Soundcheck

Io e la Tigre – 10 e 9

Ennio Salomone
Scritto da Ennio Salomone

il disco de “Io e la Tigre” trasuda emozioni, un forte carattere poetico, una resistenza a certi cliché radiofonici

La musica è un gioco, un terno al lotto. E siamo noi, naturalmente, a decidere il modo, l’attimo e il numero, dominati dall’intuito, dall’istinto e dalla velocità di esecuzione (Monicelli docet, più o meno).
Ma nella musica visualizzare schemi precisi, puntare il numero fortunato, quello che ti sogni la notte, a volte può portare la felicità a volte può nuocere, si sa.
In questo caso la vincita c’è stata, decidete voi il montepremi ma i numeri vincenti vengono resi noti: il “10 e 9”. L’aneddoto di “Io e la Tigre”, di quella loro puntata a Montecarlo, può essere un buon incipit per iniziare a parlare del loro disco, il loro primo disco, appunto, “10 e 9”.
Il duo al femminile (chitarra e batteria) irrompe come un mantra baritonale nel bel mezzo del silenzio, della quiete, quando credi a stento che un messaggio musicale possa passarti dalle orecchie, bruciarti la gola e scoppiare nel petto.
Il disco è un’esplosione di quell’ indie/rock (perdonate l’inflazione) e di quel post che si perdono, in uno slancio profondo, nel minimal che dagli USA, come uno stato febbrile, ha poi contagiato parte dell’Europa dai ’90 in poi e che sicuramente adesso in Italia vede parecchio terreno fertile.
Eppure il disco trasuda emozioni, un forte carattere poetico, una resistenza a certi cliché radiofonici che, seppur underground, ormai forse non ci soddisfano più.
Se dovessimo proprio fare dei paragoni , naturalmente, potremmo accostare il progetto di Aurora Ricci e Barbara Suzzi al periodo più fiorente dei White Stripes; le figliastre dei The black keys hanno tutte le carte in regola per attingere al quel rito sacro-musicale un po’ bohemien che gruppi come i Baustelle, ad esempio, hanno saputo codificare così bene in Italia.
Il disco è un disco rock che però non nasconde squarci di pop contemporaneo e orchestrazioni sinuose ed elastiche.
Le voci sporche e non eccessivamente eleganti sposano perfettamente il concetto dello stesso: le parole, la luce oltre il tunnel, le maschere, il silenzio, l’illusione, il sogno. “Ma i sogni sono nuovi e non temono risvegli”; e in questo universo artistico si cresce, si cambia, si scrive, si vive.
Il “10 e 9” è un bel disco ed è il primo.
Lasciamoci tutti del tempo, sono convinto (mi improvviso indovino) che sentiremo parlare ancora di “Io e la Tigre” e, ad esempio, il loro terzo o quarto disco sarà quel capolavoro da mettere in soggiorno, magari accanto a Nick Cave e The Clash.

 

About the author

Ennio Salomone

Ennio Salomone

Ennio Salomone nasce nell'Africa nordissima o nell' Italia sudissima, insomma a Sciacca (Ag) nel 1987.
Da piccolo aveva tre sogni nel cassetto: vivere nella giungla (ma con un televisore su un albero), fare il cantautore e collezionare le offerte limitate della eminflex su cassette.
Il primo sogno è andato in fumo quando ha scoperto che nella giungla non vendevano i sofficini al formaggio, il terzo è durato qualche anno ma le spese delle cassette erano ingenti e dopo qualche centinaio ha deciso di rinunciare, il secondo è ancora in forse anche se l'eta per fare il disco, essere una rockstar e morire a 27 anni di morte ignota è ormai passata, dunque lo fa con calma e senza affanni.
Intanto ascolta tanta musica, a volte anche molto bella, ha un amore gandhiano per quella emergente e in giro si dice abbia l'orecchino più trendy di tutto il quartiere.

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