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Irene Grandi @ Roma Linkem Sound

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Scritto da Paola Varricchio

Musica che è andata a genio quella del Roma Linkem Sound

Qualche settimana fa è successa una gran bella cosa a Roma, sono passati un po’ di giorni ma vogliamo raccontarvela.
Il 22 e il 23 settembre all’Istituto Storico e di Cultura dell’Arma del Genio si è tenuto il Roma Linkem Sound, per la direzione artistica di Antonio Pascuzzo, una kermesse promossa dall’operatore di telecomunicazioni Linkem, che ha scelto di festeggiare così il suo “arrivo” a Roma.
In Prati, a due passi dal ponte della musica, esiste questo posto bellissimo, che contiene alcuni dei capolavori della tecnologia e dell’ingegno italico. Un luogo magico, ancora chiuso al pubblico, che, in occasione del Roma Linkem Sound, si è lasciato visitare ed ha lasciato che tutte le persone che hanno assistito gratuitamente all’evento se ne innamorassero. E’ stato come entrare in uno scrigno pieno di meraviglie: dalla radio di Gugliemo Marconi al primo aereo costruito in Italia, dai messaggi di Gabriele D’Annunzio a Marconi al telefono di Meucci fino ad arrivare a un’installazione di raggi laser che suonano come fossero corde di chitarra.
Pascuzzo è musicista e organizzatore di rassegne musicali, di lui e della sua visione della musica e del mondo avevamo già avuto modo di innamorarci. Questa volta ci ha fatto un altro regalo: due serate speciali in una location straordinaria che ha accolto Irene Grandi il 22 settembre e Carmen Consoli il giorno successivo.
Il 22 settembre c’eravamo anche noi con Irene Grandi, a ripercorrerne la carriera attraverso i suoi più grandi successi. Con la grinta di sempre e con un’attitudine forse più matura e incantevole di quanto ricordassimo, Irene ha accontentato tutti, esibendosi nei pezzi che l’hanno resa celebre da Bum Bum e La tua ragazza sempre fino a successi come La cometa di Halley, Prima di partire per un lungo viaggio, ad arrivare a pezzi del disco del 2015, Un viaggio senza nome; senza mancare di stupire il pubblico con una cover di tutto rispetto di The man who sold the world di David Bowie.
Chi c’era si è goduto un bel concerto, con il valore aggiunto di trovarsi in un luogo che ha tanto da dire. “Il museo del Genio racconta la missione di usare la tecnologia a partire dai ponti per connettersi gli uni con gli altri” dice Pascuzzo in un’intervista
Più di un bel concerto, insomma, anche una bella occasione per riflettere sul ruolo di “ponte” della tecnologia, strumento di connessione in principio e oggi forse non sempre così.  Sull’importanza di connettersi gli uni agli altri con un messaggio da voler far passare, su questo ruolo importante che hanno sia la tecnologia che la musica.

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Paola Varricchio

Napoletana di nascita e di appartenenza.
Nel 2010, da una coabitazione con tre amici in un appartamento-bed&breakfast nel cuore del centro storico napoletano, comincio, quasi per gioco, un' avventura chiamata Frammenti: l'apertura di uno spazio di condivisione e di ascolto.
Una cantina, un piccolo palco, l'amplificazione presa in prestito, cuscinoni a terra e tavolini ikea, poi l'acquisto di un pianoforte, il susseguirsi di rassegne musicali dedicate al cantautorato ed alla musica indipendente. D'estate l'organizzazione di alcune date fuori da casa nostra, in luoghi all'aperto ma sempre privati, intimi e quotidiani, che esprimessero vissuto e condivisione. Poi, ancora, alcune date che ci hanno aperto non porte ma portoni, come quello bello grosso del Maschio Angioino. Sei anni indimenticabili, dove affondano le radici del mio amore per la musica indipendente, non quella dei grandi palchi, ma quella appassionata delle grandi sensibilità che, spesso, nascono nelle cantine come la nostra, e tante volte ci rimangono.

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