nuovo lavoro, che pone al centro l’esplorazione  delle sonorità e delle potenzialità dell’organo applicate a generi musicali diversi e lontani nel tempo, plasmate dalla bravura e della creatività dei tre e, soprattutto, dalla magia del jazz. Dieci brani in tutto: cinque composizioni nuove, tre delle quali portano la firma del trio due del solo Saft; cinque i classici rivisitati tra cui la title track, brano che amo particolarmente, che porta la firma di Billy Gibbons  e risalente al periodo della sua militanza nei Moving Sidewalks e, per dare l’idea di massima della molteplicità d’influenze che confluiscono in quest’album, cito la straripante Re: Person I Knew di Bill Evans che non ha bisogno certo di presentazioni. 
Qui la cronaca ha l’obbligo e il dovere di fermarsi, perché la Musica non si può raccontare. L’unica cosa che posso aggiungere è… Compratelo!

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Fortunato Mannino

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